Cordova, l’anima dell’Andalusia, una città dai mille volti, che unisce popoli e religioni

Cordova (Cordoba in spagnolo), una delle mete turistiche più amate dell’Andalusia, con quella sua atmosfera magica che tanto ricorda i paesi arabi, le sue costruzioni basse e bianche che racchiudono in sè un’anima antica e multiculturale, è una città che, mi ha da sempre affascinato e così, durante il mio viaggio a Siviglia (questo il link all’articolo) decido di visitarla seppure in giornata.

Avevo acquistato il biglietto sul sito delle Renfe (le ferrovie spagnole), usufruendo di un’ottima offerta, soprattutto per evitare di dover far la fila in stazione con il rischio di perdere il treno, pensavo, a quel punto, di essere al riparo da possibili imprevisti. Invece, la mattina della partenza, complice anche il caldo della sera prima che rendeva piacevole camminare fino a tardi tra le stradine di Siviglia, ad ammirare la bellezza delle ombre create dai suoi edifici, non sento la sveglia! Il mio treno, per Cordova, sarebbe partito dalla stazione ferroviaria di Santa Justa alle 8:30!

In una frazione di secondo realizzo di avere a mia disposizione solo 30 minuti per recarmi dall’altra parte della città!

Consapevole che i treni spagnoli sono conosciuti per la loro puntualità e sapendo che il biglietto non era modificabile, mi vesto in pochi minuti, corro giù per le scale dell’albergo e inizio a correre a più non posso verso la più vicina fermata dell’autobus. Lì, prendo al volo l’autobus che mi avrebbe condotto in stazione, ma non ero, comunque, certa di riuscire ad arrivare in tempo, ho sperato per tutto il tragitto che facesse meno fermate possibili, confidavo che a Cordova la maggior parte dei negozi e dei locali non aprono prima delle 10 del mattino e a quell’ora la città è quasi deserta. Le fermate erano comunque diverse, ma complice una guida disinvolta, ma sicura dell’autista in circa 20 minuti ero in stazione. Non mi restava che attraversare la strada, entrare in stazione e correndo sempre a perdifiato trovare il mio binario.

Volete sapere se sono riuscita a prendere il treno???

Come previsto il treno arriva in perfetto orario alla stazione di Cordova, lungo il tragitto, dopo aver ripreso fiato, mi godo il paesaggio, un susseguirsi di distese di campi che sembrano perdersi all’infinito, dove l’ocra della terra, resa arida dal sole cocente, si alterna al verde degli ulivi.
Uscita dalla stazione decido di raggiungere il centro città a piedi, come ogni città anche Cordova puoi scoprirla ed apprezzarla solo se la esplori a piedi.
Una città che racchiude in sé l’essenza del carattere andaluso, una città grande, ma non troppo, che conserva ancora oggi l’atmosfera medievale.

Ad accogliermi vi è il Puente Romano che rappresenta un po’ il suo simbolo. Un ponte ad archi dalle fondamenta romane, ricostruito dai Mori, che attraversa in tutta la sua lunghezza il fiume Guadalquivir; sino alla metà del XIX secolo fu l’unico ponte stabile sul Rio Guadalquivir tra Cordova e il delta del fiume.

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Accanto vi è uno dei miglior esempi dell’ingegneria idraulica musulmana la Noria de la Albolafia, testimonianza storica di uno dei tanti mulini che un tempo, lungo il fiume, lavoravano la farina, il cosiddetto “oro bianco” alla base dell’economia locale.

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Non si può dire di esser stati a Cordova senza aver visto la Mezquita. Non esiste, infatti, in tutta il territorio spagnolo, altro monumento che sia la testimonianza artistica e archeologica più evidente della natura eclettica della Spagna e della sua storia religiosa.

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E’ la più grande, la più imponente e artisticamente ricca moschea presente in Andalusia, ma anche la più importante dell’Europa Occidentale.

La Mezquita è uno degli esempi più belli di convivenza tra diversi stili, che testimoniano l’evoluzione e i cambiamenti che questo luogo ha subito nel corso del tempo, si mescolano armoniosamente l’architettura islamica con dei tocchi ellenistici, romani e bizantini, all’architettura cristiana. La Mezquita, oggi Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima in Cordova, è conosciuta, infatti, anche come moschea cattedrale perchè nel suo cuore vi è una cattedrale.

cattedrale

Rispetto ad altre moschee, la Mezquita, dopo la riconquista dei cristiani non fu distrutta del tutto, ma venne abbattuta solo la parte centrale dove oggi appunto vi è la cattedrale. Essa è la testimonianza tangibile che in questo caso l’uomo ha scelto e imparato a convivere con ciò che non condivideva, piuttosto che raderlo al suolo. Con i suoi 13 secoli di storia e culture diverse, racchiude in sè il rispetto e la tolleranza. L’intensità del contrasto tra la cultura araba e quella cristiana è qualcosa che toglie il fiato. Una fusione che la rende unica al mondo.

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L’intero complesso della Mezquita è un enorme quadrilatero che occupa la superficie 23.400 mq. Appena entri è difficile, se non impossibile, rimanere indifferenti alle 856 colonne di granito, diaspro, marmo e altri materiali preziosi (prevalgono i colori bianco e verde) che sostengono il soffitto: ti trovi di fronte a qualcosa che non hai mai visto prima e che non ha eguali al mondo.

L’effetto ottico è incredibile, sembra di trovarsi in una “foresta” di colonne, che si perdono a vista d’occhio, non smetteresti mai di fissarle.

Le file di archi in terracotta dai colori bianco e rosso, dipinti a strisce alterne, che alludevano ai filari delle palme da dattero, sono una delle immagini più rappresentate nelle foto dei turisti e nelle cartoline della Mezquita. 
La luce naturale all’interno, è molto soffusa, migliorata solo dalla luce dei lampadari arabi, è nettamente in contrasto con la luce che caratterizza la terra andalusa, soprattutto nel periodo estivo, a tal punto che appena entri per alcuni attimi ti senti disorientato.

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Nonostante ciò, vieni subito avvolto da un senso di profonda pace. La Mezquita fu, infatti, concepita proprio come uno spazio semplice a sviluppo orizzontale e non verticale, come ad esempio la Grande Moschea di Damasco, per permettere allo spirito di meditare.
Se le file di archi in terracotta ricreano i filari di datteri; il cortile aperto, all’esterno, adibito alla preghiera, è stato concepito metafora del deserto, mentre il Patio de Los Naranjos, o Cortile degli aranci, con i suoi alberi d’arancio e le fontane rappresenta l’oasi dove i fedeli usavano fare le abluzioni rituali. Ancora oggi il patio è uno splendido luogo per riposare, prima o dopo aver visitato l’interno della Mezquita e soprattutto d’estate regala una piacevole ombra.

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Accanto alla moschea vi è l’antico minareto alto 48 metri, oggi campanile, della sua versione originale si possono ammirare, però, solo i primi 22 metri di altezza, nel tempo, infatti, ha subito moltissimi cambiamenti.

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Dal 2014 è anch’esso aperto al pubblico, si può salire alla sua sommità per ammirare una splendida vista su Cordova.

Diversamente da ciò che sostengono in molti, secondo i quali a Cordova ci sia solo la Mezquita, posso dire che è una città ricca di storia, di arte, con numerosi monumenti che meritano di essere visti.

Poco distante dalla Mezquita vi è, infatti, la Roccaforte dei Re Cristiani (in spagnolo Alcazar de los Reyes Cristianos). Queso palazzo fortezza fu costruito sul luogo in cui un tempo sorgeva un antico palazzo arabo. Utilizzato come residenza reale da Isabella e Fernando di Castiglia, che vi soggiornarono per 8 anni, è qui che nel 1486 Cristoforo Colombo si recò al loro cospetto per chiedere fondi per le sue spedizioni verso le Americhe.
Ciò che impressiona è, soprattutto, la sua maestosità come fortezza, unito, però, ad un aspetto semplice, in contrapposizione con i magnifici giardini, cortili, vasche e decorazioni in stile mudéjar.

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Cordova rimane, comunque, una città dall’aspetto tipicamente moresco e per apprezzare il suo fascino consiglio di dirigersi a nord della Mezquita e girovagare nel quartiere della Juderia (quartiere ebraico che nonostante sia stato ristrutturato nel ‘700, ha mantenuto immutata la sua struttura originale) tra le sue strade strette, tortuose e acciottolate. Sembra quasi di essere catapultati in una cittadina araba, le case sono molto vicine, le mura immacolate, imbiancate a calce, i vicoli a volte sono talmente stretti che bisogna stare in fila indiana per camminare, ma nei caldi mesi estivi sono anche luoghi dove poter trovare un po’ d’ombra.

Mentre mi addentro tra le stradine della Juderia passo accanto a numerose tabernas autentiche, deciso così anch’io di fermarmi per tapear, dopo il tanto camminare in questa calda giornata di luglio, una sosta è quello che mi ci serve.

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Mi fermo presso una taberna molto carina dove servono tapas e raciones per tutti i gusti, vi è solo l’imbarazzo della scelta. Essendo a Cordova non posso non assaggiare il salmorejo, una variante più saporita del gazpacho, alla ricetta originale infatti viene aggiunto l’uovo e il prosciutto crudo, e il flamenquín, un’altra specialità di Cordova, un piatto a base di prosciutto arrotolato nella carne di maiale che viene successivamente impanato e fritto, accompagno il tutto con una cerveza (birra) fria con limon.

Dopo questa breve sosta decido di riprendere il mio cammino tra le stradine del quartiere Ebraico. A mio avviso è una delle zone più belle della città, caratterizzato da vicoli e palazzi storici, ho come l’impressione che il tempo si sia fermato, sbircio all’interno dei portoni o dei cancelli in ferro battuto che celano patii meravigliosi (patios in lingua spagnola) e resto incantata ad ammirarli.

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La forma dei patii è di solito quadrata o rettangolare (ma ci sono anche alcuni di forma irregolare) a uno o due piani. Le pareti che li delimitano possono essere semplici o avere finestre, balaustre, balconi, ringhiere, arcate e al piano inferiore porte. Sono caratterizzati da elementi decorativi quali la fontana, il pozzo, vasi di fiori, di ceramiche appesi alle pareti, aiuole con piante di varia grandezza. 

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Sebbene abbiano queste caratteristiche simili, ognuno è diverso dall’altro, ognuno ha un suo particolare, che rispecchia il carattere e lo stile della famiglia che vi abita; la maggior parte sono, infatti, di proprietà di abitazioni private e la cura da parte dei proprietari è continua e meticolosa. Ad alcuni patii si accede addirittura attraverso un negozio o un bar/ristorante.
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PATIO BAR RISTORANTE

I patii, oasi di pace e di armonia, spesso ombreggiati, pse un tempo per gli arabi erano il cuore delle abitazioni, ancora oggi sono una caratteristica così tipica delle abitazioni di Cordova che, dagli anni Trenta del secolo scorso, si celebra annualmente il Festival de los patios (il Festival dei cortili) un concorso per eleggere il più bel patio. Questo festival che si tiene durante i primi quindici giorni di maggio, dal 2012 è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio immateriale dell’umanità: durante la festa anche i patii delle case che solitamente sono chiusi al pubblico sono visitabili, e al loro interno vengono ospitati concerti di musica classica e spettacoli di flamenco. 

Vi sono, però, anche alcuni patii di edifici pubblici, il più famoso è proprio quello della Mezquita: il Patio de Los Naranjos (Cortile degli aranci).

Incamminandomi tra i vicoli della Juderia mi metto alla ricerca del punto più caratteristico dove ammirare le decorazioni floreali appese alle pareti, il Callejon de las Flores (vicolo dei Fiori) una stradina stretta e lunga, decorata con decine e decine di vasi di fiori alle pareti, che termina in una piccola piazza, un luogo preso d’assalto dai turisti a tal punto che è difficile scattare una fotografia.

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All’interno della Juderia, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1994, vi sono anche altre attrazioni degne di nota, per il loro valore storico/artistico tra cui la Sinagoga, il Zoco, il Museo Taurino e la Casa di Sefarad.

La Sinagoga, l’unica struttura religiosa ebraica presente in tutta l’Andalusia, ed una delle tre sole sinagoghe ancora esistenti in Spagna, mi colpisce subito per l’estrema semplicità della facciata quasi anonima, si rischia, infatti, di passarci accanto senza notarla.

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Per capire meglio, però, la storia della Juderia in modo più dettagliato, ma allo stesso tempo semplice, è possibile visitare la Casa di Sefarad, situata proprio di fronte alla Sinagoga: una piccola casa museo, che si pone come scopo quello di presentare la tradizione e storia della cultura ebraica dei Sefarditi, gli ebrei che abitavano la penisola iberica. Oggi è anche luogo di attività culturali ed esibizioni organizzate per ricordare la tradizione ispano-giudaica dei Sefarditi.

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Ogni angolo della Juderia è una continua scoperta, ad un tratto la mia attenzione viene catturata da un patio tradizionale, ma al cui interno vi sono botteghe di maestri artigiani dove vengono venduti oggetti legati alla lavorazione dell’argento, della ceramica, del legno, del cuoio e dove è anche possibile vedere i maestri al lavoro: il Zoco, un mercato, sorto negli anni Cinquanta del secolo scorso, per riattivare l’artigianato popolare di Cordova mediante la promozione e la vendita dei suoi prodotti artigianali

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Curiosando nel cuore della Juderia passo accanto anche alla “Galeria de Inquisicion”, dove sono esposti tutti gli strumenti di tortura utilizzati all’epoca dall’Inquisizione in Europa. Il museo trova spazio al fondo di un lungo corridoio preparatorio dove sono esposti solo armature e stendardi, io ho preferito, però, fermarmi all’ingresso e continuare la mia passeggiata tra le stradine della Juderia.

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Cordova è una delle città andaluse che tiene di più alla sua tradizione dei toreador,  vanta, infatti, nella storia della corrida più di 600 toreri. Nella Casa de las Bulas, vi è il Museo Taurino, un museo, dedicato esclusivamente al Toro, una vera istituzione in Spagna, e alla cultura che lo circonda.

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Il tempo scorre veloce tra le stradine della Juderia, ma vi è ancora il tempo per l’acquisto di qualche souvenier presso gli innumerevoli negozietti che vendono oggetti in ceramica e argento!

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Non ho resistito alla tentazione di comprare uno splendido paio di orecchini e un delizioso anello, entrambi d’argento (la famosa filigrana di Cordova).
In questa giornata tra i vicoli di Cordova, conosciuta, nel mondo, anche come “la Città delle tre culture” (cristiana, musulmana ed ebraica) respiro, per tutto il tempo, un’aria particolare, legata alla sua storia che mi sembra quasi di toccare con mano. 
Prima di riprendere la strada per la stazione, decido di concludere la mia giornata nel cuore dell’Andalusia passando accanto alle mure storiche di origine arabe che un tempo circondavano e fortificavano Cordova.
Oggi ne rimangono solo pochi tratti e alcune porte. Sicuramente sono una cosa da vedere: non solo, perchè, sono molto belle, ma soprattutto ben conservate.

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La porta più famosa è quella di Almodovar, un tempo, accesso della Juderia,  costituisce ancora oggi, senza ombra di dubbio, uno degli ingressi più pittoreschi al centro storico. Accanto, vi è una statua in bronzo che raffigura Seneca, uno dei tre più famosi cittadini di Cordova.

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Così presso le antiche mure di Cordova si conclude la mia giornata nel cuore dell’Andalusia, una città ricca di storia, di arte, di bellissimi patii, che mi ha rapito il cuore e che merita di essere vista assolutamente se si è in vacanza in Andalusia!
Alcuni ultimi consigli se decidete di visitare Cordova:
          – i mesi estivi, di giugno, luglio ed agosto, paradossalmente sono considerati mesi di bassa stagione, visto il clima andaluso, alcune attrazioni tra cui l’Alcazar de los Reyes Cristianos e la Sinagoga dal 16 Giugno al 15 Settembre sono visitabili unicamente al mattino e solo dal martedì alla domenica. Quindi sappiate regolarvi !
Anche se in Andalusia e in particolare a Cordova le temperature in estate raggiungono facilmente i 40 ° C, non spaventatevi, il clima è molto secco e la temperatura è sopportabile. Inoltre Codova, con i suoi vicoli molto stretti e sinuosi, è stata costruita in modo tale che le abitazioni facessero sempre da ombra alle stradine per tutta la giornata; per tutte le ore che ho camminato all’interno della Juderia non ho preso il benché minimo raggio di sole. Nelle vie più grandi, sempre per lo stesso motivo, vengono installati, inoltre, dei teloni bianchi per formare un’ombra artificiale.
         – l’ingresso alla Mezquita dal lunedì al sabato (ad eccezione di eventuali festività) dalle ore 8,30 alle ore 09,30 è totalmente gratuito (tale agevolazione non è valida per i gruppi organizzati). I biglietti non sono acquistabili on line nel sito ufficiale, ma si comprano esclusivamente presso la biglietteria all’interno del Patio de los Naranjos. La Mezquita non ha, però, mai un’affluenza di visitatori tale che porti a formarsi lunghe file alla biglietteria. Nel caso soggiorniate a Cordova potete decidere di visitare la Mezquita di notte, dicono che in questo modo si può godere ancora di più della magia di questo luogo!

Pronti per organizzare il vostro viaggio a Cordova?

Avete ancora qualche dubbio o domanda in merito? Passate, allora, a dare un’occhiata a un sito Vivi Andalucia che mi è stato particolarmente utile, per pianificare il mio viaggio, ricco di notizie, ma anche di tante curiosità non solo su Cordova ma sull’intera Andalusia ! 

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