Benvenuti a Berlino: una delle città europee più vivaci !

Nella rosa delle città europee da vedere era da tempo che sognavo di visitare Berlino, centro principale della politica e della cultura di tutto lo stato tedesco, una città caratterizzata da mix eclettico fra architettura moderna e classica, ma per troppo tempo ho rimandato un viaggio nella capitale della Germania.

Ed ora è arrivato il momento di visitarla!

Arrivo dall’aeroporto di Berlino Schoenefeld sotto un cielo grigio, cupo, quel cielo che mi ero immaginata, decine e decine di volte, negli anni, quando ragazzina ascoltavo “Wind of Change” degli Scorpions, una ballata rock che celebrava i cambiamenti politici che si sono susseguiti nell’Europa dell’Est alla fine degli anni ‘80, quei cambiamenti che hanno portato alla caduta del Muro di Berlino e alla conseguente riunificazione della città.

Esco dal terminal e l’aria pizzica di freddo, nonostante siamo già in primavera, mi fermo un attimo all’ufficio del turismo per prendere una mappa della città e mi ritrovo ad osservare le persone: uomini d’affari che con la loro ventiquattrore stretta in mano mi passano accanto distrattamente e ragazzi viaggiatori, che zaino in spalla e incuranti del freddo indossano bermuda corti e di corsa, schivando i passanti, si dirigono verso i controlli di sicurezza.

Ho messo piede sul suolo tedesco solo da pochi minuti e ciò che mi colpisce è l’eterogeità e l’originalità di questa città.

Ne sono convinta questa città mi affascinerà!

Sono ormai lontani i tempi in cui la capitale della Germania venne completamente distrutta: oggi è uno dei luoghi più vivi e moderni d’Europa. 

Berlino ha una fitta rete di trasporti pubblici e ho solo l’imbarazzo della scelta per arrivare in centro. Decido di utilizzare la S-Bahn, il sistema di trasporti ferroviario suburbano (riconoscibile da una lettera S) che, a differenza della U- Bahn, è in gran parte sopraelevata, anche se quando viaggio amo utilizzare le metropolitana, in questo caso scelgo di utilizzare il treno per osservare anche la periferia di Berlino, il paesaggio che mi accomagna lungo il tragitto è fatto di case basse con i tetti a punta intervallate da grandi case quadrate, con le finestre quadrate, i balconi quadrati, una uguale all’altra.

Ma ecco che ad un tratto in lontananza tra la foschia vedo lei, la Fernsehturm, la torre della Televisione e capisco di esser arrivata a destinazione.

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La Torre della Televisione costruita negli anni ’60 del secolo scorso, con i suoi 368 metri domina lo skyline di Berlino. Fu costruita in uno dei peggiori momenti di contrasto tra la Berlino Est socialista e la Berlino Ovest occidentale e nacque per mostrare al mondo intero il dinamismo e la modernità del regime comunista della DDR.

Grazie alla sua altezza si vede da quasi da tutti i lati di Berlino ed è situata proprio nei pressi di Alexanderplatz, la mia fermata.

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ALEXANDERPLATZ

Alexanderplatz è uno dei simboli di Berlino, tanto che i cittadini di Berlino la chiamano semplicemente Alex. A vederla così la piazza sembra abbastanza anonima, a tratti un po’ scontata e forse un po’ banale, con centinaia di persone che la percorrono in lungo e largo per tutta la giornata, bancarelle di artigianato accanto alle luci dei suoi negozi di lusso, ma è comunque una delle principali della città, uno dei luoghi più conosciuti.

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La piazza è “il” posto di Berlino per eccellenza, è impossibile non fare una foto a quella scritta “Alexanderplatz” che capeggia sulla stazione o fermarsi qualche minuto sotto l’orologio astronomico che indica l’orario in qualunque parte del mondo.

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La piazza fu completamente distrutta dalla guerra e poi ricostruita così come la vediamo oggi.

Il mio albergo è a poche centinaia di metri dalla piazza, dopo aver disbrigato le formalità del check-in ritorno in piazza per mangiare qualcosa, vi sono anche numerose bancarelle che propongono dell’ottimo street food berlinese a base di carne: salsicce, schnitzel, stinco, ma anche pretzel, patate e crauti. Il tutto accompagnato da un’ottima birra.

La mattina dopo decido di tracciarmi un itinerario che toccherà i monumenti simbolo di Berlino.

La macchina fotografica è d’obbligo!

Prima tappa il Palazzo del Reichstag, ovvero del Parlamento.

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Situato ai margini di uno dei parchi più grandi della città, il Tiergarten, la storia del palazzo come quella della maggior parte dei monumenti a Berlino è piuttosto travagliata: fu commissionato nel 1884 dall’imperatore tedesco Guglielmo I e completato in poco meno di 10 anni, ma nel 1933 fu distrutto quasi completamente da un terribile incendio e ricostruito in gran parte nel 1970.

Solo nel 1999, ben 66 anni dopo il grande incendio, è ritornato ufficialmente il simbolo della democrazia tedesca ospitando nuovamente le camere del Parlamento. Dopo la riunificazione di Berlino il palazzo fu, infatti, oggetto di un grande progetto di rifacimento: simbolo di questo nuovo ammodernamento è la Kuppel, ovvero la cupola in vetro opera al rinomato architetto inglese Sir Norman Foster.

La cupola simbolo di apertura dopo il periodo buio della divisione offre una vista favolosa non solo su tutta Berlino, ma anche sulla zona interna dell’edificio dove si riunisce il Parlamento.

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Se vi va di provare quest’esperienza, totalmente gratuita, che fortemente consiglio, è necessario, però, prenotare on line la visita alla cupola del Reichstag (https://visite.bundestag.de) poichè l’accesso è regolamentato.

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CUPOLA DENTRO

Berlino è una sorpresa dietro l’altra, e se a una prima impressione mi sembra dispersiva, difficile da girare a piedi, poiché non vi è un vero e proprio centro storico, dopo poco mi rendo conto che, invece, basta solo farci l’abitudine e che tutti i principali monumenti sono a portata di mano.

Detto ciò vi consiglio, comunque, di indossare delle scarpe comode e di esser pronti a camminare parecchio perché Berlino è una città molto grande, nove volte più di Parigi.

Solo la Friedrichstrasse, l’arteria principale della città è lunga 3,5 km !

A poche centinaia di metri dal Reichstag vi è un altro dei simboli di Berlino, ho ancora nella mente le immagini della notte del 9 novembre 1989, viste decine di volte alla televisione, quando il muro venne abbattuto e migliaia di persone si radunarono proprio di fronte la Porta di Brandeburgo.

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Dal 1969, anno in cui venne eretto il muro, la porta rimase chiusa in quella “terra di nessuno” tra i due settori della città. Oggi la Porta di Brandeburgo è un vero proprio set fotografico a cielo aperto, preso di mira da centinaia di persone a qualsiasi ora, attraverso le sue colonne si creano dei bellissimi giochi di luci. Costruita, in stile neoclassico, alla fine del 1700, fu commissionata da Guglielmo II, grande appassionato di arte e mitologia greca, sulla falsariga della porta d’ingresso all’Acropoli di Atene. Sulla sommità di questo maestoso arco sorretto da 12 colonne alte 26 metri, svetta una Quadriga che raffigura la Dea della Vittoria a bordo di un carro trainato da 4 cavalli.

Anche la Quadriga ha una storia travagliata: nell’Ottocento, quando la città fu conquistata da Napoleone divenne bottino di guerra e portata a Parigi per poi ritornare a Berlino nel 1814, ma durante la Seconda Guerra Mondiale fu distrutta dai bombardamenti. Quella che vediamo oggi è una copia dell’originale che fu rifusa nel 1953.

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La tappa del pomeriggio dopo un pranzo veloce è il Memoriale dell’Olocausto di Berlino: 2711 blocchi di cemento commemorano, la pagina più oscura della storia della Germania e della storia moderna, quella legata ai 6 milioni di ebrei sterminati durante il nazismo.

Inaugurato nel 2005 le lastre di altezza variabile, da 20 cm fino a quasi 5 m, sono disposte in modo da dare un aspetto non lineare e labirintico al monumento, in modo che il visitatore possa avvertire il contrasto tra il prima e il dopo il suo ingresso, man mano che si cammina tra le grigie e squadrate stele di cemento, il memoriale diventa sempre più stretto e a tratti claustrofobico.

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Nonostante la devastazione provocata dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla divisione della città in due, la bellezza e la modernità di Berlino sono testimonianza dell’ottimo progetto di ricostruzione della città, il più sorprendente esempio di come, negli anni Novanta, il rinnovamento urbano abbia potuto trasformare Berlino nella “Nuova Berlino” di oggi è la moderna Potsdamer Platz. E’ la reinterpretazione in chiave moderna di quello che la piazza era prima della Seconda Guerra mondiale quando irradiava vitalità al pari di Times Square a New York. Di fatto, la piazza non è una vera e propria piazza, ma una zona costituita da tre aree, note come Daimler City, Sony Center e Besheim Centre che hanno permesso di reiventare letteralmente un terreno desolato, dove, fino al 1989, il Muro separava Berlino Est da Berlino Ovest.

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A dominarla vi è il Sony Center, costruito intorno a una piazzetta centrale al cui interno ci sono negozi, uffici e tanti ristoranti. Ricoperta da un tetto in vetro e acciaio che di notte brilla di colori diversi. Proprio questa copertura rappresenta la più complessa prova ingegneristica: un tetto sporgente sostenuto da cavi d’acciaio ancorati agli edifici adiacenti

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CHECKPOINT CHARLIE

Dopo essermi fermata a mangiare un ottimo currywrust (un wurstel speziato che nuota in una salsa di pomodoro al curry, simbolo di Berlino al pari della Porta di Brandeburgo) decido di ritornare in hotel, passando accanto al Checkpoint Charlie: un posto di blocco, che divideva le due Germanie, controllato dai militari americani, fu costruito nel tratto di muro dove confluiscono due delle arterie principali della città: tra la Friedrichstraße e la Zimmerstraße. Poteva essere attraversato solo da forze armate, diplomatici e cittadini stranieri. Ve ne accorgerete perché si tratta di uno dei posti più fotografati dai turisti.

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Il Muro, con la conseguente spaccatura in due della città, fu costruito per assicurare che nessun abitante della DDR cercasse di andare nella zona Ovest, vennero, inoltre, installati diversi punti di controllo che prendevano il nome dall’alfabeto fonetico della Nato: il Checkpoint Alfa, un valico autostradale fra le due Germanie; il Checkpoint Bravo, un valico fra Berlino Ovest e la Germania dell’Est, e il più famoso Checkpoint Charlie, che aveva l’arduo compito di vigilare il confine tra americani e sovietici.

Oggi si è trasformato in una trappola per turisti dove attori, vestiti da soldati, posano, a pagamento, di fronte ad una copia della guardiola dell’esercito americano. Con il muro, infatti, venne smantellato anche il Checkpoint Charlie e quello che vediamo oggi è solo una riproduzione realizzata nel 2000, con le suggestive gigantografie di due soldati: uno americano con lo sguardo rivolto verso Berlino Est e uno sovietico che guarda verso la zona Ovest, e il celebre cartello che annunciava “You’re leaving the american sector – state per lasciare il settore americano”.

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Un aspetto che rende degno di nota la visita è, comunque, l’esposizione, a cielo aperto, accanto al Checkpoint Charlie, di fotografie e documenti che illustrano l’escalation della Guerra Fredda.

Questo primo giorno a Berlino è quasi giunto a termine, e con ancora in mente quelle fotografie che raccontano un passato così vicino, mi incammino verso il mio hotel.

L’indomani, dopo una abbondante colazione, decido di dirigermi verso ciò che resta del muro: la East Side Gallery, una vera e propria galleria d’arte all’aperto, tutelata dal governo tedesco come un monumento a tutti gli effetti. In realtà tracce del muro sono disseminate in tutta la città, ne avevo visto diverse anche il giorno prima a Potsdamer Platz, sono state lasciate come segno di un passato che non si deve esser dimenticato, e che non deve più tornare.

Un consiglio, per quanto riguarda la colazione, come in tante città del Nord Europa, il classico caffè espresso è solo un lontano ricordo e anche il costo del cappuccino è molto sopra la media italiana. Ho, però, trovato un posto carino, proprio accanto alla Stazione di Alexandeplatz, frequentata soprattutto da berlinesi, vi chiederete forse come possa affermarlo. Vi dico solo che la maggior parte dei clienti della caffetteria era solita, alle 9 del mattino, accompagnare i panini farciti con uova, pomodori e cotolette impanate con l’immancabile tazza di cappuccino, mentre vi erano veramente pochi quelli che facevano colazione con il classico cappuccino e cornetto!

Il Back Factory è un posto molto easy, ma accogliente, una caffetteria self -service dove si possono gustare delle ottime brioches, ma anche una vasta varietà di panini dolci e salati, accompagnati da succhi di frutta o dai più classici caffè, cappuccino e latte macchiato serviti, in diverse dimensioni, nei classici coffe cup americani. Il prezzo è veramente abbordabile, a tal punto che sono alla pari se non inferiori a quelli italiani.

E’ stata una piacevole scoperta ed è diventata il punto fisso per le mie colazioni berlinesi !

IL MURO DI BERLINO

Il Muro di Berlino venne eretto nel 1961, per evitare la migrazione ad ovest della città da parte dei berlinesi che volevano sfuggire al regime sovietico, il volto della città cambiò radicalmente: 170 km di cemento alto 10 m segnavano la divisione del mondo in due sfere, quella americana e quella sovietica. Valicare il confine era impossibile, si contano almeno 136 persone morte nel tentativo di fuggire a Berlino Ovest, altri usarono i mezzi più disparati e impensabile nel disperato tentativo di oltrepassare il muro: mongolfiere, aerei superleggeri e documenti falsi con l’intestazione delle Nazioni Unite.

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Dopo la sua caduta nel 1989, è rimasto in piedi, nella sua posizione originale, solo un tratto di muro lungo un chilometro e mezzo, che viene chiamato East Side Gallery. Tecnicamente si tratta  di una sezione all’interno del muro, non un vero e proprio Grenzmauer, cioè muro di confine, in quanto lo stesso fiume Sprea fungeva da confine. La galleria d’arte venne creata nel 1990 dopo il crollo del Muro ed espone opere di artisti provenienti da tutto il mondo, che a colpi di bombolette spray, hanno dipinto i resti del muro con coloratissimi murales, esprimendo così le loro reazioni e sensazioni alla caduta del muro e celebrando la riunificazione della Germania.

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Alcuni di questi murales sono diventati opere famose in tutto il mondo come “The mortal kiss” che immortala il bacio sulla bocca tra Honecker e Breznev, e il “Test the best” che raffigura l’auto “ufficiale”, la trabant, della Germania Est che sfonda il muro.

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La zona dell’ East Side Gallery è una zona giovane, un po’ hippy e alternativa, soprattutto la domenica mattina, nelle giornate di sole, potete star seduti sui prati, lungo il fiume Sprea, dove tanti giovani berlinesi e non si siedono a rilassarsi, a chiacchierare con una birra, ad ammirare il fluire delle acque. Potete, poi, anche passeggiare lungo il bellissimo ponte Oberbaumbruke Bridge che attraversa il fiume e godervi, così, delle ore di puro relax.

E poi lo sapevate che anche a Berlino potete pranzare in spiaggia? Anche se il mare è lontano, sul fiume Sprea, al ristorante Pirates è possibile trovare un’atmosfera quasi “balneare”. Complice una giornata di splendido sole che ha fatto alzare la temperatura di qualche grado il locale era già aperto ed è stato possibile assaggiare, a ritmo di musica, degli ottimi hamburger all’aperto coi piedi nella sabbia, seduta su una sdraio, e vista la giornata di sole parecchi ombrelloni erano già aperti.

Poco distante vi il Memoriale al Muro di Berlino che si compone, oltre di un centro visitatori, di un museo dedicato alle testimonianze dei berlinesi che tentarono la fuga verso ovest, di un “monumento alla memoria della città divisa e delle vittime della tirannia comunista”.

Quello che mi stupisce di Berlino è proprio questo, una città in cui distruzione, divisione, riconciliazione, memoria e riscatto si rincorrono in un panorama eccentrico e cosmopolita.

Dopo essermi fermata anch’io a riposare sulle rive della Sprea ritorno in direzione Alexanderplatz con l’intento di recarmi sulla piccola isola sul fiume Sprea nota come l’Isola dei Musei.

L’Isola dei Musei è un piccolo lembo di terra, testimonianza del vecchio nucleo storico di quella che sarebbe diventata Berlino, uno scrigno di tesori artistici, un’isola unica al mondo che può vantarsi di ospitare 5 musei di fila, ognuno con i suoi tesori che ripercorrono le tappe della storia dell’umanità, da sculture a reperti archeologici.

L’Altes Museum ospita collezioni di opere e oggetti del mondo dell’Antica Grecia, il piano superiore,in particolare è dedicato a uno straordinario viaggio nel tempo alla scoperta degli oggetti di vita quotidiana degli Etruschi e alle testimonianze della Roma antica e imperiale. Altri reperti dell’antichità classica e le favolose opere egizie sono ospitate dal Neues Museum il “Museo Nuovo”, tra i suoi tesori vanta il busto in pietra di Nefertiti.

Nella Alte Nationalgalerie, invece, trova spazio la più importante raccolta di pittura e scultura tedesca del XIX secolo e una collezione di opere dell’Impressionismo francese e tedesco. Il Bode Museum vanta oltre ad una splendida collezione di monete, testimonianze d’arte bizantina e sculture del Mondo Classico.

Completa la rosa dei musei, uno dei più importanti musei al mondo, il Pergamon Museum la punta di diamante dell’isola, che prende il nome proprio dall’opera più importante in esso custodita: l’altare di Pergamo, oggi putroppo in restauro e non accessibile al pubblico.

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IL DUOMO DI BERLINO

A due passi dall’Isola dei Musei, si staglia imponente il sontuoso Duomo di Berlino con il suo stile barocco con forti influenze del Rinascimento italiano, sovrastato da una maestosa cupola in rame, sorge lì dove un tempo vi era una cattedrale che venne demolita per far spazio a un duomo che rispecchiasse adeguatamente la grandezza della religione luterana e la potenza della dinastia reale.

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Un’altra giornata sta volgendo al termine.

Sulla Sprea ammiro uno splendido tramonto, forse uno dei più bei tramonti cittadini al quale abbia mai assistito, un’altra sorpresa che mi ha riservato Berlino, non avrei mai immaginato nel cuore di una metropoli di rimanere lì, non curante del freddo, ad ammirare il sole che spariva all’orizzonte.

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All’imbrunire, mi dirigo verso il quartiere Nikolai, uno dei quartiere più caratteristici di Berlino, quasi del tutto pedonale, ricostruito quasi interamente nel dopoguerra dai russi; è considerato il cuore della vecchia città ed è qui che si trovano alcune delle attrazioni più antiche di Berlino, come la Chiesa di San Nicola, la più antica di Berlino della quale rimane, però, solo la parte inferiore delle mura risalenti al 1230.

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Il quartiere è un luogo molto accogliente, lo esploro passeggiando a piedi, fra le sue viuzze, lastricate, piene di negozi, caffé, ristoranti e negozietti di artigianato.

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Qui tra queste stradine dal sapore retrò si conclude un’altra intensa giornata a Berlino, ma non il mio viaggio in questa città che dietro il suo aspetto austero, irrigidita da un passato impossibile da dimenticare, è una città che riserva mille sorprese.

Perché Berlino è un città dove cultura, architettura e attività commerciali convivono in un cocktail frenetico.

Nelle prossime settimane vi porterò a scoprire altre curiosità!

 

 

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