Gubbio, cosa vedere nella “città dei matti”

Gubbio, piccolo borgo umbro, in provincia di Perugia, è entrato nelle case degli italiani grazie alla famosa serie di Don Matteo. Per diverse stagioni ha, infatti, fatto da cornice alle indagini del prete detective in bicicletta.

Gubbio è curiosamente chiamata anche la “città dei matti”. “Matto”, qui, non è inteso in senso negativo, ma racchiude un significato più ampio. Equivale a libero, sognatore, idealista, ed è riconducibile all’indole imprevedibile e un po’ scanzonato dei suoi abitanti, ma allo stesso tempo fortemente legati ai valori e alle tradizioni della propria terra.

Solo a Gubbio si può ottenere la “licenza del matti” e portarsi a casa la Patente da Matto. Per farlo, dovrete compiere tre giri completi intorno alla Fontana del Bargello, una fontana di origine cinquecentesca, divenuta famosa per questa pratica singolare che attira turisti da tutto il mondo.

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Alla fine del 3° giro, per ottenere la patente da matto, ovvero la cittadinanza onoraria di Gubbio, bisogna esser “battezzati” con uno spruzzo d’acqua della fontana.

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Ad onor del vero, la Patente da Matto ufficiale è solo quella che viene rilasciata direttamente dall’associazione Maggio Eugubino, detentore unico di questa antica tradizione, che affonda le sue origini in un documento risalente al 1880 e che, da tempo, ha registrato il marchio, oltre che i testi ed il sigillo legati a questo rito.

Per ottenere la vera Patente da Matto è, inoltre, necessario che un eugubino doc richieda per voi, all’associazione Maggio Eugubino, dietro pagamento di un contributo, la Patente. Sarà poi necessaria la prova del nove della vostra “pazzia”: il candidato dovrà, infatti, girare per tre volte “con animo fraterno e giocoso” intorno alla Fontana dei matti. Solo allora, comprovata la sua follia, gli verrà conferita la licenza del matto.

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Nel caso in cui non conosciate un eugubino doc, che possa richiedere per voi la Patente da Matto, non disperatevi, è possibile, infatti, acquistare una copia della Patente in uno dei tanti negozietti che sorgono accanto alla fontana del Bargello.

Anche se non è quella ufficiale, sarà comunque un bel ricordo da portarsi a casa.

Gubbio è sicuramente un luogo ricco di storia, bellezze naturali e cultura: possiede un centro storico molto bello e dei paesaggi naturali di una bellezza autentica.

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Durante il mio viaggio in Umbria non ho potuto fare a meno di inserire tra le tappe anche una giornata in questo incantevole borgo.

Da Perugia prendo un comodo autobus che mi conduce in circa un’ora nel cuore dell’Umbria tra colline di un verde brillante, strade tortuose, lontane dal mare e dal traffico caotico.

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Prima di entrare nel centro abitato vero e proprio di Gubbio, passo accanto ad un grande parco che circonda il teatro romano, testimonianza tangibile del glorioso passato del borgo in epoca romana. Un teatro che poteva accogliere fino a circa 7000 spettatori ed era tra i più capienti del suo tempo. Ancora oggi, durante i mesi estivi, il Teatro romano viene utilizzato come suggestiva cornice per rappresentazioni teatrali classiche.

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L’autobus mi lascia proprio all’ingresso del borgo, in Piazza Quaranta Martiri. Questa piazza prende il nome da un fatto tragico ovvero dai 40 eugubini che furono fucilati dai tedeschi nel 1944.

Dalla piazza imbocco una leggera salita e percorro via della Repubblica, che mi condurrà fino a Piazza Grande, una tra le più suggestive realizzazioni urbanistiche medievali non solo dell’Umbria, ma di tutta Italia.

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Ma prima una breve deviazione per visitare la chiesa di San Giovanni Battista situata nel cuore più antico della Gubbio medievale.

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Una piccola chiesa che mi appare subito familiare visto che qui sono state girate numerose scene della fiction Don Matteo.

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Piazza Grande

Dopo una breve sosta dal piazzale della chiesa ritorno in Via della Repubblica e da qui raggiungo finalmente Piazza Grande, sicuramente la piazza più fotografata di tutta Gubbio.

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Un luogo altamente scenografico, enfatizzato dalla splendida vista sulla valle circostante, che gode dalla terrazza pensile, sorretta da quattro grandi arcate.

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Piazza Grande sembra, infatti, una piazza sospesa. La volontà di costruire la piazza in un luogo così insolito è riconducibile al fatto che i palazzi del potere dell’antico borgo dovevano sorgere in un luogo che fosse ben visibile e vicino a tutti i quartieri della città.

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Su questa piazza, un tempo centro della vita politica dell’intero borgo, si affacciano, infatti, i due palazzi del potere esecutivo e legislativo: Palazzo dei Consoli, (potere esecutivo) ben visibile anche da lontano, oggi sede del Museo Civico, al cui interno sono custodite le famose Tavole Eugubine, sette tavole in bronzo, che riportano un testo in umbro, relativo a dei complessi cerimoniali di lustrazione ed espiazione della città, e il Palazzo Pretorio o Palazzo del Potestà (potere legislativo), oggi sede del Municipio, che occupa il lato orientale della piazza e si presenta come una grande opera gotica incompiuta, ma comunque di notevole valore architettonico. Nella facciata del Palazzo Pretorio che guarda la piazza sono, infatti, ben visibili i segni della brusca interruzione dei lavori che ne impedirono l’ultimazione.

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Gubbio mi appare da subito come un borgo caratterizzato da un dedalo di vicoli e vicoletti, nei quali immergersi e tra i quali cerco di trovare riparo dalla pioggia incessante che a metà mattinata inizia a cadere incessante.

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Un borgo dove la roccia la fa da padrona, e dove piccole botteghe storiche di artigiani, tramandano di generazione in generazione gli antichi metodi e i segreti della lavorazione del ferro battuto e della ceramica. Non è raro poi  imbattersi in botteghe dove l’artigiano realizza a mano i suoi prodotti proprio sotto gli occhi dei visitatori. Sebbene le tecniche di decorazione e i motivi decorativi sembrano assomigliarsi tra loro, ogni pezzo è unico, essendo realizzato interamente a mano, non  troverete in tutta Gubbio due oggetti uguali.

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Nonostante il tempo non sia dei migliori, non solo la pioggia non sembra arrestarsi, ma inizia anche a soffiare un vento, a tratti gelido, decido di salire di livello e raggiungere la parte alta di Gubbio, dove sorgono il Duomo e il Palazzo Ducale.

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Visto il tempo non proprio clemente, decido di utilizzare uno degli ascensori che collegano i diversi livelli della città. Questi ascensori sono un valido alleato non solo nei mesi autunnali ed invernali, ma anche nei mesi estivi per chi non vuole cimentarsi, sotto il sole cocente, nella ripida scalata che conduce alla parte alta del borgo.

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IL DUOMO e il PALAZZO DUCALE

Il Duomo o Cattedrale di Gubbio si trova, infatti, nella parte alta del borgo, a ridosso delle antiche mura di cinta.

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Entro nel duomo da una piccola porta laterale, appena varco la soglia, mi ritrovo in un luogo avvolto da un’atmosfera di intensa ed autentica spiritualità, enfatizzata dal simbolismo dei numerosi dipinti conservati al suo interno. Vi rimango solo pochi minuti eppure la sensazione di spiritualità che si respira è nitida.

Esco dall’ingresso principale percorrendo in discesa la breve scalinata del Duomo ai cui piedi, vi  è l’ingresso del Palazzo Ducale conosciuto anche come Corte Nuova.

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Il palazzo fu fatto costruire dal duca di Urbino, Federico da Montefeltro, sul modello del Palazzo Ducale di Urbino. Il duca Federico da Montefeltro fu una delle più celebri figure del Rinascimento, conosciuto ai più, grazie al dipinto di Piero della Francesca, oggi conservato presso gli Uffizi di Firenze: Doppio ritratto dei Duchi di Urbino, nel quale con cappello e veste rossa viene ritratto di lato di fronte alla moglie.

Il Palazzo Ducale si presenta come un edificio di rara bellezza che si fa notare per la ricercatezza delle sue decorazioni. La particolarità di questo palazzo risiede, inoltre, nel fatto che è l’unico esempio di architettura rinascimentale in un borgo, Gubbio, interamente medievale.

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Una visita al suo interno è d’obbligo: qui tra le sue stanze un tempo e più precisamente, fino al 1939, vi era conservato un meraviglioso studiolo ligneo, commissionato da Federico da Montefeltro, una piccolo ambiente del palazzo coperto da intarsi di legni pregiati, il vero “cuore intellettuale” del Palazzo, all’interno del quale il Duca si ritirava per concentrarsi sulle sue letture o per approfondire i suoi studi, che però, venne smontato e successivamente venduto al Metropolitan Museum of New York. Oggi, all’interno del Palazzo Ducale è possibile ammirare una sua riproduzione, una copia realizzata sulla base di una rigorosa documentazione fotografica.

Degna di una menzione particolare è la sezione, allestita ai piani alti del Palazzo Ducale, dedicata alle opere vincitrici della Biennale d’Arte di scultura (una manifestazione nata nel 1956, che è stata pioniera, e punto di riferimento per lo sviluppo e l’affermazione dell’arte in Italia tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso).

Prima di uscire dal Palazzo Ducale accedo ai suoi sotterranei, situati al di sotto del cortile centrale, mi sembra di fare un salto nel passato, cammino letteralmente in mezzo a secoli di storia, tra i reperti archeologici delle preesistenti strutture medievali.

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Il tempo inizia lentamente a migliorare, timidi raggi di sole iniziano a farsi spazio tra la coltre di nubi grigie che mi ha accompagnato per tutta la mattinata, percorro, quindi, in discesa la stradina che mi riconduce verso la parte bassa di Gubbio.

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Camminare lungo le strade medievali di Gubbio significa davvero immergersi in un vero e proprio labirinto. Il bello di questo borgo, che nei secoli ha conservato gelosamente il suo aspetto medievale, risiede proprio nel poter vagare senza meta e rimanere stupiti dalle scoperte inattese che si possono fare ad ogni angolo.

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E’ proprio mentre mi addentro tra i suoi vicoli che la mia attenzione viene catturata da un’insegna con una botte stampata. Mi avvicino titubante all’ingresso di un piccolo negozio di souvenir, quando il Sig. Francesco, il proprietario, mi invita gentilmente ad entrare per ammirare un’autentica rarità. Varco la piccola soglia della stanza, posta accanto all’ingresso, quando mi ritrovo dinnanzi ad una botte di dimensioni enormi, forse la più grande d’Europa. Un’autentica meraviglia, una botte lignea, ancora ben conservata che riempie quasi completamente la stanza in lunghezza e lo fa totalmente in altezza.

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Il Sig. Francesco mi racconta la storia di questa botte enorme, costruita prima del 1500, ancora prima della scoperta dell’America, che era destinata a conservare il vino dei Canonici eugubini e poteva contenere fino a 387 barili, misura dell’epoca, per un totale di oltre 20.000 litri di vino.

Mi rendo conto della grandezza e dell’immensa capacità della botte, guardando la piccola botte appesa al muro ed utilizzata come metro di confronto.

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Questa botte non è solo una rarità nel suo genere, sicuramente la più grande che abbia mai visto, ma è anche un simbolo tangibile della grandezza della Diocesi eugubina e di tutta Gubbio all’epoca della sua costruzione.

Dove mangiare a Gubbio

Tutto questo camminare, tra le stradine di Gubbio, mi ha fatto venire una fame da lupi. Con le sue botteghe che propongono il meglio dei prodotti enogastronomici vi è solo l’imbarazzo della scelta. Io scelgo di pranzare in un locale storico situato su Piazza Grande: Bar Ducale.

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Forse il bar più elegante di Gubbio, un locale storico, che vanta una posizione invidiabile direttamente sulla suggestiva piazza pensile del borgo e che conserva l’arredamento di un tempo dallo stile classico. Al suo interno si respira un’atmosfera retrò, le sale eleganti conservano ancora oggi tutto il loro sapore vintage.

Eppure questo bar, con annesso hotel, è diventato famoso, per essere il dove i protagonisti della fiction Don Matteo erano soliti giocare le loro quotidiane partite a scacchi.

A testimonianza di ciò alle pareti del bar vi sono numerose fotografie, oltre alla famosa bicicletta usata da Don Matteo, il protagonista della fiction, che fa bella mostra di sè all’ingresso.

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Il mio consiglio è di provare l’ottimo assortimento di salumi e formaggi, proposto dal Bar Ducale, magari accompagnandolo con delle bruschette alla crema di tartufo oltre alla famosa torta al testo (o come viene chiamata a Gubbio crescia).

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La crescia è un pane antichissimo, non lievitato, che nacque come alternativa al pane nelle case delle famiglie contadine e deve il suo nome al piano di cottura, chiamato “testo”, sul quale veniva cotta. Oggi, come allora, viene solitamente farcita con affettati locali, ma anche verdure e formaggi.

Se volete acquistare della torta al testo da portar via, magari per gustarla, una volta tornati a casa, all’Antica Norcineria potete trovarla anche sottovuoto, la soluzione ideale per trasportarla in viaggio, senza perdere la sua fragranza e il suo sapore.

Questa giornata a Gubbio si conclude così, tra i sapori e i profumi dei suoi salumi, dei formaggi e quello inconfondibile del tartufo tipico di questa terra, che è stata capace di sorprendermi, facendomi riscoprire la sua storia anche attraverso l’autenticità e la tradizione dei suoi prodotti gastronomici, perché qui a Gubbio la storia di questo borgo passa anche attraverso il suo cibo.

 

 

 

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