Genova è una città ombrosa come i suoi carruggi, i vicoli stretti di origine medievale, dove, come cantava Fabrizio De Andrè, “il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” e sui quali si affacciano palazzi che sembrano sfiorarsi, ma, allo stesso tempo, è anche una città luminosa, come le terse giornate d’inverno.


E’ una città che si svela poco a poco, tra le sue altissime case-torri, le chiesette dall’atmosfera intima e le botteghe storiche che sembrano essere ferme nel tempo.
Ecco un itinerario per scopire alcune delle cose insolite e segrete da vedere a Genova e che non ti aspetti di trovare:
1) Ammirare i Truogoli di Santa Brigida
Girare per Genova senza meta permette di scoprire angoli della città noti e meno noti non solo ai turisti, ma, a volte, anche agli stessi genovesi.
I Truogoli di Santa Brigida ti catapultano in un passato non troppo lontano; in un luogo che sembra senza tempo, perfetto per immedesimarsi nella tipica vita genovese.
I Truogoli sono degli antichi lavatoi pubblici storici, datati 1650 e tra i pochi rimasti in città, costruiti con il contributo di una delle famiglie genovesi più in vista, i Balbi.
Al centro della piazza vi è una tettoia in ferro che copre i “truogoli”, circondata da case antiche ben rinnovate e coloratissime, con un’edicola sacra su un muro.

I truogoli si trovano tra via Prè e via Balbi in una piazza ristrutturata negli anni Ottanta.
La piazza e i truogoli prendono il nome dal convento, ora scomparso, che occupava l’area a monte della piazza e di via Balbi.
Qui sino a non molti decenni fa le donne del quartiere si incontravano per lavare i panni, ma anche per socializzare. I vecchi genovesi dicevano che a Santa Brigida “l’acqua andava sprecata”, poiché la fontana del lavatoio era sempre aperta.

Dismessa la loro funzione, i lavatoi di Santa Brigida vennero abbandonati per molto tempo. Solo in seguito furono recuperati e ricostruiti fedelmente.
Dopo un attento restauro terminato nel 2006 vennero restaurate e riposizionate sei delle venti vasche originali, mentre ai lati della piazza vennero sistemati alcuni piani di lavoro in lastre di arenaria modellata.
E’ una delle piazzette più belle del centro storico di Genova, allegra quando è animata dalle persone che entrano ed escono dai negozietti e dai ristoranti, suggestiva, quando è semi deserta e viene avvolta da un silenzio surreale.
Sotto la tettoia dei truogoli, soprattutto d’estate, ci si può sedere intorno ai tavolini ed assistere a pubbliche letture, conferenze, film all’aperto o anche semplicemente pranzare o prendere un aperitivo.
2) Scoprire il segreto della fontana di Piazza Vacchero
Molte storie di una Genova insolita sono spesso narrate dai suoi monumenti: in mezzo ai carruggi, in Piazza Vacchero, vi è una fontana che racconta la triste storia di Giulio Cesare Vachero (nel tempo la piazza ha acquisito una C in più), un avventuriero genovese che aveva tradito la Repubblica di Genova partecipando ad una congiura in favore dei Savoia.
I genovesi non vissero bene l’affronto, Vachero fu decapitato, la sua casa distrutta, i suoi eredi esiliati e affinchè l’onta non cadesse nell’oblio, fu eretta al posto della sua casa, la Colonna Infame, poi parzialmente coperta da una fontana per volere dei discendenti di Vachero.

3) Visitare la Chiesa di San Luca
Non avrei mai immaginato che in una piazza un po’ nascosta, Piazza San Luca, vi fosse un piccolo, ma immenso gioiello del barocco Genovese: la Chiesa di San Luca, parrocchia gentilizia delle famiglie Spinola e Grimaldi, i cui palazzi si affacciavano sulla piccola piazza e lungo le vie di principale percorrenza.

La Chiesa è un esempio di convivenza fra gli Spinola (ghibellini) e i Grimaldi (guelfi) due delle quattro grandi famiglie nobiliari genovesi. I conflitti tra Guelfi e Ghibellini storicamente legate alla Toscana, ma non solo, erano legati alla lotta per la corona, dopo la morte dell’imperatore Enrico V (1125).
I Guelfi, sostenitori dei bavaresi, venivano storicamente associati a chi sosteneva il papa.
I Ghibellini, invece, sostenitori dei signori svevi, successivamente vennero associati a chi sosteneva l’imperatore.
La chiesa di San Luca divenne chiesa gentilizia di entrambe le famiglie nel 1332, dopo una serie di contese che portarono alla pacificazione delle famiglie.
E’ una delle parrocchie gentilizie che costituiscono uno degli aspetti più peculiari della storia di Genova, queste chiese erano dedicate ai santi protettori delle casate. Le famiglie avevano il diritto di celebrare i battesimi, i matrimoni, le eseguie ed esercitavano il diritto di nominare i parroci.
La chiesa che si può ammirare oggi deve il suo aspetto alla riedificazione del 1626-1650.
A memoria della precedente struttura rimane solo l’iscrizione che riporta la data di fondazione: 14 Ottobre 1188, posta sotto il timpano e sopra il portale dell’ingresso.
Si presenta come una chiesa a pianta centrale che custodisce affreschi di Domenico Piola, raffiguranti le storie di San Luca e la Vergine.

Splendida anche la cupola con l’ “Incoronazione della Vergine” affrescata sempre da Piola.

Grazie all’ultimo restauro, eseguito tra il 2000 e il 2004, la chiesa ha riacquistato il suo originale splendore.
Oggi la Chiesa di San Luca rappresenta l’esclusivo luogo di culto dei membri della nobile Famiglia Spinola ed ogni membro della famiglia, ovunque viva nel mondo, è legato a San Luca.
L’edificio, dopo gli accordi firmati con la Curia arcivescovile il 9 febbraio 2009, è, infatti, di proprietà della Fondazione Spinola, che ha l’onere del mantenimento e delle spese ordinarie, d’intesa con la Parrocchia, promuove la destinazione al culto e la vita ecclesiale.
4) Guardare Genova dall’alto: l’Ascensore Eataly
Nel cuore del Porto Antico di Genova vi un negozio Eataly, molto più di un supermercato, vi è infatti anche la possibilità di pranzare o cenare presso il suo ristorante con prodotti italiani di alta qualità.
La sua peculiarità è l’ascensore panoramico, in vetro, che viene utilizzato per accedere all’ingresso del negozio. Da qui si può godere, gratuitamente, di un bellissimo panorama della città dall’alto: la straordinaria veduta del porto, il mare e le sue navi, magari al tramonto, vi regalerà un ricordo poetico.

E’ situato proprio di fronte al Bigo, l’ascensore panoramico (questo a pagamento) che sale fino a 40 metri ed è in grado di effettuare una rotazione a 360°. Una struttura, a bracci bianchi, progettata dall’archistar Renzo Piano che con la sua forma ricorda il bigo, la gru usata per il carico e scarico delle merci del porto.

5) Salire a bordo di un vascello pirata: il Neptune
Genova nell’immaginario collettivo è una città portuale, ma non ti immagineresti mai di trovare attraccata una nave pirata.
Il Neptune, comunemente chiamato il “galeone”, anche se, in realtà, si tratta di un vascello, ormeggiato a poca distanza dall’Acquario, nel bacino del Porto Antico, è sicuramente una delle attrazioni più insolite di Genova.

Il Galeone scomparve a partire dall’ inizio del 1600, e venne sostituito dal Vascello, ideato dagli olandesi. Questi due tipi di imbarcazioni differiscono per il numero di cannoni, il numero di ponti di batteria, il volume del castello di prua, la configurazione dello sperone (curvilineo), in generale il vascello era di dimensioni maggiori rispetto al galeone.
Il Neptune è un falso storico, una fedele riproduzione di un vascello del 1600, venne, infatti, costruito, in un cantiere tunisino, per le riprese del film “Pirati” di Roman Polański con Walter Matthau e varato nel 1985.
Nel 1986 il Neptune venne ormeggiato al porto di Cannes, in occasione della presentazione fuori concorso, del film, al Festival del Cinema di Cannes per, poi, essere trasferito definitivamente nel porto di Genova.
Il vascello, un’imbarcazione perfettamente funzionante, è iscritto al registro navale della Tunisia, anche se non ha mai veramente solcato il mare, se non solo per gli spostamenti logistici.

Oltre che come set del film “Pirati” è stato anche utilizzato nel 2011 per le riprese della miniserie tv “Neverland: La vera storia di Peter Pan” nei panni della Jolly Rogers la nave di Capitan Uncino.
L’opera viva, o carena, ovvero la parte immersa dello scafo, è in acciaio, inoltre è dotato di un motore in grado di farlo navigare alla velocità di 5 nodi.
Lungo 63 metri, con una superficie velica di 4500 m² ed una stazza di 11 tonnellate, il Neptune accoglie in tutta la sua fierezza chi arriva al Porto Antico di Genova.
Le vele originarie col tempo si sono deteriorate ed, oggi, sono state rimosse per motivi di sicurezza.

L’imbarcazione si presenta con 3 alberi maestri, lavorazioni in legno massiccio, stucchi dorati.

A poppa si sono due balconi di cui uno con una ringhiera finemente lavorata e al piano di sotto delle statue intagliate sorreggono la parte del soffitto.
A prua la grande polena (un ornamento scultorio che si poneva all’estremità dello scafo di una nave) raffigura un fanciullo e Nettuno, il dio del mare, con il suo tridente, che scruta il mare, pronto ad indicare la rotta ai pirati.

Dei possenti cannoni fuoriescono dai boccaporti del ponte, decorati con volti, uno diverso dall’altro, dipinti di un rosso acceso.

E’ possibile anche scendere sottocoperta e visitare gli interni, fedele riproduzione di quelli di un vascello del 1600 e ritrovarsi tra botti, panche e cime d’ormeggio. Sulla nave sono presenti 20 chilometri di cordame, necessario per le operazioni di manovra del vascello, per complessive 11 tonnellate.






(La visita del Neptune è pagamento, ma il tempo di permanenza a bordo è illimitato).

Vedere Genova dal ponte è un’esperienza molto suggestiva ed affascinante.


Per qualche ora potrete rivivere la vita di bordo di Spugna, Capitan Uncino e di tutta la ciurma e sentirvi uno di loro.


6) Vedere Genova dalle sue alture: la Funicolare Righi
Dal largo della Zecca, nel pieno centro della città, è possibile utilizzare la funicolare per raggiungere, in 12 minuti, il Parco Righi, percorrendo i 278 metri di dislivello e le 7 fermate della funicolare.

La Funicolare nacque tra il 1895 e il 1897, quando Franz Josef Bucher arrivò a Genova. Aveva da poco costruito sul monte Rigi, in Svizzera, un albergo che si specchiava nel Lago dei Quattro Cantoni. Per arrivare in cima al monte dove sorgeva l’albergo, si potevano utilizzare due ferrovie a cremagliera che collegano Vitznau e Arth al monte Rigi.
Quando Bucher arriva a Genova, vede i monti che sovrastano la città e immaginò il punto più alto da cui lo sguardo si perdeva fino al mare.
La somiglianza con il suo Monte Rigi era tale, il panorama che si apriva davanti ai suoi occhi, così ricco di verde e blu, proprio come il blu del lago e il verde delle sue montagne, lo spinsero a replicare il modello Rigi svizzero.
Propose, così, al Comune di Genova di costruire una funicolare che salisse dritta verso il cielo, per portare i genovesi e i turisti a vedere l’orizzonte da lassù.
La Funicolare Righi sarà una delle prime di un nascente, nuovo sistema di trasporto pubblico di Genova.
Nel 1895 si inaugura il tronco superiore da San Nicolò a Castellaccio (poi Righi); due anni più tardi il tronco inferiore dalla Zecca a San Nicolò.
Nel 1897 la funicolare genovese è completata, Bucher decise di chiamare il punto alto, quello panoramico sopra la città, Righi, in assonanza con il suo Rigi (Rigi in tedesco si pronuncia Righi).
Ancora oggi la Funicolare Righi è un mezzo di trasporto rispettoso dell’ambiente che rende facilmente accessibile la bellezza delle alture di Genova e il fascino del panorama che si può godere da lassù: si ha una visione a 360° su tutta la città.




La funicolare collega il centro con il quartiere del Righi, immerso nel Parco del Peralto, il luogo perfetto per evadere qualche ora dal caos cittadino, magari passeggiando su uno dei sentieri panoramici del parco o recandosi in uno dei ristoranti dove assaggiare le specialità liguri.
Uno dei più scenografici è il Ristorante Pizzeria Montallegro nato nel 1913 con una splendida veranda che dà su tutta Genova, un locale ampio, dall’atmosfera retrò, arredato con sgabelli e poltrone Chesterfield, (che prendono il nome dall’omonima città britannica, il suo ideatore è stato proprio Lord Phillip Stanhope, ovvero il quarto Conte di Chesterfield) sedie vintage italiane degli anni Sessanta e pavimenti in legno.

7) Entrare nella più un’antica bottega storica genovese: Farmacia Sant’Anna
L’antica Farmacia Sant’Anna è la più antica bottega storica genovese a non aver mai cambiato proprietario.


Un gioiello di storia, arte e scienza erboristica, rimasto quasi intatto dal Seicento: tra vasi antichi, mortai, armadi in noce, libri scientifici, alambicchi e mortai.



La farmacia, situata all’interno del convento di Sant’Anna, fondato nel 1584 da Nicolò Doria, è il primo edificato dai Carmelitani Scalzi fuori dai confini della Spagna.
Del complesso oltre l’Antica farmacia, ne fanno parte la chiesa, (esempio tipico di barocco genovese, con un portale cinquecentesco) giardini, chiostri, refettori e l’antica biblioteca, al cui interno sono conservati preziosi volumi in edizione originale tra cui erbari e saggi di botanica oltre a testi teologici.

L’origine dell’ Antica Farmacia viene fatta risalire alla metà del Seicento quando è attestata l’esistenza di Fra Martino di Sant’Antonio con la qualifica di farmacista.
Solo nell’Ottocento la farmacia venne aperta al pubblico e ancora oggi conserva la sua tradizione galenica (ovvero i medicinali preparati dal farmacista nel laboratorio di una farmacia) e fitoterapica (ovvero quei medicinali il cui principio attivo è una sostanza vegetale).

L’Antica Farmacia è un ambiente luminoso ed accogliente: un mobile banco al centro, vetrine in noce di fine Settecento lungo tutte le pareti, il pavimento in marmo bianco e grigio, soffitti voltati a padiglione.

Frate Ezio è l’erborista depositario dell’antica saggezza tramandata “di Padre in Padre”, alla quale si unisce la tecnologia moderna, che accoglie chi arriva all’Antica Farmacia e propone antichi rimedi tra cui infusi di rose coltivate e prodotti dell’alveare. E’ possibile anche partecipare a delle visite guidate tenute da Frate Ezio.

Tutti i prodotti vengono preparati nel moderno laboratorio, nel pieno rispetto per la natura e secondo la più pura tradizione monastica.
In questo angolo di Genova, quasi magico, dove il passato si fonde al presente, saluto questa città spesso sottovalutata che custodisce tanti luoghi che aspettano solo di essere visitati.
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