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Bari: 6 dicembre, la notte di San Nicola tra fede e folklore

Ogni 6 Dicembre, Bari si sveglia alle prime ore del mattino per vivere una delle tradizioni più sentite: la Notte di San Nicola.

Alle 4 del mattino, le strade si animano di gente, l’aria fredda della notte profuma di cioccolata calda, di popizze (semplici frittele tonde di pasta lievitata) e di sgagliozze (fette di polenta gialla tagliate a cubetti o triangoli, fritte in abbondante olio bollente e salate, servite calde in coni di carta).


Le note dei zampognari risuonano nei vicoli di Bari Vecchia, intrecciandosi al battito ancestrale dei tamburi che guidano i passi dei fedeli.

La Basilica illuminata dalla magia del Natale: immagini e video mapping proiettate sulla facciata della Basilica, scandite dai tamburi, che narrano i miracoli e la vita del Santo.


La luce delle fiaccole sul sagrato.

Alle cinque del mattino la prima messa tra candele tremolanti, preghiere e canti,


Il maestoso soffitto della navata centrale realizzato da Carlo Rosa

La notte di San Nicola è un rito antico, che i baresi portano nel cuore, che rinnova il legame con il santo patrono che ha ispirato anche la figura di Babbo Natale.

La veglia nicolaiana é un pellegrinaggio intimo, fatto di passi lenti e preghiere.

E’ la notte che la città dedica al suo santo, il santo che “venne dal mare” come protettore dei viandanti e dei naviganti.

E poi verso il mare…

Il buio lascia spazio alla luce, la notte consegna al giorno sogni e desideri, il cielo si tinge d’oro.

Dinnanzi a noi solo il mare che all’orizzonte si fonde al cielo, le onde che brillano, in quel preciso istante, ci si rende conto della magia alla quale stiamo assistendo: un nuovo giorno che nasce, un nuovo inizio…

Una giornata dedicata al suo santo che si concluderà con lo spettacolo pirotecnico alla sera sul Molo Sant’Antonio.

Con la festa di San Nicola di Bari, noto anche come San Nicola di Myra (città, dell’attuale Turchia, di cui venne ordinato sacerdote), San Nicolao o San Nicolò, a Bari, inizia il periodo natalizio.
Il mito di Babbo Natale, infatti, nasce proprio dalla leggenda di San Nicola, raffigurato solitamente con tre palle d’oro o “sfere dorate” che sono il suo simbolo.

Secondo la tradizione, San Nicola, prima ancora di essere consacrato vescovo, venne a sapere di una famiglia nobile e ricca, caduta in miseria.
Il padre, vergognandosi dello stato di povertà in cui versava, non potendo maritare le figlie, aveva progettato per loro un triste destino: aveva, infatti, deciso di avviarle alla prostituzione.
Una notte il santo si avvicinò alla casa delle sventurate e lanciò dalla finestra tre sfere d’oro che avrebbero permesso al padre di garantire alle fanciulle un decoroso matrimonio, risparmiandole, così, dall’onta della prostituzione.


San Nicola di Bari è una figura di grande potenza evocativa, un santo in costante dialogo tra culture e religioni differenti, simbolo di fede universale, la cui storia si intreccia con quella della città pugliese.
Il legame tra Bari e San Nicola ha inizio nel 1087 con la traslazione delle reliquie del Vescovo di Myra, a opera di 62 marinai baresi.
Questo leggendario evento ha segnato per sempre Bari e la Puglia consacrandole come terre di pace e di accoglienza, aperte alle diversità e al dialogo con le culture differenti.


Venerato in tutto il mondo cattolico e ortodosso, la popolarità di San Nicola, nel corso della storia, ha valicato i confini del Mediterraneo diffondendosi anche in paesi del Nord Europa come Germania, Norvegia, Islanda e Olanda.

Ed è proprio in Olanda che la figura di San Nicola, vestito di rosso con una lunga mitra e guanti, il cui nome inglese Santa Claus deriverebbe da Sinterklaas o Sint-Nicolaas, due nomi del santo in olandese, entra nella cultura folkloristica di molti paesi.
Infatti, il giorno di San Nicola (6 dicembre) coincide con l’usanza di regalare dolci e giocattoli ai bambini.

Tradizione antica, consolidata nei secoli, che ha origine proprio dalla vita e dalle leggende che hanno reso San Nicola, il santo più amato dai bambini.

Alle prime luci del 6 dicembre, baresi, fedeli e pellegrini popolano i vicoli di Bari Vecchia dirigendosi verso la Basilica per assistere alla prima messa solenne, celebrata alle 5 del mattino, alla quale seguono poi diversi riti.

Primo fra tutti quello legato alla colonna di marmo rossiccio, nota come “colonna miracolosa”, alle quale si attribuiscono poteri taumaturgici.
Posizionata nell’angolo a destra appena si scende in cripta, fino al 1953, hanno in cui iniziarono dei lavori di restauro, si trovava al posto della seconda colonna a destra. 

Le leggende popolari su di essa si sono moltiplicate nel corso dei secoli, tutte però riconducibili ad una più antica, risalente forse al XII secolo.
Secondo la leggenda, infatti, le donne nubili che desideravano trovare marito dovevano compiere tre giri attorno alla colonna, affidando a San Nicola il proprio desiderio.

Questo rito è stato possibile compierlo fino al 2007, anno in cui per preservarne la conservazione, la colonna è stata racchiusa in una struttura protettiva di ferro.

Una precauzione, che non ha, però, fermato le fedeli, che hanno ideato una soluzione alternativa: scrivere dei bigliettini con le proprie richieste e lanciarli all’interno della gabbia, nella speranza che San Nicola interceda per loro.

Secondo la tradizione San Nicola recatosi a Roma in visita a papa Silvestro, passò dinanzi ai resti di una casa demolita, appartenuta ad una donna di facili costumi, restò, così, affascinato dalla bellezza di questa colonna che decise di spingerla nel Tevere, facendola miracolosamente galleggiare nel Tevere fino a riapparire nelle acque antistanti il porto a Myra.

Il racconto riprende nel 1089, anno in cui giunsero a Bari le reliquie del Santo, altrettanto miracolosamente la colonna fu vista nuovamente galleggiare nelle acque antistanti la basilica, ma nessuno riusciva a prenderla.

Alla vigilia dell’arrivo a Bari di Papa Urbano II per la consacrazione della cripta di San Nicola, quest’ultima non era ancora ultimata: mancava una colonna. L’abate Elia ordinò di posizionare un pilastro provvisorio. La notte precedente l’arrivo di papa Urbano II, fra il 30 settembre e il 1 ottobre del 1089, i baresi udirono suonare le campane, accorsero alla basilica, scesero le scale che portano in cripta e videro San Nicola e due angeli che stavano abbattendo il pilastro provvisorio, in mattoni, e collare la colonna di marmo rossiccio.

Per tutta la notte di San Nicola la fede si mescola al folklore, le strade sono pervase dal profumo della cioccolata calda, di sgagliozze e popizze da acquistare e consumare per le stradine della città vecchia.


La tradizione popolare barese vuole che, dopo la messa delle 5 di mattina, venga fatta una colazione con della cioccolata calda preparata tra i vicoli del borgo antico.

Si tratta di una tradizione importata, risalente al 1929, quando l’azienda Sica, (famosa per la produzione dei baci Sica che si dice abbiano inspirati i famosi Baci Perugina) fallì, uno dei proprietari, il leccese Ugo Quarta, chiese aiuto ad un’azienda torinese, la quale assicurò forniture e denaro per riavviare l’attività, ma pretese che un suo uomo di fiducia, Attilio Germano, fosse il direttore.
Quando giunse a Bari Attilio Germano fervente cattolico e molto devoto di San Nicola, si rese conto che nella città mancava un dolce con il quale commemorare il santo.
Viste le sue origini torinesi ideò l’usanza di celebrare la festa di San Nicola con la cioccolata calda (per riscaldarsi dal freddo) e i savoiardi, biscotti realizzati per la prima volta alla Corte dei Savoia. Da allora, nel giorno della festa del Santo Patrono, questa tradizione continua nella case e nei bar di Bari.

Alle 5 la messa officiata dal priore della Basilica, alla presenza dell’arcivescovo di Bari e delle autorità locali.


E ancora una volta il sacro lascia spazio al profano con l’arrivo, sul sagrato della chiesa, della fiaccolata nicolaiana e all’incontro dei runners partiti alle 5:20 da tre punti diversi della città: dalla Pineta, da Parco 2 Giugno e dalla Chiesa di San Francesco, per incontrarsi alle 5:50 all’angolo del Castello Svevo e Piazza Federico II di Svevia.
E, addentrarsi, poi, nei vicoli di Bari Vecchia per raggiungere la Basilica cantando “Sanda Necòle va pe mmàre” (San Nicola va per mare)”.


La Fiaccolata Nicolaiana dedicata alla Pace, giunta quest’anno alla 32ma edizione, non è una gara agonistica o competitiva, ma bensì una marcia di amicizia vissuta nello sport.
Un vero e proprio pellegrinaggio in onore del Santo Patrono, promotore universale di pace che unisce Oriente e Occidente e come si legge sulla locandina della fiaccolata “Sanda Necol’ jè amnd’ d’ l’ frastir’, ma l’ baris ten’ semb’ jind’ o cor’ e penzir” che si traduce “Va’ via, Nicola, sei fuori di testa/uno che sta a sprecare tempo, ma il barese tiene sempre dentro il cuore e il pensiero”
.

I vicoli di Bari Vecchia si riempiono delle melodie intonate dagli zampognari, i pastori diventati simbolo della Natività, che con i loro abiti tradizionali annunciano la nascita di Gesù portando la “buona novella” con i loro canti e musiche, come “Tu scendi dalle stelle”.


Anche se sono lontani i tempi della transumanza quando i pastori di Abruzzo, Molise e Basilicata scendevano verso il tavoliere delle Puglie in cerca di un clima più mite per il bestiame. E in cambio di un’esibizione con le loro zampogne (strumenti a fiato di solito a cinque canne da cui fuoriesce il suono, affiancati da due flauti, caratterizzata da una sacca di accumulo dell’aria (otre) fatta con un’intera pelle di capra o pecora) ricevevano offerte in cibo o denaro.


Le loro note, oggi come allora, aiutano ad immergersi nella magia del Natale.


La Notte di San Nicola è un appuntamento di fede e tradizione che dà ufficialmente inizio al periodo più dolce e magico dell’anno, il Natale.

Un’occasione per toccare con mano la parte più autentica dell’anima di Bari e riscoprire la dimensione spirituale del viaggio.

Un momento per rallentare, ascoltare e sentirsi parte di una comunità.

La notte di San Nicola è un’esperienza unica, che regala un senso di pace e riporta al valore dell’accoglienza e del dono.

La notte di San Nicola prepara il cuore a ritrovare la bellezza delle piccole cose per vivere appieno la magia del Natale.

Grazie a Maison Operà, un appartamento a due passi da Bari Vecchia, per averci permesso di vivere questa notte unica nel segno della fede e delle tradizioni.

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