Monopoli: un borgo tutto da scoprire !

Avete presente quella sensazione che si prova quando decidete di visitate una città senza grandi aspettative?

Ecco sono partita, così, per Monopoli, una delle destinazioni forse tra le meno conosciute in Puglia, che paga lo scotto di essere cresciuta all’ombra di località, famose nel mondo, quali Polignano a mare (a proposito avete letto l’articolo? Cliccate qui)

Arrivo nella piccola stazione ferroviaria di Monopoli, in una calda giornata di metà estate, a tratti soleggiata, ma con nuvoloni alti in cielo che minacciano pioggia. Appena uscita dalla stazione inizio a percorrere, a piedi, la parte nuova della cittadina, e ad ogni passo le mie aspettative diminuiscono ulteriormente.

Ampie strade, con case che sembrano tutte uguali, una grande piazza, Piazza Vittorio Emanuele, conosciuta anche come il Borgo, divisa in due rettangoli, ai cui lati vi sono decine e decine di alberi.

Seppure sia una delle piazze più grandi della Puglia, con i suoi 22.000 mq, alle prime ore del pomeriggio è semi desertae inizio ad aver l’impressione di essere stata di colpo catapultata decine e decine di chilometri lontano dai colori e dall’atmosfera della Puglia.

Scoraggiata, mi lascio, comunque, guidare dalla curiosità e dalla voglia di scoprire. Seguo la segnaletica (centro storico), prendo la prima stradina in discesa e quasi per incanto mi ritrovo in un altro mondo: un dedalo di strade e viuzze curatissime, con tanti balconi pieni di fiori, con le casette al piano terra dalle porte colorate con agli angoli dei muri piante di un verde brillante. Un centro storico riccho d’incanto, pieno di arte e cultura, di chiese e palazzi storici.

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Continuo a camminare per le stradine ed arrivo a un luogo, di pura poesia, sicuramente il più suggestivo di tutta Monopoli: il Porto Vecchio, al quale si accede oltrepassando la Porta Vecchia, un arco di pietra, la cui parte interna è affrescata con l’immagine della Madonna della Madia, patrona della città.

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Il porticciolo mi regala uno scorcio pittoresco, con le caratteristiche barchette blu (i gozzi, le tipiche imbarcazioni di legno a remi), a ridosso delle mura bianche della città, alcune adagiate su assi di legno, altre ormeggiate a riva; ancora oggi, come un tempo, vengono usate dalla gente di mare, dai pescatori, per la pesca di polpi.

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Qui si respirare un’atmosfera magica, che profuma d’altri tempi, di quel passato mai dimenticato, quando i Veneziani conquistarono Monopoli.

Tra le case dallo stile semplice che circondano il porticciolo, spicca, infatti, un’abitazione settecentesca caratterizzata da un elegante loggiato bianco con archi a tutto sesto, in stile tipicamente veneziano: Palazzo Martinelli.

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Mi guardo attorno per imprimere nella mente e nel cuore queste immagini da cartolina.

Dal porticciolo, incastonato fra le mura della città vecchia, riprendo il mio cammino: proseguo lungo la cinta muraria, a ridosso del blu dell’acqua, mi imbatto in uno dei simboli di Monopoli: il Castello, conosciuto anche come il Castello di Carlo V, un’imponente fortificazione costiera, in tufo, edificata durante il periodo della dominazione spagnola, circondato dal mare da tre lati, il quarto, un tempo, era difeso da un fossato, oggi non più esistente.

 

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Ad esso è legata una delle leggende più famose di Monopoli, tramandata nei secoli dai pescatori e da chi abitava nei pressi del maniero. Quella della dama col tamburo.

Si racconta che, un tempo, nel castello vivesse una dama spagnola, il cui sposo, partito per mare, a causa del naufragio della sua imbarcazione nelle acque antistanti al porto, non fece più ritorno al castello. La dama disperata, per la perdita del suo amato, non trovò mai pace e da allora suona il suo tamburo nella speranza di potergli indicare la rotta verso casa.

Si dice che, ancora oggi, all’alba, nel silenzio della città ancora addormentata, è possibile udire il suono di quel tamburo che riecheggia nell’aria e si mescola al fruscio delle onde del mare.

Seguo la linea delle pareti degli edifici che si affacciano sul mare: case imbiancate a calce, con balconi stretti, ringhiere in ferro battuto, persiane colorate e cascate di coloratissimi fiori.

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Quasi nascosta tra le case, scorgo una delle chiese più antiche della città, la Chiesa di San Salvatore riportata all’antico splendore dopo un accurato restauro, che anche quest’anno è stata scelta come una delle location per la terza edizione di PhEST – See Beyond the Sea, il festival internazionale di fotografia e arte, che si svolge dal 6 settembre al 4 novembre a Monopoli.

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Mi volto a guardare ancora una volta il mare, a quel blu dalle mille sfaccettature per, poi, rientrare nel labirinto di stradine di rara bellezza, dove il tempo sembra essersi fermato: con vicoli vista mare.  

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Il silenzio che avvolge i vicoli viene, ad un tratto, rotto dal rintocco di una campana, alzo gli occhi al cielo e vedo il campanile della Chiesa di San Domenico con alle sue spalle la cupola della Chiesa di Santa Teresa. La religiosità, in questo angolo di Puglia, è intrisa nel suo animo e legata strettamente alla storia della cittadina, in particolare alla Cattedrale della Maria Santissima della Madia, cuore della sacralità di Monopoli, un tesoro di arte e di storia locale.

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Mi perdo nei vicoli, di cui ignoro il nome, ma ricchi di fascino, che iniziano pian piano ad animarsi di voci e di persone, mi ritrovo, così, in una piazzetta, Piazza Garibaldi, qui sorge la Torre Civica, un esempio di arredo urbano d’altri tempi, un assemblage barocco, dove oltre ad un orologio, allo stemma della città (lo scudo con tre rose) e alla statua di San Gennaro, è stata inserita anche la colonna infame, proveniente dall’antica gogna cittadina.

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Si respira un’atmosfera cosmopolita con turisti, provenienti da ogni parte del mondo, che iniziano a riempire i locali e i ristorantini per l’ora dell’aperitivo.

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Basta, però, allontanarsi poche decine di metri dai locali più conosciuti, imboccare una via laterale, per ritrovarsi in vicoletti remoti, in totale tranquillità, in un’atmosfera magica fatta di piazze di rara bellezza, palazzi antichi e chiese barocche, e forse proprio qui si riesce a cogliere l’anima di questo borgo marinaro.

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In questi vicoli la pietra racconta storie d’altri tempi, dove ancora oggi si intrecciano storia, quotidianità e fede. Storie arcane custodite nelle pietre nelle numerose chiese che incontri nel centro storico come la Chiesa di San Pietro e Paolo, oggi sconsacrata ed utilizzata per l’allestimento di mostre, o la Chiesa della Zaffara (o dello zaffiro) il cui nome pari derivi dal colore dell’abito della Madonna raffigurata in una tela, oggi custodita nel Museo Diocesano.

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E’ ormai pomeriggio inoltrato, quando camminando per queste stradine non posso fare a meno di notare diverse persone che passeggiano tenendo tra le mani un “cono” di carta a quadretti di colore bianco e rosso, contenente un panzerotto.

Il packaging è scenografico, sicuramente accattivante, in quanto richiama alla mente la cucina tradizionale, quella di una volta.

Credo che niente catturi di più l’essenza di un luogo come il suo street food, il suo “cibo di strada” e decido, così, di provare questa specialità.

Cerco tra i vicoli questo piccolo locale: Madià.

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Un angolo tutto da scoprire, un take away, non ci sono, infatti, né tavoli né sedie: si fa la coda, si ordina e si paga, ti viene, poi, assegnato un numero, quando sul tabellone, posto al di fuori del locale, compare il proprio numero puoi entrare a ritirare il tuo panzerotto bollente. Sì, perchè a differenza di altri locali, qui il panzetotto viene preparato al momento e come ti ricorda una delle insegne, poste fuori al locale, devi aspettare alcuni minuti prima di gustarlo. Si può scegliere tra un’ampia varietà di panzerotti spaziando dal classico a quello più ricercato e innovativo: io ho optato uno con straccetti di carne, mozzarella e pomodoro. Uno dei migliori mai mangiati, leggero, soprattutto per una frittura perfetta senza ombra di unto.

Questo viaggio in Puglia continua a farmi provare sensazioni nuove, a stupirmi, solo alcune ore prima non avrei mai immaginato che questa giornata potesse regalarmi un turbinio di emozioni così grandi. Monopoli mi ha piacevolmente stupito: un luogo dove si respirare l’atmosfera della Puglia autentica, quella dove la fede si mescola alla quotidianità della vita marinara.