Una giornata a Portovenere

A pochi chilometri da La Spezia, sorge un pittoresco borgo di pescatori: Portovenere, situato proprio sulla sponda occidentale, alla punta estrema del Golfo di La Spezia, conosciuto anche come il Golfo dei poeti, per la fama che acquisì tra i poeti che rimasero incantati dalla bellezza di questo luogo.

Da Shelley a Byron, passando per Montale e Quasimodo tutti i più grandi sono rimasti stregati dalla sua bellezza che hanno celebrato nelle loro opere.

Il mio viaggio in questo angolo della Liguria parte proprio da qui: Portovenere.

E’ una calda giornata di inizio settembre, a dispetto delle previsioni che davano pioggia il sole splende alto in cielo.

Da La Spezia, dove alloggerò per tutto il mio soggiorno ligure, prendo un autobus direzione Portovenere. Subito dopo aver abbandonato il traffico caotico della città l’autobus inizia ad inerpicarsi su per una strada stretta, intagliata nella collina, ricca di curve, in circa 30 minuti arrivo a destinazione.

Giunta al capolinea mi dirigo verso la Torre Capitolare, un edificio posto all’ingresso del centro storico, risalente alla seconda metà del XII secolo, giunto fino ai giorni nostri conservando quasi intatta la propria fisionomia.

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Oltrepasso la Porta di accesso al borgo, mi ritrovo, così, in vicolo stretto, ma coloratissimo, ricavato tra le due fila di palazzine, una dal lato del mare, l’altra verso la montagna che si interseca in un dedalo di altre piccole stradine strette tra palazzi alti, i caruggi, come vengono chiamati a Genova.

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Ogni metro è una continua scoperta: negozietti di artigianato locale e souvenir, ripide scalinate che portano al mare, o semplicemente collegano tra loro i diversi caruggi, ristorantini e bar che propongono le specialità liguri, dai coni di fritti, alle focacce, all’immancabile pesto, che riempiono l’aria di profumi inebrianti.

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Percorro tutta la via principale, Via Capellini, fino alla vistosa impalcatura che ricopre quella che un tempo era la famosa Locanda San Pietro. Per oltre 25 anni questa struttura è rimasta in totale abbandono, ma grazie ad accurato progetto di restauro e recupero, nella primavera 2021, questo luogo ricco di fascino, diventerà uno degli hotel più esclusivi di Portovenere, un hotel de charme, conservando, però, tutta la sua natura di struttura ricettiva/turistica, un luogo ricercato, ma al contempo intimo ed estremamente romantico.

Alla fine del piccolo tunnel, quasi tutto in penombra, creato dall’impalcatura che ricopre i due edifici tra loro collegati, ecco che si scorge in lontananza la Chiesa di San Pietro che si staglia all’orizzonte con le sue inconfondibili striature bianche e nere.

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Uno dei luoghi più incantevoli e rappresentativi dell’intera Liguria.

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Chiesa di San Pietro

Sembra quasi incastonata tra la grande spianata che la precede, le rocce della scalinata antistante l’ingresso e i blocchi di pietra che fanno da base all’edificio. L’incanto del luogo, visto da lontano, è qualcosa di impareggiabile, un luogo dove terra, cielo e male sembrano incontrarsi e fondersi in questo edificio dall’altissimo valore estetico.

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La chiesa di San Pietro, in realtà è costituita da due edifici congiunti, uno più recente, caratterizzato dal campanile e dalla facciata a fasce bianche e nere, in stile gotico, ed uno più antico, appartenente alla chiesa primitiva, che sorge su ciò che resta di quello che si pensa fosse un tempio dedicato alla dea Venere Ericina, la stessa, nata dalla spuma del mare che si infrange sugli scogli, che avrebbe dato il nome al borgo.

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Entrando nella chiesetta, un ambiente piccolo, raccolto per lo più in penombra, la luce entra quasi esclusivamente dalle grandi finestre poste dietro l’altare, si respira un senso di pace. Ho quasi l’impressione di trovarmi in un ambiente unico, ma ad uno sguardo più attento si notano le tre navate che compongono la chiesa, quelle laterali più strette e quella centrale più ampia che conduce ad un altare in marmo bianco, di semplice fattura.

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All’uscita della chiesetta resto colpita dal suggestivo loggiato situato proprio accanto: meravigliosi archi dai quali si può scorgere il mare ed ammirare la sottostante grotta dedicata al famoso poeta inglese Byron.

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La grotta, che si trova a poche decine di metri dall’ingresso della Chiesa di San Pietro, è forse il segno più evidente del passaggio a Portovenere dei più grandi poeti della letteratura. Sebbene il nome di questa grotta sia Arapaia, è da tutti conosciuta come la Grotta di Byron.

Secondo una storia che qui, ancora si tramanda di generazione in generazione, Byron che era solito recarsi in questa grotta per comporre i suoi versi e meditare, quando venne a sapere che l’amico e poeta Shelley era giunto a Lerici: non esitò un attimo, si tuffò, sfidò il mare percorrendo a nuoto 8 km, per raggiungerlo.

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Grazie ad una ripida, quanto stretta scalinata esterna alla Chiesa di San Pietro, è possibile raggiungere, anche, il piazzale panoramico accostato al tetto della chiesa, dal quale si può godere di uno spettacolo straordinario: mentre il vento mi accarezza i capelli, il mare con il suo inconfondibile profumo sembra cingermi da ogni lato.

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Se si chiudono per pochi secondi gli occhi si ha quasi l’impressione di esser soli, la forza del mare che si infrange sugli scogli riesce persino a coprire il vociare confuso dei turisti che si trovano accanto a me. Appena riapro gli occhi la vista a 360 gradi che mi si palesa dinnanzi è qualcosa che ti lascia senza fiato: il mare dal blu intenso, l’isola della Palmaria da un lato e in lontananza Lerici.

Ora capisco perchè questo luogo ha stregato tanti artisti, rischi davvero di perderti nell’incanto della sua bellezza.

Grotta di Byron

Da una fenditura nella cornice muraria di Portovenere, riconoscibile grazie ad un cancello in ferro e una targa posta sulla sua estremità, si snoda un breve sentiero con balaustra dal quale si può accedere fino al mare e ammirare l’intero promontorio dal basso.

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Il mare che si infrange con tutta la sua forza sulle rocce scure che si riflettono nell’acqua donano al mare un colore e una luce spettacolare e fanno sollevare spruzzi d’acqua.

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La Grotta di Byron è uno dei luoghi più belli di Portovenere, ci si può sedere ad ascoltare le onde del mare infrangersi sugli scogli o semplicemente stendersi al sole.

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Non è insolito imbattersi in artisti che vengono qui a dipingere seduti  su uno scoglio, o dei nuotatori esperti che qui osano sfidare le onde impetuose del mare.

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Collegiata di San Lorenzo

Dalla Chiesa di San Pietro, incamminandomi lungo la via in salita che si inerpica sulla collina fino la castello, tra scorci da cartolina, raggiungo, poi, il Santuario della Madonna Bianca conosciuto anche con il nome di Collegiata di San Lorenzo.

La sua facciata è quasi nascosta dalle fronde degli alberi che si trovano nella piazzetta antistante.

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Sembra dall’esterno una chiesa piuttosto piccola e invece al suo interno scopro che è piuttosto grande, si sviluppa, infatti, quasi principalmente in lunghezza.

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Al suo interno è custodito un piccolo dipinto su pergamena che raffigura la Madonna Bianca. Il nome di questo santuario risale alla fine del 1300 quando Portovenere fu colpita dalla peste. Un abitante del luogo davanti a questo piccolo dipinto della Madonna dalla pelle chiarissima la implorò di far sparire la malattia dal paese. Il quadro raffigurante la Madonna rispose all’uomo illuminandosi e facendo risplendere i suoi colori. Poche ore dopo la peste fu debellata dall’intero paese.

Questo avvenimento è ancora ricordato, oggi, durante la festa della celebrazione del Patrono di Portovenere che si celebra il 17 agosto.

I mulini di Portovenere

Dalla piccola piazzetta antistante la Chiesa di San Lorenzo, percorro la stradina che, dopo una lieve discesa, riprende a salire in direzione del castello.

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Lungo il cammino incontro i Mulini di Portovenere. Non aspettatevi i classici mulini con le caratteristiche pale a vento, sono i resti di due basse torri che un tempo venivano utilizzate come avvistamenti, grazie alla loro posizione panoramica con vista sul mare.

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Nel corso dei secoli vennero, poi, trasformate in mulini a vento per macinare le farine. Ciò che ne rimane, oggi, sono solo le loro forme originarie.

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Castello Doria

Attraverso un breve sentiero che corre lungo i mulini giungo ai piedi del Castello Doria, il cui ingresso è posto alla sommità di una scalinata.

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Il Castello si presenta con una forma insolita a pianta pentagonale con il bastione sud che si protrae verso il mare, circondato da un rigoglioso parco.

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Costruito durante il periodo della repubblica genovese aveva scopi soprattutto di sorveglianza del territorio e questo spiega il perchè sia collegato alla cinta muraria che cinge l’intero borgo, sotto il controllo napoleonico venne utilizzato provvisoriamente come prigione.

Sebbene oggi il castello che si sviluppa su tre piani, sia al suo interno quasi totalmente vuoto, merita una visita soprattutto per l’ottimo panorama su tutto Portovenere  e per il piccolo anfiteatro che si trova al piano intermedio e che viene spesso utilizzato per suggestivi spettacoli estivi.

Dal castello attraverso pittoreschi caruggi scendo nuovamente verso il centro storico, di origine medioevale.

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E’ quasi l’ora di pranzo c’è solo l’imbarazzo della scelta su dove fermarmi, ma la mattina ero passata accanto ad un piccolo locale che aveva attirato la mia attenzione: Anciuà (l’acciuga in genovese è detta anciùa). La scelta si è rivelata azzeccata.

Un locale dall’atmosfera rilassata e familiare con pochi posti a sedere al suo interno che propone tra il suo menù lo Street food ligure, dalle acciughe fritte a panini/focacce con farciture tipiche, tra cui quelle a base di pesce, passando per le torte salate, fatte in casa, e delle fritture di pesce servite in simpatici contenitori (degli spargi zucchero a velo).

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Palazzata a Mare

Dopo la meravigliosa pausa pranzo da Anciuà e il rito dell’immancabile caffè, mi dirigo verso la nota Palazzata a Mare, conosciuta anche come case-torri, un insieme di case strette e alte che si affacciano sul mare, le cui fondamenta sono saldamente ancorate alle rocce, da qui si si può accedere al centro del paese e alla via Capellini attraverso delle lunghe gallerie di scale.

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Delle case le cui facciate di differenti larghezze e altezze, creano uno spettacolo insolito, ma suggestivo, enfatizzato dai colori pastello che si alternano in modo armonioso. Una magnifica tavolozza di colori affacciata sul verde smeraldo del mare.

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La Palazzata a mare fu costruita durante il periodo della repubblica di Genova al fine di proteggere la parte più interna del borgo di Portovenere. Le case sono caratterizzate da piccole, ma numerose finestre, le facciate sono prive di decorazioni in modo da limitare al massimo il rischio che estranei potessero arrampicarsi sui muri esterni.

Isola Palmaria

Al mattino appena arrivata a Portovenere avevo subito notato le barche e battelli che conducevano alla piccola isola, la cui superficie non supera i due chilometri quadrati, situata di fronte alla Palazzata a Mare: l’Isola Palmaria, separata da Portovenere solo da uno stretto corridoio d’acqua, conosciuto anche come “le bocche”.

L’isola insieme alle altre due piccole isole situate a poca distanza (Isola del Tino e Isola del Tinetto) sono state dichiarate dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’Umanità.

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E’ quasi l’ora di ritornare a La Spezia, dal piccolo molo un ultimo sguardo all’isola Palmaria, l’impatto visivo tra il contrasto del verde che domina l’isola e il blu cobalto del mare è notevole. Saluto, così, questo angolo di paradiso che mi ha saputo rapire con la sua disarmante semplicità, con i suoi scorci pittoreschi impregnati dell’odore di salsedine e con le sue architetture uniche al mondo.

 

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