Il Cammino Inglese. Attraverso la Galizia, da Ferrol a Santiago di Compostela

In questi giorni in cui l’Italia e il mondo stanno affrontando un’emergenza sanitaria senza precedenti, tra le quattro mure di casa mi è capitato spesso di sentirmi come in una bolla, immobile, piena di incertezze, demoralizzata perché continuavo a cercare di immaginare come sarebbe stato il futuro, ma, poi, mi sono resa conto che dovevo smettere di proiettare totalmente la mia mente e la mia vita al domani. Dovevo iniziare a vivere il presente, dovevo imparare ad apprezzare le cose belle che la vita ogni giorno mi regala. Una lezione che ho imparato, proprio, grazie ai racconti del Cammino di Santiago di un amico, un viaggiatore, Daniele con il quale mi sono ritrovata spesso a parlare in questi giorni. In fondo il cammino, zaino in spalla, non è solo una grande metafora della vita, ma lo è anche di questi giorni così incerti, il cammino ti insegna ad apprezzare solo il qui ed ora, a vivere ogni istante intensamente, perché sei consapevole che non tornerà.

Cammini sempre in avanti, non sapendo quanto potrà essere difficile la prossima tappa. Impari a vivere con l’essenziale, tutto ciò di cui hai bisogno è lì con te in quello zaino sulle tue spalle. Cammini passo dopo passo, lasciandoti alle spalle il passato, vivendo il presente, non sapendo cosa ti riserverà il futuro, con quell’incertezza che ti accompagna ogni giorno alla ricerca di una sistemazione per la notte e con la consapevolezza che il raggiungimento della tappa successiva dipende solo ed esclusivamente da te e dalla tua volontà.

In cammino impari che non hai bisogno di molto per goderti di un momento di pura felicità, impari ad apprezzare tutte quelle piccole meraviglie del mondo che nella quotidianità davi per scontate come i colori di un’alba, di un tramonto, basta solo che ti fermi e ti guardi intorno per apprezzare ciò che la vita ti regala.

Parlando con Daniele dei diversi cammini che ha intrapreso nel corso degli anni, mi sono resa conto che anche lui, come altri pellegrini, dopo aver intrapreso il Cammino Francese, quello che da Leon lo aveva condotto a Santiago, e dopo aver percorso quello portoghese, da Porto a Santiago, aveva sentito la necessità di ritornare ancora in cammino e percorrere il Cammino Inglese, da Ferrol a Santiago.

Un percorso povero di bisogni materiali, ma ricco di emozioni che costeggiando l’oceano ti permette, prima, di calpestare la sabbia, e, poi, ti porta a camminare immersi in una natura autentica, spesso lontano da grandi nuclei urbani, attraverso campi coltivati, sentieri e fitti boschi.

Questo cammino è chiamato, così, in ricordo del pellegrinaggio che, nel medioevo i fedeli inglesi o provenienti dal Nord Europa, dopo essere giunti in nave al porto di La Coruna, compivano a piedi per raggiungere la Cattedrale di Santiago.

Il Cammino Inglese si distingue dagli altri in quanto è alla portata di tutti: i dislivelli sono, infatti, ovunque poco impegnativi. Eppure anche se, il Cammino Inglese è considerato da un punto di vista tecnico il meno impegnativo, ancora oggi è uno dei percorsi meno battuti in assoluto.

Per Daniele il cammino inglese sarebbe stata un’esperienza del tutto nuova, perché anche se per lungo tempo aveva considerato il cammino un percorso strettamente personale, da vivere da soli, aveva deciso di condividerlo con una persona a lui cara, perché proprio il cammino gli aveva insegnato i valori della condivisione.

Lascio che siano le parole di Daniele a portarvi nuovamente in cammino.

La storia con la ragazza italiana che viveva a Valencia proseguiva, continuavamo, così a vederci, un po’ in Spagna, un po’ in Italia, un po’ in viaggio ed un po’ a casa, fino al giorno che lei decise che era arrivato il momento di rientrare in patria.

Anche se per tanto tempo avevo considerato il cammino un’esperienza personale da affrontare da soli, avevo conosciuto varie coppie durante i cammini precedenti che mi avevano spinto a cambiare idea. Sentii, quindi, la necessità di condividere questa esperienza di vita con la mia ragazza.

Le proposi, così, di intraprendere un cammino senza grandi difficoltà e piuttosto breve, volevo percorrere il Cammino di Finisterre e Muxia (circa 90 km) quegli ultimi chilometri che un tempo, come oggi, spingevano i pellegrini, una volta giunti a Santiago, a rimettersi nuovamente in marcia fino alla fine del mondo, forse spronati da quel saluto (“Utreia!” letteralmente “Andiamo oltre”) che era diventato parte della loro quotidianità.

Inizialmente accettò, ma poi, dopo aver sentito i racconti dei miei arrivi a Santiago, decise che voleva, anche lei, vivere l’emozione di arrivare a piedi in quella piazza, al cospetto della Cattedrale.

Le proposi, quindi, un cammino breve, che poteva essere completato in cinque giorni e non presentava grandi difficoltà tecniche: non vi erano altimetrie impegnative e le tappe erano organizzabili in tratte non troppo lunghe: il Cammino Inglese, da Ferrol a Santiago.

Da qui avremmo, poi, potuto giungere a Finisterre in autobus e lì trascorrere qualche giorno di “vacanza”.

Vivemmo i mesi che ci separavamo dalla partenza in modo diverso: per lei furono carichi di pensieri, conoscevo bene i mille dubbi e preoccupazioni che mi avevano assalito durante la preparazione del mio primo cammino, io, invece, stavo vivendo quei giorni senza grandi preoccupazioni, sapevo bene a cosa stavo andando incontro quando sarei ritornato in cammino.

Questa volta per me Santiago non sarebbe stato più solo un traguardo, una meta da raggiungere con le proprie forze, con il proprio sudore; questo sarebbe stato un cammino diverso, per la prima volta non lo avrei più affrontato in solitaria, sarei stato “responsabile” di un’altra persona. Per questo decisi di fare tutto il possibile per metterla in condizione di prepararsi a questa esperienza nel migliore dei modi: l’aiutai, nella scelta dello zaino, delle scarpe, dell’abbigliamento, ma anche e soprattutto nell’allenamento in vista della partenza.

I mesi passarono velocemente e ci ritrovammo all’aeroporto Orio al Serio (Bergamo), direzione Santiago.

Il viaggio per raggiungere l’aeroporto si rivelò piuttosto stressante, in quanto dalla mia città non è facilmente raggiungibile con i treni, dovemmo optare, quindi, per un Flixbus che ci avrebbe condotto direttamente a Orio al Serio.

Partimmo la mattina presto da casa per arrivare solo in tarda serata a Santiago, qui alloggiammo vicino alla stazione dei pullman; il giorno dopo, al mattino presto, avremmo preso un autobus che ci avrebbe condotto a Ferrol, qui avrebbe avuto inizio il nostro cammino inglese.

Sebbene questo cammino non presenta grandi difficoltà tecniche, non è, comunque, da sottovalutare, non è così semplice come avevo immaginato.

Al termine del primo giorno di cammino, una tratta non particolarmente lunga, decidemmo di fermarci a Pontedeume dove avevo prenotato una stanza doppia (dopo un intero giorno in cammino volevo che si avvicinasse gradualmente all’esperienza degli albergue, che richiede un buon spirito di adattamento soprattutto perché ci si ritrova a condividere gli spazi con perfetti sconosciuti).

Alla vista del cartello d’ingresso della città la felicità della mia ragazza è incontenibile, foto di rito, ma io, memore dell’esperienza accumulata nel corso degli altri cammini, sapevo che non puoi rilassarti, fino a quanto non sei lì seduto su quel letto dove trascorrerai la notte.

Pontedeume

E, infatti, quello fu un finto “traguardo”: la camera prenotata si trovava alla fine del paese, raggiungibile dopo una salita ripidissima di quasi un km che avrebbe messo in difficoltà chiunque, tanto più noi dopo un giorno in cammino.

Percorremmo quell’ultimo km in salita con il fiatone e il cuore che batteva all’impazzata. Ci eravamo ripromessi di ritornare alla sera nel centro di Pontedeume, ma preferimmo risparmiarci nuovamente quella salita e riposare per l’indomani.

Visto che il cammino inglese non è molto battuto, a differenza di quello francese, non è neppure ben strutturato: gli albergue per i pellegrini sono pochi e con un numero esiguo di posti letto a disposizione. Alcuni avevano appena 10 posti letto e anche lo spazio che li separava era pochissimo, erano praticamente attaccati l’uno all’altro.

Alcune sere non fu facile trovare un posto per la notte, ci imbattemmo anche in un albergue con le docce all’esterno della struttura e cosa peggiore solo acqua fredda, mentre noi, dopo una giornata trascorsa sotto la pioggia battente, sognavamo solo una bella doccia calda.

Cammino Inglese Ferrol Santiago -

Un’altra sera ci ritrovammo in un albergue più grande, ma visto che era al completo dovemmo alloggiare privatamente.

I giorni del cammino trascorsero tra momenti di difficoltà, ma anche di gioia. Cercavamo di tenere lo stesso passo, camminavamo alla stessa velocità, ma con ritmi diversi. Anche se percorri il cammino assieme, devi, comunque, mantenere la tua individualità, ogni tanto, capitava di “perdere” la mia ragazza e così dovevo rallentare un poco o accelerare.

Chilometro dopo chilometro apprezzavamo la lentezza di quel viaggio a piedi, avevamo il tempo non solo per ritrovare noi stessi, ma anche per ritrovarci come coppia.

Cammino Inglese

Cammino Inglese Ferrol-Santiago -

Lungo il cammino conoscemmo altri pellegrini, anche se, adesso in coppia, a differenza di quando l’affrontai da solo, ero meno portato alla condivisione, non sentivo, soprattutto alla sera, così, forte la necessità di trascorrere del tempo in compagnia di altri pellegrini a chiacchierare e condividerci racconti.

L’arrivo a Santiago, per me fu diverso dai precedenti, non sentivo più la stessa carica emotiva, ero felice, ma non provavo più quelle stesse emozioni.

Non sentivo più quella forza invisibile, quell’energia, che mi aveva attratto verso quella piazza, a tal punto da tornarci per ben 3 volte in pochi anni. Mi resi conto chiaramente che Santiago, per me, non era più una meta da raggiungere, ma che la meta era il cammino stesso.

Come per il cammino portoghese, l’ingresso in piazza, al termine del cammino inglese, è laterale, sicuramente meno scenografico di quello francese, scelsi così, anche questa volta di percorrere un tratto leggermente più lungo, scendere i gradini sotto l’arco ed entrare in piazza al suono della “gaita”, la cornamusa tipica galiziana di uno dei tanti artista di strada.

Eppure per un soffio rischiai di doverci rinunciare: ad un centinaio di metri dall’arrivo in piazza, mentre stavo salendo su un marciapiede, scivolai e mi ritrovai quasi faccia a terra. Dopo i primi attimi di paura, verificai subito che il ginocchio, la mia preoccupazione più grande, visto l’infortunio sugli sci dell’anno precedente, non avesse riportato danni e così, dopo la scampata paura, potemmo percorrere quegli ultimi metri.

Eravamo lì insieme, al termine del nostro cammino, in Praza do Obradoiro, ai piedi della cattedrale.

Cammino Inglese l'arrivo a Santiago

Dopo le immancabili foto di rito, un ottimo pranzo alla Taberna O Gato Negro, non si può, infatti, lasciare Santiago senza aver assaggiato il pulpo a la gallega (un piatto a base di polipo che sebbene sia piuttosto semplice, l’utilizzo di un sapiente mix di peperoncino, paprika dolce e piccante lo rende particolarmente gustoso). 

Cammino Inglese Ferrol Santiago pulpo a la gallega

Ci incamminammo, poi, verso la stazione degli autobus, direzione Finisterre, ma, ahimè, questa volta il viaggio durò più di 2 ore e mezza e non poco più di un’ora come la scorsa volta.

Scoprii, solo poi, che i bus diretti viaggiano esclusivamente durante i mesi estivi, noi dovemmo metterci il cuore in pace e percorrere un giro lunghissimo comprensivo di tutte le fermate possibili ed immaginabili!

A Finisterre l’Albergue La Espiral era lì che mi attendeva, non vedevo l’ora di rivedere i suoi gestori!

Soggiornammo lì per tre notti in una camerata, e respirammo quell’atmosfera di cordialità e calore che caratterizza quel luogo, ci sentimmo parte della “familia”trascorrevamo il tempo cucinando e qualche passeggiata in spiaggia.

Cammino Inglese

Arrivammo fino al famoso faro di Finisterre che domina la scogliera. Un luogo incantato e a tratti mistico, ricco di spiritualità, che per molto tempo, fino alla scoperta dell’America, fu considerato la fine del mondo conosciuto. Ed è proprio all’ingresso del sentiero in cemento che conduce al faro si trova la pietra milare, il mojon in pietra, che identifica il km zero del Cammino di Santiago. Così simile ai tanti mojones, che soprattutto in Galizia ti fanno compagnia lungo tutto il cammino ad indicarti i chilometri mancanti, eppure questo ha un valore totalmente diverso.

Finisterre - il km 0

Incontrammo altri pellegrini che, dopo essere giunti a Santiago si spingono fino a Finisterre.

Alcuni, seguendo un rito ancestrale, erano scesi in spiaggia per raccogliere una conchiglia a testimonianza che erano arrivati alla fine del loro pellegrinaggio, un simbolo che, una volta tornati a casa, avrebbero potuto regalare solo a chi un giorno avrebbe intrapreso uno dei cammini di Santiago.

Altri pellegrini, invece, erano intenti a bruciare qualcosa che li aveva accompagnati lungo tutto il pellegrinaggio oppure lo abbandonavano sotto la croce celtica, in balia del vento e del mare, quasi a sancire il passaggio ad una “vita nuova”.

Il giorno successivo decidemmo di andare a Muxia, un luogo sicuramente suggestivo con l’imponente e maestosa chiesa, a poche decine di metri dall’oceano, che sembra quasi ergersi dalle onde: il Santuario de la Virgen de la Barca.

Cammino Inglese Muxia

Muxia

I nostri giorni a Finisterre trascorsero, così, tra spensieratezza e in pieno relax.

Venne il momento di lasciare l’Albergue La Espiral, quel luogo che per me è diventata una seconda famiglia, il tempo che trascorro lì non è mai abbastanza per me!

Non nego che il mio sogno sarebbe quello di gestire, un giorno, proprio lì a Finisterre, un albergue, in quel luogo dove lo stress è solo un lontano ricordo e dove la vita trascorre secondo ritmi tranquilli.

Dopo un buon pranzo accompagnato da un’ottima bottiglia di vino bianco, salutammo Finisterre un po’ alticci, e passammo così buona parte del viaggio di ritorno in autobus dormendo e, forse, anche per questo ci sembrò decisamente molto più breve.

Pranzo a Finisterre

Arrivammo a Santiago nel tardo pomeriggio, e lì venimmo assaliti da un dubbio, che fino a quel momento non ci aveva neppure sfiorato, dove avremmo trascorso la notte, visto che all’indomani mattina, dovevamo trovarci all’aeroporto non più tardi delle 5?

Saremmo riusciti a trovare un taxi che alle prime luci dell’alba da Santiago ci avrebbe condotto in aeroporto? Guardammo gli orari degli autobus di linea, ma la prima corsa era appena alle 5.30, troppo tardi, non ce l’avremmo mai fatta ad arrivare in tempo. Decidemmo, così, di raggiungere l’aeroporto quella sera stessa.

Pensavamo fosse una pazzia e, invece, scoprimmo che in molti avevano avuto la nostra stessa idea: quella sera fu addirittura difficile trovare due panchine libere!

Riuscimmo a riposare qualche ora, prima del faticoso viaggio di ritorno, una volta atterrati a Bergamo ci aspettavano, infatti, ancora un autobus e poi un treno, prima di arrivare finalmente a casa, stanchi, ma felici.

Durante questo cammino ho potuto provare sulla mia pelle che il cammino non è un’esperienza necessariamente da vivere in solitaria, ma può essere affrontata anche in coppia. Un’esperienza di per sé già incredibile durante la quale il rapporto di coppia viene messo alla prova: se prima del cammino vi è una buona sintonia nella coppia si tornerà a casa sicuramente rafforzati, al contrario sarà proprio il cammino a far affiorare ed ampliare i problemi di fondo e porterà, una volta giunti a casa, a intraprendere vite diverse.

Santiago è una città che, indubbiamente, mi ha dato tanto, e alla quale ho dato tanto, eppure oggi non sento più quella forza attrattiva che provavo ogni volta che giungevo in quella piazza e che mi spingeva a tornarci ancora.

Eppure ho capito che chi ha fatto una volta un cammino di pellegrinaggio, non solo diventa un pellegrino, ma lo rimane per sempre.

Cammino Inglese Ferrol Santiago

Cammino Inglese Ferrol Santiago - le scarpe

So, quindi, che, quando questi giorni di emergenza passeranno, tornerò di nuovo in cammino, lascerò ancora le mie impronte su strade polverose, lungo altri cammini.”

 

 

 

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Autore

merigrei

Maria Grazia Di Somma

Merigrei. Una sognatrice con la valigia sempre pronta, che crede nella bellezza delle piccole cose.

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