Quando si viaggia, a volte, si ha la fortuna di vivere esperienze suggestive ed uniche nel loro genere, esperienze che sono un vero e proprio viaggio nel viaggio tra bellezza, storia e natura.
Una sera di luglio immersi nella campagna pugliese, in un’atmosfera intrisa di storia, tradizione e cultura, abbiamo compiuto un viaggio nel passato per scoprire il presente.
A Monopoli, più precisamente presso la Masseria Spina Resort grazie ad un tour storico – enogastronomico, della durata di circa 2 ore, all’interno del Parco Rurale, abbiamo potuto compiere un viaggio nel tempo, alla scoperta della storia e tradizione di questa meravigliosa masseria.

Un’esperienza suggestiva, tra ulivi secolari che trasudano storia, agrumeti e reperti archeologici.
Percorriamo il lungo viale, delimitato da ulivi secolari, silenziosi testimoni dello scorrere del tempo, che ci conduce all’ingresso della Masseria.
Varcato il portone d’ingresso del Parco Rurale inizia la magia.

Il complesso monumentale della Masseria Spina (XI-XVII), inserito in sette ettari di parco, ci avvolge in un’atmosfera unica e di rara bellezza.
Il Tour enogastronomico inizia in un ambiente intimo e rilassato, con una degustazione di alcune etichette dei migliori vini pugliesi, accompagnati da prodotti tipici della gastronomia locale.
Masseria Spina, una delle più belle masserie della Puglia, situata in una posizione piuttosto insolita, a due passi dal mare blu di Monopoli, ti colpisce subito per il suo colore rosso acceso e per la doppia scalinata, delimitata da una serie di piccole colonne bianche che conducono al piano nobile.
La Masseria prende il nome da Lucrezia Spina, proprietaria del complesso nel 1500.
La residenza, in seguito a matrimonio, passò alla famiglia Ammazzalorsa fino a quando, nel 1760, venne acquistato da un nobile salernitano, nominato Cavaliere di Malta, Vito Giuseppe Martinelli già proprietario anche di Villa Meo Evoli, situata in Contrada Cozzana, una delle tante contrade di Monopoli, dominata da maestose ville signorili, costruite tra il Settecento e l’Ottocento.
Per successione ereditaria, dal 1890, la Masseria Spina passò alla famiglia Meo Evoli, gli attuali proprietari.
In un luogo altamente suggestivo, cullati dalle note di una musica soft, pochi tavoli, sapientemente allestiti, che contribuiscono a creare quell’atmosfera intima e rilassata: inizia, così, la nostra degustazione presso Masseria Spina.

Un mix perfetto tra semplicità ed eleganza.

Qui l’altissima qualità delle materie prime, unita alla professionalità e gentilezza di Davide, il giovane sommelier, ci hanno permesso di vivere un’esperienza unica, in un’atmosfera da sogno.
La degustazione è stata ampiamente al di sopra delle nostre aspettative, soprattutto per la ricerca dei prodotti, mirati al rispetto del territorio, ai quali sono state abbinate delle etichette di vini esclusivamente pugliesi.

Con un calice di Susumante (un vino rosato spumante, aromatico e fragrante dalle note fruttate e floreali) abbiamo brindato all’inizio di questa esperienza incredibile che ci avrebbe riservato ancora tante belle emozioni.

Sono state abbinate alcune fette di pane, fatto in casa, soffici e croccanti, servite leggermente calde, sulle quali spalmare delle creme, tra cui una deliziosa, a base di olive nere.

Abbiamo, poi, proseguito con un Plenilunio, della Tenuta Nardelli di Conversano (Ba), un rosato di gran bevibilità, servito insieme ad un tagliere di salumi, tutti made in Puglia, tra cui una sorprendente mortadella.

E per concludere un Nustrale, un vino rosso tradizionale, ottenuto da uve Negramaro, che ricorda al sapore i vini di una volta, quelli prodotti dai nonni ad uso strettamente quotidiano.

Al quale è stato abbinato un tris di formaggi stagionati, anche questi tutti pugliesi.

Al termine della degustazione una guida, una giovane ragazza, dalle cui parole traspariva tutta la sua passione per quei luoghi, ci ha mostrato alcuni scorci di rara bellezza del Parco Rurale Monopoli: tra cui gli antichi insediamenti rupestri, la Torre Fortificata, denominata Spina Piccola con l’agrumeto interno, l’antico frantoio ipogeo, la facciata della Masseria Spina Grande, dal caratteristico color rosso, e l’adiacente piccola Chiesa dell’Immacolata, in stile barocco.
Il tour storico ci ha permesso, infatti, di compiere un viaggio, lungo 1200 anni, alla scoperta di alcuni degli angoli più significativi del Parco, parte integrante della Masseria Spina.

Le terre dove, oggi, sorge la Masseria, erano abitate già nel Neolitico, i primi insediamenti della Masseria Spina rientrano, infatti, tra i più importanti esempi della civiltà rupestre che si sviluppò tra il IX ed il XI secolo circa.

Sono visibili le tracce di antichissime palificazioni e di una piccola necropoli alto medioevale del XII secolo.
Vi sono fosse rettangolari, risalenti al IX secolo, che più di 1000 anni fa ospitarono i corpi dei defunti, appartenenti alla comunità locale che un tempo abitava questi luoghi.
La Masseria Spina sorge su un’antica lama (un solco torrentizio tipico del paesaggio pugliese, di origine carsica, solitamente tortuoso e poco profondo, generato dallo scorrere di un fiume ormai prosciugato) che non solo garantiva un terreno fertile per l’agricoltura, ma si caratterizzava per la presenza di numerose grotte, quasi tutte visitabili, un tempo dedicate ad usi diversi, tra cui luoghi di sepoltura e di lavoro.
Scendendo dei grandi gradini si accede ad un ipogeo, un luogo sotterraneo, che nel Medioevo ospitava le tombe a camera e successivamente, nei secoli avvenire, venne utilizzato come cisterna per la raccolta delle acque piovane.


Attraversiamo il letto della lama, caratterizzata da una rigogliosa vegetazione, per giungere alla Piana degli Ulivi Secolari, l’area più emozionante di tutto il Parco Rurale: solo il rumore dei nostri passi sulla ghiaia, avvolti dal manto della notte, l’energia vitale di questo luogo è qualcosa di palpabile, che permette di entrare in connessione con la Madre Terra.

Nel regno dei “giganti di Puglia”, affascinanti opere d’arte naturali, riconosciuti Patrimonio dell’Umanità UNESCO, gli ulivi millenari, sono testimoni silenziosi, della storia e della cultura pugliese.

A poca distanza, sempre scendendo un terreno leggermente scosceso, si entra nel secondo ipogeo, più grande: l’antico frantoio dove è possibile osservare la vasca, un tempo, utilizzata per la molitura delle olive (un processo meccanico nel quale le olive vengono compresse per far fuoriuscire l’olio grezzo) e i resti di enormi macine e fiscoli (ovvero dei recipienti filtranti in cui venivano poste le olive macinate per sottoporle alla torchiatura).




Un corridoio ci conduce, poi, ad un’altra stanza nella quale, tra il 1700 e 1800, veniva prodotta la seta.

Usciamo nuovamente all’aperto e ci colpisce un cancello, in legno, sormontato da un ulivo monumentale che sembra quasi essersi fuso con l’intera struttura.

Credevo che il fatto di esser giunti, ormai al calar del sole, presso il Parco Rurale di Monopoli avrebbe compromesso l’intera esperienza e, invece, mi sono dovuta ricredere, ritrovarsi avvolti dal buio ha permesso di amplificare le emozioni e le sensazioni che questo luogo riesce a trasmetterci.

Un luogo intriso di storia, natura e spiritualità, dove la bellezza del luogo viene sapientemente enfatizzata dall’uso di luci, che mettendo in risalto le forme degli ulivi, offrono giochi di colore che sfruttano luci ed ombre.

Tra il 1400 e il 1500 all’interno dell’area del Parco Rurale vennero costruite due torri di avvistamento.
Accanto a una ex stalla, ancora oggi perfettamente conservata, si erge, nella sua imponenza, la torre di avvistamento: denominata Spina Piccola che con la sua architettura caratterizza l’intero parco e con accanto l’agrumeto. Un edificio su due piani, coronata da un parapetto leggermente aggettante e un muro di cinta.

Spina Piccola conserva ancora oggi il suo aspetto originario, è rimasta, infatti, pressoché intatta allo scorrere del tempo, ad eccezione del ponte levatoio di legno, andato distrutto da un incendio.


L’altra torre, in seguito ad un’importante progetto di ristrutturazione, avvenuto nel corso del 1700, venne trasformata nell’attuale Masseria, conosciuta, con il nome di Spina Grande, che, con il suo rosso sfavillante, ti accoglie, quasi come in un caldo abbraccio.

Tale scelta cromatica fu voluta dai proprietari, durante la Seconda Guerra Mondiale, per rendere la masseria meno visibile e preservarla, così, dai bombardamenti aerei.
Adiacente a Spina Grande è possibile entrare, anche, in una piccola chiesetta barocca, fatta edificare per volere del nobile Martinelli.
Sulla facciata, all’interno di due nicchie, sono presenti le statue di Santa Irene, l’antica patrona di Monopoli, e quella dell’arcangelo Michele che trafigge un drago, un chiaro riferimento a Lucifero.
L’interno della chiesa si presenta come un luogo raccolto ed intimo, una serie di sedie in legno conducono al piccolo altare.

Una particolarità: all’interno della chiesa vi è una lastra in pietra su cui è incisa una concessione religiosa, rilasciata, intorno alla metà del 1700, da Papa Clemente XIII. Una tangibile testimonianza della grande importanza che veniva riconosciuta alla famiglia Martinelli.
Ed è proprio dinnanzi alla facciata di Spina Grande che termina il nostro tour storico all’interno del Parco Rurale di Monopoli, un luogo che ancora oggi ha tanto da raccontare a chi si appresta a calpestare la sua terra rossa.

Un’ultima sorpresa, però, ci aspetta prima di salutare questo posto che ci ha piacevolmente sorpreso: una degustazione di olio extravergine d’oliva, per scoprire le sue caratteristiche qualitative, nutrizionali ed organolettiche.

Abbiamo appreso il modo corretto di assaggiare l’olio, per poterne apprezzare la limpidezza, densità e colore e lasciarsi, così, alla fine inebriare dal suo aroma.
La degustazione dell’olio è, infatti, un autentico rito, basato su una sequenza precisa di gesti ben definiti e cadenzati.
Si inizia sempre con il versare un po’ di olio in un bicchiere di vetro, preferibilmente di colore scuro (per non far trapelare il colore dell’olio che potrebbe trarre in inganno l’assaggiatore) per, poi, coprirlo con una mano e farlo scaldare, per circa 30 secondi, roteandolo delicatamente con l’altra mano: in questo modo, l’olio potrà sprigionare tutte le sue sostanze volatili e i suoi aromi.
È importante, infatti, coprire il bicchiere per evitare che tutte le note aromatiche si disperdano subito nell’aria.
Si prosegue con la fase olfattiva, si toglie la mano, usata per coprire il bicchiere e si annusa l’olio.
La fase degustativa, invece, è quella dell’assaggio vero e proprio: si assume l’olio aspirando aria, prima delicatamente poi con più vigore, in modo da farlo vaporizzare nel cavo orale.

Durante la degustazione abbiamo potuto assaggiare tre diversi oli: da quello più delicato, di produzione della Masseria Spina, passando per uno più speziato, per concludere con uno dal sapore decisamente più deciso.
Non avremmo potuto chiedere modo migliore di concludere questo tour storico enogastronomico: con gli occhi ancora colmi di emozioni, seduti ad un tavolino, con una tovaglia con stampa Vichy, a quadri rossi e bianchi, che fa riaffiorare alla mente le tavole di una volta ed una leggera brezza che accarezza le fronde degli alberi.
Perchè viaggiare significa soprattutto emozionarsi, vivere esperienze che ti permettono di entrare in contatto con le tradizioni e la storia dei luoghi.
Il tour storico ed enogastronomico, presso il Parco Rurale di Monopoli della Masseria Spina, è stata una bellissima esperienza, dove cultura e gastronomia si sono fuse sapientemente e di cui custodiremo ricordi indelebili.
INFORMAZIONI
Potete trovare tutte le informazioni per vivere l’incredibile esperienza di questo tour storico ed enogastronomico, in una location magica, nel cuore della Puglia, sul sito della Masseria Spina alle sezioni:
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