Brugge: alla scoperta della perla delle Fiandre

Esiste una città incantevole, collocata sull’acqua, in mezzo a canali sormontati da ponti e ponticelli, dove non vi sono palazzi, ma casette colorate con i frontoni a gradoni, tetti aguzzi, torri gotiche svettanti, strade acciottolate, vicoli tortuosi, carrozze con cavalli.

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Oggi vi porto alla scoperta di una città medievale situata nelle Fiandre occidentali, che ho avuto occasione di visitare durante il mio ultimo viaggio in Belgio: Brugge (in francese Bruges) e che negli ultimi anni è stata scelta anche come set cinematografico per il film “In Bruges” con Colin Farrell.

Ero a Bruxelles da qualche giorno, quando ho deciso di trascorrere la domenica nella capitale delle Fiandre con un comodissimo treno dalla stazione di Bruxelles Centrale e usufruendo della promozione online, weekend ticket, (clicca qui) in circa un’ora ero in questa incantevole città, ricca di angoli caratteristici e splendidi.

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Appena scesa dal treno, mi rendo conto che Brugge si presenta come cittadina lontana dal fervore delle grandi città, dalla smania di velocità, la stazione è un luogo raccolto, a dimensione d’uomo, dove gli orari degli arrivi e delle partenze dei treni sono scanditi da un orologio incorporato nell’affresco che racconta la storia della cittadina, situato nella sala d’aspetto, .

Con una breve passeggiata di circa 15 minuti dalla stazione ferroviaria, ubicata ai margini della cittadina, raggiungo il centro storico di origine medievale, magnificamente conservato e dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità nel 2000, un gioiello da scoprire a piedi o in bici.

Perchè uno dei piaceri di Brugge è proprio quello di passeggiare per le sue incantevoli vie del centro storico, appena arrivati si ha subito l’impressione di fare un tuffo nel passato, di esser catapultati in una favola.

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La città ha un’atmosfera magica, con quel suo modo chic, ma mai impegnato, con i suoi angoli, dall’eleganza innata, che ti fanno innamorare al primo sguardo.

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Con quel dolce profumo di waffel, che si libera nell’aria e pervade ogni angolo, quelle cialde croccanti quadrate, dall’aspetto inconfondibile, a forma di nido d’ape, cotte su apposite doppie piastre roventi che imprimono quel particolare motivo a scacchiera, servite con cioccolato caldo, panna montata o frutta fresca.

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Dicono che nella stagione autunnale, quando Brugge è pervasa dalla nebbia appaia come una cittadina sonnolenta, invece da subito mi apparsa come una città vivace, forse perchè ho avuto la fortuna di visitarla in una calda domenica di fine maggio, baciata dal sole primaverile.

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Anche se per godere appieno della bellezza del posto è d’obbligo salire su una barca, da uno dei numerosi posti di attracco, sparsi per i canali e ammirare gli scorci più caratteristici da una posizione diversa e privilegiata.

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IL MARKT

La pizza del mercato di Bruges: il Markt, una delle più belle mai viste, è il cuore pulsante della città. Sempre affollata, ma allo stesso tempo romantica, di forma rettangolare con palazzi bellissimi dai molteplici colori, dai tetti merlati e di forma diversi, ognuno racchiude una sua storia.

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Qui ci si può sedere in uno dei tanti ristoranti e bar, affacciati sulla piazza a bere una birra belga di produzione artigianale e ammirare la vita che scorre. Si ha solo l’imbarazzo della scelta se si pensa che in Belgio vi sono oltre 700 varietà di birra.

Ovunque ti giri nel Markt rimani incantato, il lato settentrionale della piazza caratterizzato dalla sequenza di tipiche case multicolore, dai frontoni a gradoni, è forse quello più suggestivo e pittoresco senza ombra di dubbio il più fotografato.

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Da qui, partono anche le numerose carrozze che portano i turisti alla scoperta della cittadina, io ho preferito, però, scoprirla a piedi e perdermi tra i suoi vicoli ad immortalare i suoi scorci, per cercare di cogliere l’anima di questa città soprannominata la Venezia del Nord.

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IL BELFORT

Il Markt è dominato dal Belfort, la torre campanaria del XIII secolo leggermente inclinata che in passato fungeva da punto di osservazione per avvistare gli incendi e altri pericoli. Oggi visitabile, dopo una salita, leggermente impegnativa, costituita dai 366 gradini che la compongono si può godere, dalla sua cima, di un panorama mozzafiato sull’intera città.

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IL BURG

Proseguendo nella stradina accanto al Markt, raggiungo la seconda piazza della città in ordine d’importanza: l‘antica piazza del Burg, la piazza del vecchio borgo.

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Qui si trova il Municipio, il più antico palazzo pubblico del Belgio, uno dei massimi esempi dello stile gotico brabantino, ossia dell’Arte Gotica interpretata secondo il gusto fiammingo, con accanto, quasi nascosta in un angolo, la Chiesa del Sacro Sangue. In realtà è una doppia cappella: quella inferiore in stile romanico; quella superiore, alla quale salendo per una suggestiva scala, è l’attuale cappella del sacro sangue, al suo interno particolare il pulpito a forma di mappamondo.

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Qui è conservata una delle reliquie più venerate d’Europa: una fiala di cristallo di rocca che secondo la leggenda, contiene un panno che fu utilizzato da Giuseppe d’Arimatea per lavare il corpo di Cristo e che rimase macchiato del suo sangue. Sempre secondo la tradizione fu portata da Gerusalemme a Brugge, dopo la II Crociata in Terra Santa e sin dal suo arrivo in Belgio, non è mai stata aperta.

Anche se affollata di turisti Brugge è una cittadina estremamente silenziosa, in alcuni angoli si ode solo lo scalpitio dei cavalli sulle strade lastricate a ciottoli delle numerose carrozze.

In quest’atmosfera particolare che quasi ti avvolge, dove si respira tutto il fascino medioevale, dove le case costruite qualche secolo fà donano colore alla città e dove canali, spesso sono coperti da “tetti” di alberi è stata allestita, per la seconda volta, la Triennale Brugge.

TRIENNALE BRUGGE – LIQUID CITY

La storia e il passato si mescolano con il presente, con il contemporaneo: il centro storico di Brugge, infatti, fino al 16 settembre 2018, è stato trasformato in una galleria d’arte a cielo aperto, grazie a 15 opere artistiche che si mescolano sapientemente con gli incantevoli scorci medievali.

Ad ispirare il tema della Triennale Brugge di ques’anno dal titolo Liquid City (Città liquida) è stata proprio la suggestiva città che è letteralmente circondata e attraversata dalle acque del fiume Reien.

Lo scopo è, infatti, quello di focalizzare l’attenzione del visitatore attraverso il contributo di artisti provenienti da tutto il mondo, sulla estrema mutevolezza della nostra società, che è in costante e fluido movimento, cambia, proprio come l’acqua inserita in una forma elastica assume forme diverse.

Si pone, inoltre, l’obiettivo di far riflettere sui problemi sociali e sulle sfide climatiche, tra cui i disastri ecologici, del nostro presente e per quanto possibile cerca di fornire delle risposte alla crisi della società contemporanea, di quella società liquida, teorizzata dal sociologo e filosofo Bauman.

L’opera che colpisce di più e che è diventata simbolo della Triennale è sicuramente una gigantesca balena che balza fuori dal canale Skyscraper, realizzata dallo studio StudioKca di New York, con 5 tonnellate di rifiuti plastici e materiale di scarto raccolti negli Oceani di tutto il mondo e posta proprio accanto alla statua del pittore fiammingo Jan Van Eyck: un monito all’incosciente devastazione di habitat naturali.

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Tra tutte le opere, un’altra che ha catturato la mia attenzione è stata il Burg (Ponte) di Jarosław Kozakiewicz, realizzata con profili in metallo e vele, che creano un vero e proprio ponte tra le due sponde del Canale di Groenerei.

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In una città in cui il ponte è un elemento architettonico che pervade la città, mi ha colpito la reinterpretazione dell’artista in chiave contemporanea della funzione primaria del ponte stesso. L’installazione oltre che ad offrire un passaggio tra due rive, simboleggia un luogo di aggregazione alternativo, che favorisce l’incontro, lo scambio tra persone.

Il sole è alto in cielo quando decido di allontanarmi dal centro storico, forse complice la bella giornata, il numero di turisti nel giro di un paio d’ore è aumentato in modo esponenziale e mi incammino alla scoperta di un angolo di Brugge che merita senza ombra di dubbio di esser visitato, poco lontano Place Markt.

I MULINI DI BRUGGE

Passando accanto all’affascinante Jeruzalemkerk, la chiesa con la sua cupola a cipolla, ispirata alla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, si ha la possibilità di vedere un altro volto di Brugge, più nascosto e lontano dai percorsi turistici, quello che conduce ai suoi mulini, situati nel quartiere di Sant’Anna, a nord est del centro.

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Spesso si pensa all’Olanda come patria dei mulini a vento, e non si penserebbe mai di incontrare dei mulini a vento proprio nella fiabesca città fiamminga.

E invece dopo una passeggiata lontano dal cioccolato, dalle birre, dalle piazze affollate, immersa solo nella natura e nel silenzio, tra casette e giardini curati, ecco davanti a me dei giganti buoni: i mulini di Brugge, collocati sopra delle collinette.

La particolarità dei mulini di Brugge, gli unici quattro rimasti, è che hanno tutti dei colori diversi: bianco, marrone, rosa e legno naturale.

Il primo mulino che incontro è il Bonne-Chièremolen, colorato di bianco, con le sue grandi pale che si stagliano verso il cielo azzurro: mi sorprende subito per le sue dimensioni, sarà che non avevo mai visto prima d’allora un mulino a vento.

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Poco più in là il Sint-Janshuismolen, di legno naturale, questo insieme al Koeleweimolen, di colore marrone, sono gli unici due ancora funzionanti qui ancora oggi si macina il grano; sono aperti al pubblico e ospitano un piccolo museo.

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Il Bonne-Chièremolen e il suggestivo De Niewe Papegaai, invece, situato a poca distanza, di un bel rosa acceso, non sono visitabili anche se è possibile per i più avventurosi “arrampicarsi” fino in cima alla scala del mulino per godere, da una posizione privilegiata, della vista sui tetti di Brugge.

Sotto un cielo di un azzurro acceso e terso e ammaliata dalla luce tipica del nord Europa, così lontana dall’ immagine cupa che traspare dai dipinti dei pittori fiamminghi, il tempo scorre velocemente e si fa subito l’ora di pranzo.

Saluto quei giganti buoni e ritorno verso il centro per cercare un locale tipico dove poter mangiare qualcosa, ma mi rendo conto subito che tutti i tavolini dei ristoranti sono presi d’assalto e giro parecchio a vuoto nella speranza di trovarne uno libero.

Dopo un lungo girovagare sono quasi tentata dall’idea di prendere una porzione di French Fries: le tipiche patatine belghe, molto diverse dalle classiche patatine fritte a fiammifero, tagliate abbastanza larghe e fritte due volte, e realizzate con una varietà di patate speciali, che cresce in Belgio e nel nord della Francia, chiamata “Bintje”; quando la mia attenzione viene catturata da una tazzina del classico espresso italiano, e decido così di entrare in quel locale che propone cucina tipica italiana.

Lo so cosa starete pensando?

Che è un’imprudenza decidere di mangiare italiano all’estero, perché spesso la cucina italiana viene riadattata ai gusti locali. Anche io era un po’ scettica visto che era la prima volta, durante i miei viaggi all’estero, che entravo in un locale italiano.

E invece la trattoria TRIUM mi ha da subito conquistato, ha saputo farmi sentire a casa, grazie al personale gentile e professionale. I piatti tipicamente italiani preparati nella cucina a vista e la pizza, anche se servita in maniera insolita, in forma quadrata, lontana dalla tradizionale forma rotonda alla quale siamo abituati, erano di qualità eccellente. 

Il cameriere mi ha, poi, spiegato che hanno scelto di proporre una pizza quadrata per venire incontro alle numerose richieste dei turisti che sempre più chiedono una pizza d’asporto da assaporarre tra i vicoli di Brugge.

Ho scelto di accompagnare il tutto con un’ottima birra artigianale belga.

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Mi è piaciuto, proprio il fatto di poter mixare le culture, dopo una mattinata immersa nelle bellezza delle Fiandre, tornare, grazie a un’ottima lasagna, per un attimo a casa e assaggiare, anche a migliaia di chilometri da casa, le eccellenza italiane, tra cui un ottimo dolce della casa a base di crema e fragole.

E’ pomeriggio inoltrato, quando esco dalla Trattoria Trium, l’aria è pregna del profumo inebriante del cioccolato, il cibo degli dei, proveniente da un’infinità di cioccolaterie, rimango incantata ad ammirarle, senza ombra di dubbio le vetrine più invitanti che abbia mai visto.

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Tra le numerose cioccolaterie il Chocolate Line, è sicuramente la più famosa,  alla moda, modernissima, con laboratorio a vista, gestito dal maître chocolatier Dominique Persone, che ha deciso di dedicare la sua vita al cioccolato, acquistando anche delle piantagioni in Sudamerica, per garantire l’eccellenza del prodotto. Con i suoi gusti sperimentali e mai convenzionali abbinati al cioccolato, come bacon, wasabi, lemongrass, sake, zenzero, ha reso famose in tutto il mondo le sue dolci creazioni.

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Resterei ore tra i negozietti che propongono pizzi e merletti, le specialità della regione.

Ad ogni angolo, poi, vi sono bar che propongono le diverse declinazioni delle birre prodotte a livello artigianale in piccole fabbriche, se volete conoscere il processo di produzione della birra potete visitare il birrificio De Halve Maan (mezza luna) l’unico a conduzione famigliare rimasto a Brugge oppure prenotare una visita presso il Museo della Birra.

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Il tempo, purtroppo, non è dalla mia, ma mi riprometto che quando ritornerò nelle Fiandre visiterò sicuramente un birrificio. C’è un ultimo luogo che ho intenzione di vedere prima di salutare Brugge, mi incammino, così, verso il polmone verde della città, il Minnewater.

MINNEWATER (LAGO DELL’AMORE)

Situato all’estremità meridionale del centro storico, il Minnewater conosciuto anche come il Lago dell’amore (minne in olandese significa amore), in questo periodo è popolatissimo di cigni.

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Mi ritrovo immersa in un’oasi di pace, attorno al lago si snodano giardini all’inglese e ponticelli che attraversano il canale.

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Dal ponte del Minnewater, si ha una vista romantica e suggestiva sulla città.

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Nel medioevo era il punto in cui, grazie alla canalizzazione del fiume Reie, le navi dei mercanti passavano per dar vita ai commerci soprattutto di lana, seta, spezie e vino.

Inoltre grazie a chiatte e battelli era garantito il collegamento tra Brugge a Gent.

La vegetazione sembra quasi ti abbracci e il verde degli alberi è interrotto solo dal bianco dei cigni che con la loro eleganza, infondono pace e serenità.

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E proprio sulle rive del Minnewater storia e romanticismo si incontrano, secondo una leggenda, infatti, le sue sponde furono teatro dell’amore impossibile e tragico di due giovani Minna e Stromberg, motivo per cui, oggi, si crede che attraversare il ponte settecentesco che lo sovrasta, insieme al proprio amato/a, garantisca amore eterno alla coppia.

Solo qualche ora prima non avrei immaginato di poter scoprire i piccoli tesori di questa incantevole cittadina, i suoi dettagli, le sue leggende mi hanno fatto letteralmente innamorare di Brugge.

Il mio viaggio a Brugge è ormai giunto al termine, ma non il mio viaggio in Belgio, nelle prossime settimane vi porterò alla scoperta di Bruxelles, considerata da molti una capitale europea poco turistica, e invece dall’ aspetto tipicamente internazionale.

Stay tuned !

Se volete organizzare il vostro viaggio o la vostra vacanza a Brugge vi consiglio di consultare www.visitflanders.com

 

 

 

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