Bruxelles: una città sorprendente !

 

Qualche settimana fa sono partita per il Belgio: un viaggio nato all’ultimo minuto, sarei dovuta, infatti, volare direzione Nord Africa e invece la vita si è divertita a sparpagliare le carte e così giusto il tempo di preparare la valigia che mi ritrovo ad atterrare a Bruxelles.

A dire il vero questo cambio di programma non mi entusiasmava affatto. Come se non bastasse i luoghi comuni su questa capitale quali “in una giornata la si visita facilmente” o “non c’è un granchè da vedere” avevano contagiato anche me.

Ero convinta di trovare una tipica città del Nord Europa, un po’ fredda, cupa e triste ed invece appena scendo all’aeroporto di Zaventem, mi accoglie una città vivace, allegra, piena di attrattive, sia culturali che gastronomiche.

Una città che mi ha trasmesso da subito un senso di internazionalità, dove le diverse nazionalità e lingue si mescolano tra le sue vie, tra i suoi caffè, infatti non è insolito sentire i commessi che con una semplicità disarmante si rivolgono a te passando dall’inglese, al francese, allo spagnolo. Una città dove ad ogni angolo si respira l’Europa. Una delle città più movimentate d’Europa, sede di un’importante università e di numerose istituzioni europee.

Siete curiosi di scoprire questa capitale europea?

Allora venite con me !

Bruxelles, ricca di musei, giardini, parchi, con la sua splendida Piazza che, da sola, vale il viaggio.

GRAND PLACE

Dopo aver sbrigato le formalità del check-in è ormai quasi sera quando mi incammino nei pressi della Grand Place. Circondata dai bellissimi edifici delle corporazioni, con gli inserti in oro delle facciate che risaltano ancora di più quando vengono illuminati dagli ultimi raggi di sole. Ma è alle prime luci della sera che la città indossa una veste nuova, sembra quasi che voglia conquistarti con i suoi giochi di luce che illuminano la Grand Place e creano un’atmosfera particolare.

E’ di una bellezza disarmante, ogni angolo, ogni scorcio regala uno spettacolo eccezionale.

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Resto lì in silenzio, chiudo gli occhi, respiro profondamente: mi sembra di essere in una fiaba.

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Sicuramente una delle piazze più belle e maestose che abbia mai visto, solo ora capisco perché Victor Hugo arrivò a definirla “la piazza più bella del mondo”, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità nel 1998.

Ogni edificio è contraddistinto da un nome che richiama l’attività alla quale il palazzo era adibito oppure da un dettaglio decorativo presente sulla facciata. Tra essi spiccano il maestoso Municipio, in stile gotico, con l’alta torre sormontata dalla statua di San Michele Arcangelo che combatte il drago, visibile da ogni punto della città e la Maison du Roi (o palazzo del Re), che contrariamente a quanto indica il suo nome, non fu mai residenza reale, bensì ospitava il mercato del pane, oggi è sede del Museo della Città di Bruxelles (Musée de la Ville).

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In mezzo a tanta bellezza, con uno sguardo ancora sognante si conclude la mia prima giornata a Bruxelles, in uno dei tanti ristoranti tipici che affollano la piazza.

La mattina dopo mi sveglio presto, la voglia di andare alla scoperta della città è tanta, mi faccio una doccia e sotto il getto cerco di programmare l’itinerario della giornata, ma c’è un pensiero che prende il sopravvento, tanto da non riuscire a pensare ad altro: inizio ad avvertire i morsi della fame. Purtroppo la prima colazione non è compresa nel prezzo della stanza, devo trovare un bar nei pressi dell’hotel, questo non sarebbe un problema in tante città, ma Bruxelles inutile negarlo è una città cara e un cappuccino, spesso neppure di ottima qualità, può arrivare a costare anche €3,50.

Mi vesto al volo, indosso le mie fidate scarpe da ginnastica, ci sarà da camminare parecchio oggi, ed esco: mi metto alla ricerca di un locale dove far colazione, senza spendere una follia.

Dopo un breve girovagare, scovo un piccolo locale proprio accanto al mio hotel, il Bedford Hotel, in Rue du Midi, Les temps de Tartines, devo esserci passata accanto distrattamente il giorno prima.

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Un locale che sprigiona un profumo di pane misto a quello di dolci appena sfornati, messi in bella mostra nella vetrina del bancone. Piccolo, ma accogliente, con i tavolini in legno grezzo, in stile boulangerie, che richiama alla mente i panifici francesi, il luogo perfetto dove fare colazione con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Inizio la giornata con un’ottima brioche accompagnata dall’immancabile burro alla quale posso aggiungere una vasta gamma di confetture e di creme. Su ogni tavolino vi sono, infatti, già collocati i diversi barattoli. Ho solo l’imbarazzo della scelta: la crema al cioccolato bianco è qualcosa di strepitoso. Non vi nego che è Les temps de Tartines è diventata la mia tappa fissa durante tutti i giorni del mio soggiorno a Bruxelles.

Ora sono pronta per iniziare il “Tour dei Pis”. Avete capito dove mi sto dirigendo?

MANNEKEN PIS

Sono alla ricerca del cittadino più famoso della città: il Manneken Pis (letteralmente “bambino che fa la pipì”).

A differenza delle mie aspettative, la statua è piuttosto piccola, alta circa 50 cm, collocata all’angolo di un incrocio, a circa due isolati dalla Grand Place, si rischia di passarci accanto senza quasi notarla se non fosse per il folto numero di persone assiepate davanti alla fontana. Una foto di rito qui è d’obbligo!

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Il Manneken Pis, simbolo della città, è la personificazione dello spirito beffardo di Bruxelles. Nei secoli è diventato famoso soprattutto per le storie e leggende attorno ad esso.

Secondo una leggenda, durante la guerra, un bimbo avrebbe spento la miccia di una bomba facendoci su la pipì, salvando così la città dai nemici che volevano distruggerla.

E’ stato oggetto di atti vandalici ed è stato rapito ben due volte prima dagli inglesi e un paio d’anni dopo dai francesi.

Oggi continua ad assumere un ruolo principale nelle diverse celebrazioni della città, infatti, in particolari giornate, la statua viene vestita in diverso modo, a seconda della festa.

Con il biglietto d’ingresso al Museo della Città di Bruxelles è possibile anche vedere alcuni dei capi più belli del suo vasto guardaroba, composto da più di 1000 abiti conservati in un museo poco distante dalla statua inaugurato all’inizio del 2017. E poi dicono che le donne sono vanitose!

Non è difficile trovare il museo: una delle facciate dell’immobile che lo ospita è decorato da un murale gigante che riproduce proprio il Manneken Pis in giacchetta e jeans.

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E proprio lì accanto, vi è quello che definirei il regno dei waffle (le cialde croccanti fuori e morbide dentro, quadrate, dall’aspetto inconfondibile, a forma di nido d’ape, cotte su piastre). Vi ricordate ne avevo già parlato quando vi ho raccontato della mia domenica a Brugge, clicca qui.

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Nella piccola stradina accanto al Manneken, lastricata a ciottoli, vi sono una accanto all’altro numerosi negozietti che vendono queste specialità.

Vi devo avvisare, però, che anche se non amate i dolci, se ne diventa dipendenti. Non resisto neppure io alla tentazione e mi concedo, come break, un waffle con un mix di frutta fresca tagliata al momento. La varietà di accompagnamenti è incredibile si passa dal cioccolato fondente alle confetture di frutta, al gelato con panna montata: uno più buono dell’altro, anche se ho adorato quelli “nature”, eccezionali nella loro semplicità, serviti, come li prevede la ricetta originale, solo con una spolverata di zucchero a velo e niente più.

Dopo il breve pausa mi rimetto alla ricerca degli altri due personaggi insoliti e forse meno famosi di Bruxelles.

JEANNEKE PIS

E’ la “sorellina” di Manneken, si trova nel quartiere di Ilot Sacre, l’Isola Sacra, in fondo a una piccola strada laterale e senza uscita.

Decisamente difficile da trovare, anche questa è una statua piuttosto piccola, collocata dietro un’inferriata, rappresenta una bambina con i capelli, raccolti in due piccole code, che fa la pipì accovacciata.

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ZINNEKE PIS

Manca solo una tappa per conclude il “Tour dei Pis” e così mi allontano dal centro alla ricerca di Zinneke Pis, un cagnolino che fa la pipì con la zampetta alzata ad un angolo di una strada alla moda.

Il cagnolino di razza “meticcia”, simboleggia il miscuglio razziale che contraddistingue la capitale belga.

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Leggermente dislocato rispetto alle altre, è decisamente il più difficile da trovare, ma anche per questo il più interessante. Ispira subito simpatia e mettersi alla sua ricerca permette di immergersi all’interno di alcune strade dove difficilmente si passerebbe, quelle più autentiche che ti permettono di cogliere la vera essenza, l’anima della città.

E’ anche l’unica statua ad essere priva di protezione e di acqua, infatti contrariamente alle altre non è una fontana, ed è quella che, a mio parere, si armonizza meglio con l’ambiente circostante.

QUARTIERE DI ILOT SACRE’

Ritorno sui miei passi e trascorro il pomeriggio nel quartiere di Ilot Sacré, nel cuore medievale di Bruxelles dove è possibile ammirare vecchie case tradizionali sei-settecentesche, accanto alle vie più commerciali e trafficate.

Tra gli edifici più emblematici dell’Isola Sacra vi sono la Borsa, con la sua architettura neoclassica, la chiesetta medioevale di Saint Nicolas e la splendida Galereis Royales St-Hubert, tipico esempio di Art Nouveau.

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In un attimo sembra di essere catapultati in quell’atmosfera architettonica di fine ‘800, resa tale dall’eleganza degli edifici con spazi aperti e luminosi, soffitti in vetro, linee sinuose rese possibili dall’uso innovativo della lavorazione del ferro.

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All’interno della galleria vi sono negozi di grandi firme, bar e cioccolaterie. Qui è possibile entrare in una delle più belle e famose boutique di cioccolato Neuhaus dove nel 1912 è stata inventata la pralina farcita, un guscio di cioccolato freschissimo (bianco, al latte o fondente) con un morbido ripieno.

IL DELIRIUM CAFE’

Non si può dire di essere stati a Bruxelles senza aver assaggiato la sua famosa birra e così concludo questa nuova giornata su suolo belga in un bar storico, quasi un’istituzione, proprio nella stradina dove si trova la sorellina di Menneken: il Delirium Cafè.

Il Delirium è un locale su tre piani, con le pareti e i soffitti tappezzati di oggetti che ruotano intorno al mondo della birra, sempre affollato di persone, giovani, uomini d’affari, viaggiatori, pronti a far festa, ballare ed assaggiare birre, ognuna servita in un bicchiere adatto. L’atmosfera è a dir poco unica.

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Il piano inferiore è sicuramente il più caratteristico con un menù stile elenco telefonico dal quale scegliere la propria birra.

Sicuramente è una delle birrerie più fornite di Bruxelles con oltre 3000 varietà di birre che cambiano durante il giorno. Inutile dirvi che qui si trovano birre per tutti i gusti che riescono a soddisfare sia degli intenditori sia di chi entra solo per bere una birra.

Qui potrete assaggiare non solo la Delirium Tremens (che nel 1998 è stata eletta al Best Beer in the World) e la Chouffe (riconoscibile perché presenta sull’etichetta uno gnomo con un cappello rosso ed una folta barba bianca, che secondo leggende popolari abitavano le regioni collinari e in particolare le fitte foreste delle Ardenne) rigorosamente belghe, ma anche birre al gusto di ciliegia, pesca, frutti di boschi dal sapore decisamente spettacolare.

La Delirium è riconoscibile in tutto il mondo grazie alla sua bottiglia bianca, piuttosto insolita per una birra, al color blu dell’etichetta e all’elefantino rosa.

C’è un motivo che spiega sia il nome insolito sia la presenza in etichetta degli elefantini rosa, dei coccodrilli e dei mostri. Il nome della birra deriva, infatti, dai sintomi di astinenza da alcolici che provoca mix di allucinazioni e agitazione incontrollabile.

Le immagini rappresentano invece i tre stadi attraverso i quali la malattia si rivelerebbe: prima si vedono gli elefanti, poi i coccodrilli e infine i mostri.

Una delle tappe inevitabile di Bruxelles, ma vi consiglio di recarvi nel tardo pomeriggio se volete stare più tranquilli.

Prima di partire avevo sentito racconti secondo i quali, a Bruxelles, la birra costava meno dell’acqua e pensavo che anche questo fosse uno dei tanti luoghi comuni sulla città e invece mi sono dovuta ricredere. Avevano ragione! In alcuni locali del centro, una bottiglietta d’acqua da mezzo litro arriva a costare fino a 3,50 €.

Sulla via del ritorno in albergo, decido di fermarmi a mangiare qualcosa e la scelta ricade sulle mitiche French Fries. Pensavo che fossero delle semplici patatine fritte e invece hanno quel qualcosa in più che le rende uniche, mi hanno letteralmente conquistato. A Bruxelles le patatine sono tutto fuorché un semplice contorno, prepararle richiede un’arte, vista la doppia cottura che le rende croccanti, ma prive di olio.

La mattina seguente, complice anche il fatto che a Bruxelles come in tutto il Nord Europa il sole sorge più tardi, rispetto all’Italia, e quell’aria frizzante che sento non appena metto il naso fuori dall’hotel, decido di iniziare la giornata con ritmi lenti e in compagnia dell’immancabile brioche presso Les temps de Tartines.

ATOMIUM

Tappa della giornata è l’Atomium, un altro dei simboli della città, ma a dispetto della maggior parte delle indicazioni che consigliano di raggiungerlo in metropolitana, scelgo il tram.

Lo stile architettonico della città mi affascina troppo per non vedere anche la sua periferia e il tram con il suo andare lento e a tratti traballante, mi permette di osservare la quotidianità, caratterizzata da complessi di case popolari, dallo stile essenziale, accanto a edifici dallo stile moderno, così distanti da quello fiabesco della Grande Place.

La scelta di prendere un tram non si rivela però la cosa più facile del mondo, non perché Bruxelles non possieda una buona rete di trasporti pubblici, ma bensì per la difficoltà nell’acquistare dei biglietti singoli. Diversamente da altre città europee i biglietti sia degli autobus che dei tram non sono acquistabili presso le edicole o tabacchini, ma esclusivamente presso le stazioni della metropolitana. Solo dopo esser salita sul tram che mi condurrà fino a Kufferath, la fermata più vicina all’Atomium, scopro che con un piccolo sovrapprezzo è possibile acquistare il biglietto anche a bordo.

Costruito nel 1958 per l’Expo, avrebbe dovuto essere abbattuto dopo solo 6 mesi, ed invece è ancora lì a disegnare nel cielo affascinanti geometrie. Rappresenta i 9 atomi di una cella di  un atomo di ferro. Oggi è entrato di diritto a fra parte dello skyline della città.

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Situato nel parco Heysel, circondato dal verde, è una struttura che ti lascia a bocca aperta! Man mano che ci si avvicina sembra quasi che diventavi più grande, qualcosa di impressionante.

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Solo alcune delle sue sfere sono visitabili, dalla sommità della sfera più alta, raggiungibile con un velocissimo ascensore, si può ammira un bellissimo panorama della città. Al loro interno si respira l’atmosfera degli anni 50: un mix tra stupore e nostalgia di quegli anni.

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Senza che me ne accorga la mattinata vola via velocemente e sono nuovamente seduta sul tram, il numero 93, che mi riporta in centro.

I giorni successivi li trascorro perdendomi tra le strade della città alla scoperta dei suoi tanti quartieri: Bruxelles continua a sorprendermi per le sue molte anime, riesce a stupirmi, quasi a disorientarmi con il suo gioco di contrasti architettonici.

CATTEDRALE DI SAN MICHELE E SAN GUDULA

Arroccata tra edifici moderni e uffici, vi è la maestosa Cattedrale di San Michele e Santa Gudula che ricorda per l’architettura e lo stile Notre Dame a Parigi, ma sembra estranea a tutto ciò che la circonda.

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Bruxelles è un vero e proprio patchwork di stili, e a sole poche centinaia di metri dalla cattedrale nei pressi di Palais Royale (Palazzo Reale), nel quartiere di Mont des Art, vi sono splendidi esempi dell’Art Nouveau tra cui spicca l’Old England, in ghisa e ferro battuto, un tempo, grande struttura commerciale, oggi, sede del Museo degli strumenti della città.

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QUARTIERE DI SABLON

Un quartiere suggestivo a pochi passi dal centro è sicuramente quello di Sablon qui si respira un’atmosfera quasi parigina con la splendida piazza ricca di negozi di antiquariato con annessa la bellissima cattedrale.

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Sconosciuto ai più, qui vi è uno splendido giardino all’italiana il Petit Sablon, un’oasi di pace nel traffico cittadino,  la bellezza delle aiuole e dei fiori lo rendono un vero gioiello, uno dei più belli della città, dove è possibile riposarsi lasciandosi cullare  dallo scrosciare dell’acqua della fontana.

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I FUMETTI DI BRUXELLES

Bruxelles è una città da visitare naso all’insù, infatti è conosciuta nel mondo per essere la capitale del fumetto. Passeggiando per la città è facile, infatti, imbattersi in diversi personaggi dei fumetti.

Divertenti e colorati, quando meno te lo aspetti ecco che appaiono murales giganti, dipinti sui muri delle case, anche di quelle più antiche.

Non avrete bisogno di una lista contenente gli indirizzi, basterà girare tra le sue stradine per trovarli.

  • IL GIOVANE ALBERT (Fumetto di Yves Challand, 2000) – Rue des Alexiens 49

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  •  NERONE (Fumetto di Marc Sleen) – Place Saint-Géry

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  • VICTOR SACKVILLE (Fumetto di Francis Carin) – Rue Marché-au-Charbon 60

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  • RIC HOCHET (Fumetto di Tibet) – Rue du Bon Secours 9

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Qui, a Bruxelles, dove il sole tende ad andare a dormire tardi la sera, i giorni trascorrono velocemente ed è già l’ora di tornare a casa.

Sul treno che mi conduce all’aeroporto ripenso al fascino inaspettato di questa città, al profumo suadente delle sue numerose cioccolaterie, all’odore del mare che caratterizza il quartiere di Ilot Sacré, dove da oltre un secolo sono custoditi i segreti di uno dei più famosi piatti della tradizione gastronomica di Bruxelles: le “moules “, le cozze, accompagnate dalle immancabili “french frites” (patatine fritte); all’odore di terra umida e muschio, che si respira nei suoi numerosi parchi.

Chissà forse un giorno tornerò in questa città particolare, sorprendente e tutta da scoprire!

 

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