Gorizia: da città di confine a Capitale Europea della Cultura 2025

Non è mai facile parlare della propria terra, della propria città, forse perché si conoscono i pregi e i difetti, o semplicemente perché si corre il rischio di lasciarsi trascinare dalle emozioni che ci legano a quei luoghi. Nonostante ciò ho deciso di mettermi in gioco e di portarvi alla scoperta di Gorizia, della mia città e di quei luoghi che hanno segnato la mia infanzia.

Gorizia è una piccola cittadina, situata al centro dell’Europa, terra di confine, dove si sono intrecciate identità diverse.

Una città dalle 1000 sfaccettature, ricca di cultura e con alle spalle una storia millenaria affascinante, per lungo tempo, infatti, fino alla Prima Guerra Mondiale, è stata crocevia di tre civiltà, quella latina, quella slava e quella germanica, oltre ad una piccola comunità ebraica, attiva nel contesto culturale cittadino, purtroppo quasi interamente scomparsa in seguito alle persecuzioni naziste. Una città colta e tollerante, dove fino agli anni Venti del secolo scorso in quasi tutte le famiglie si parlava correntemente e con disinvoltura tre lingue: l’italiano, il friulano e lo sloveno, oltre al tedesco, necessario per interloquire con i funzionari asburgici.

Gorizia è stata terra non solo di incontri, ma nel corso dei secoli, anche di antiche battaglie e di scontri sanguinosi che hanno segnato profondamente la vita della città, che nel corso della sua storia hanno portato Gorizia a cambiare confine per ben 7 volte.

Durante la Prima Guerra Mondiale, essendo situata sul principale fronte tra Austria e Italia, fu teatro delle “12 battaglie dell’Isonzo”, e in seguito nel 1921, insieme al Friuli Venezia, Gorizia fu annessa al Regno d’Italia.

Eppure furono gli anni del secondo dopo guerra, che cambiarono radicalmente la città. Durante la guerra fredda, lo scontro tra il comunismo e l’anticomunismo portò, nel 1947, la città ad essere privata di ben due terzi del suo territorio, in particolare dei sobborghi nord orientali (delle frazioni di Salcano (Solkan), San Pietro (Sempeter), Vertoiba (Vrtojba), della stazione ferroviaria di Montesanto, della Transalpina, del Monastero della Castagnevizza e del Santuario di Montesanto).

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Monastero di Castagnevizza

In seguito al trattato di Parigi, Gorizia si ritrovò affacciata sulla cortina di ferro, a stretto contatto con uno stato, la Jugoslavia, governato da un regime comunista. Furono stesi cavalli di frisia e filo spinato che segnarono, così, il nuovo confine tra Italia e Jugoslavia e di conseguenza, nel 1948, la nascita della città di Nova Gorica, al di là del confine, per dare un senso amministrativo al territorio passato alla Jugoslavia.

Un confine incombente che stravolse le vite di tante persone e influenzò la loro quotidianità.

Sebbene, oggi, il confine non esista più, (con l’entrata della Slovenia, nel 2004, nell’Unione Europea e successivamente con l’applicazione degli accordi di Schengen, nel dicembre 2007, tra Italia e Slovenia) passeggiando per Gorizia, si respira ancora quell’atmosfera sospesa di città di confine che ha plasmato per decenni la città, un confine che ha continuato ad esistere nella mente dei suo abitanti, per anni anche dopo la sua caduta.

Tra le sue vie si respira quell’atmosfera rarefatta, ma allo stesso tempo un po’ malinconica, che evoca i fasti del suo glorioso passato, quando era capitale della grande contea di Gorizia oppure legati al momento della sua massima espansione, quando comprendeva quasi tutto il Friuli orientale, oltre ad una parte dell’Istria, del Tirolo, a parte della Carinzia e della Stiria, o quando, durante l’Impero Asburgico, fu soprannominata la “Nizza austriaca” per i suoi alberghi di lusso e gli eleganti palazzi, con giardini, che conferirono a Gorizia quell’aspetto nobile ed elegante che attiravano gli esponenti della nobiltà e della borghesia austroungarica.

I decenni trascorsi come città di confine, ai margini dell’Italia, ha lasciato in Gorizia numerosi strascichi, legati anche al fatto che non è stata capace, dopo gli splendori del passato, ad imporsi nella realtà culturale italiana, ma è stata relegata a cittadina di provincia.

Nonostante le sue contraddizioni, Gorizia è una città che con le sue tante bellezze e contraddizioni non lascia indifferente. 

La visita di Gorizia non può che partire dal Castello medievale che sorge sul colle che domina la città.

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Da qui si può godere una splendida vista non solo sulla città, ma anche sulle zone del Collio sloveno e sui tre rilievi montuosi, teatri delle battaglie della Prima Guerra Mondiale: il Calvario (chiamato, così, per la presenza di tre croci, rappresentanti la crocifissione di Gesù), il Sabotino e il San Michele.

Antica residenza dei conti di Gorizia, oggi è il simbolo della città, eretto all’inizio del XI secolo, nel corso del XIII secolo, fu ampliato con torri e maschi, cominciando, così, ad assumere le sembianze di una vera fortificazione. Il maniero cambiò più volte aspetto, nel corso della sua lunga storia, perdendo molto della sua architettura originale, fino ad essere semidistrutto da pesanti bombardamenti durante la Prima Guerra Mondiale. Venne ricostruito tra il 1934 e il 1937 con lo scopo di riportare il castello al suo antico aspetto medioevale.

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Visitare le sue varie sale, che ospitano arredi e armamenti d’epoca, permette di camminare in quelli ambienti che furono la dimora dei nobili del tempo e rivivere il fascino del Medioevo. Nel cuore del castello, nella Corte dei Lanzi, (ovvero delle guardie armate), con la sua anima prettamente medioevale, sono ancora evidenti i resti dell’alta torre centrale (il maschio originario) risalente all’ XI secolo, che venne demolito, nel corso del Cinquecento, perché troppo vulnerabile alle artiglierie.

Al piano terra del Castello vi sono la piccola sala da pranzo e la cucina, arredate con tavoli e credenze d’epoca completi di stoviglie tardomedievali. Qui è possibile visitare anche le carceri del castello ed una collezioni di armi antiche. Al piano nobile si trovano, invece, la Sala del Conte, una delle più belle del castello, oggi adibita ad matrimoni, convegni e congressi e il Salone degli Stati Provinciali, una grande sala, con uno spettacolare soffitto a cassettoni e tracce di preziosi affreschi, che ospita spesso importanti mostre temporanee. Al primo piano si trova anche una bella collezione di antichi strumenti musicali medievali e rinascimentali, perfettamente funzionanti.

Da non perdere, poi, la passeggiata lungo il Cammino di Ronda dal quale è possibile osservare dall’alto la città ed i territori della vicina Slovenia.

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Ai piedi del castello sorge il Borgo Castello, un piccolo nucleo di abitazioni, sviluppatosi intorno alla corte e allineate lungo la via principale.

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Lungo la strada in discesa del borgo sorge la Chiesetta di Santo Spirito, la più antica chiesa della città, risalente alla fine del 1300, un tipico esempio di architettura tardo gotica caratterizzata da un campanile a vela. La struttura che ammiriamo oggi è, però, frutto della ricostruzione nel 1917, infatti, fu quasi del tutto distrutta in seguito ai bombardamenti della Prima Guerra Mondiale. La chiesetta al suo interno appare piuttosto spoglia, degno di nota è solo il quadro dell’Assunzione, posto sopra l’altare, attribuito a Domenico Tintoretto, figlio di Jacopo.

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Durante la settimana è possibile osservare l’interno della chiesetta solo attraverso una vetrata, posta all’ingresso, mentre la domenica e i festivi, durante la celebrazione della messa, delle ore 9:30, è possibile accedere al suo interno.

Nell’adiacente cortile della chiesetta di Santo Spirito, un tempo, venivano celebrate le cerimonie di insediamento dei vari capitani che reggevano la contea di Gorizia.

Scendendo dal Castello di Gorizia si raggiunge il cuore del centro storico, e in particolare l’antica piazza del mercato, Piazza di Sant’Antonio, dove spicca il colonnato che è un tempo apparteneva al chiostro di un ex convento francescano, risalente al XIII secolo, che secondo la leggenda fu costruito per volere di Sant’Antonio da Padova.

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Portico di Piazza Sant’Antonio

Sulla piazza si affacciano diversi palazzi tra cui Palazzo Strassoldo, storica dimora di una delle più antiche casate friulane, oggi sede di un hotel, l’Hotel Entourage (temporaneamente chiuso per lavori di manutenzione) e il Palazzo dei baroni Lantieri, dimora privata, di origine trecentesca, punto di riferimento e centro culturale per Gorizia e la sua Contea, che conserva in una sala, al piano terra, interessanti affreschi. Nel corso dei secoli il palazzo ha ospitato importanti esponenti della cultura tra cui Napoleone, Casanova e Carlo Goldoni. Oggi il Palazzo Lantieri è visitabile solo su prenotazione con visita guidata (per preventivi è possibile scrivere a contatto@palazzo-lantieri.com. Vengono proposte anche soluzioni personalizzate che prevedono, oltre alla visita del palazzo, aperitivi, pranzi e cene).

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Palazzo Strassoldo

A poca distanza sorge il Duomo di Gorizia, la Cattedrale metropolitana dei Santi Ilario e Taziano, Martiri che custodisce la volta di un’antica cappella, la Cappella di Sant’Acazio, con affreschi medioevali raffiguranti angeli musicanti.

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Ritornando sui propri passi si imbocca via Rastello chiamata così, perché è un tempo, durante il Medioevo, vi era un cancello, a forma di rastello, che durante le ore notturne veniva chiuso per separare le case dalla zona dove sorgeva un grande prato, lì dove, oggi, sorge Piazza della Vittoria.

Via Rastello, che, un tempo, ospitava una serie di botteghe di artigiani e di mercanti, oggi rivive grazie alle iniziative promosse dall’ associazione Via Rastello – Associazione Volontaria, nata con lo scopo di valorizzare questa via della città e ricreare quell’atmosfera vivace che la contraddistingueva. Una curiosità, circa la pavimentazione di via Rastello, è legata al fatto che è, durante i lavori di riqualificazione, è stato evidenziato il percorso dell’antica via del tram di Gorizia che collegava l’attuale Via Garibaldi (un tempo Via del Teatro) con Piazza Vittoria.

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Piazza Vittoria, la grande piazza dalla fonte triangolare, oggi è il punto nevralgico della città. 

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Sulla piazza si affaccia la Chiesa di Sant’Ignazio, la chiesa più significativa e importante di Gorizia, caratterizzata dalle cupole a cipolla, che ha le sembianze di un duomo, anche se in realtà non lo è.

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Costruita, nella metà del XVII secolo, dai gesuiti, arrivati a Gorizia, per volere del Vaticano con lo scopo di contrastare il crescente protestantesimo che si stava diffondendo in città. La chiesa grazie alla verticalità della sua facciata appare imponente.

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La piazza è circondata da palazzi eleganti tra cui Casa Torriana, di origine cinquecentesca, sede oggi della Prefettura, qui vi soggiornò, alla fine del 1700 anche Casanova che raccontò del suo soggiorno goriziano nelle “Memorie”. Di fronte a Casa Torriana si trova la colonna di Sant’Ignazio, donata dal conte Andrea di Porcia, cavaliere dell’ordine di Malta, collocata nel 1687.

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Al centro della piazza sorge la fontana del Nettuno e dei tritoni: i tre tritoni rappresentano i tre corsi d’acqua di Gorizia: l’Isonzo, il Corno e il Vipacco.

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Entrando in uno dei portoni dei palazzi situati di fronte alla fontana, ci si ritrova in uno dei più belli  chiostri della piazza, reso ancora più suggestivo alla sera quando viene sapientemente illuminato, che conduce al Palazzo del Cinema, oggi sede del cinema cittadino.

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Passeggiando nella piazza si possono scorgere, poi, una strana circonferenza e un quadrato in ferro, inseriti nella pavimentazione: si tratta del perimetro della posizione originale della Fontana del Nettuno. Durante i lavori di riqualificazione della piazza, infatti, nell’impossibilità di spostare la fontana e riposizionarla nella sua posizione originaria, si optò per un segno che indicasse il punto preciso in cui sorgeva la monumentale fontana, realizzata nel 1756,  e dal quale fu rimossa nel 1936 per favorire una regolare viabilità. La fontana sostituì un antico pozzo, alimentato, inizialmente, da una primitiva conduttura ricavata da tronchi di abete perforato.

Accanto alla Chiesa di Sant’Ignazio si trova, invece, il misterioso quadrato in ferro, che ricalca il perimetro dove la statua di Sant’Ignazio fu collocata in seguito alla visita di Mussolini in città.

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Originariamente e fino al 1938, anno della visita in città di Mussolini, la statua di Sant’Ignazio si trovava nella posizione dove possiamo ammirarla oggi, ovvero di fronte a Casa Torriana, con lo sguardo verso Montesanto e il Sabotino.

Durante la visita di Mussolini in città, poiché la statua si trovava sull’asse visuale del palco, allestito per il discorso, si decise di spostare la statua alla sinistra della chiesa di Sant’Ignazio. In seguito ai lavori di riqualificazione della piazza, la statua fu ricollocata nella sua posizione originaria, ma si decise di lasciare, anche in questo caso, a ricordo del suo spostamento, un segno visibile nella pavimentazione.

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Tappa successiva è via Carducci conosciuta, durante l’impero asburgico, come la “Via dei Signori” che conduce in Piazza De Amicis dove sorge il più elegante palazzo goriziano: Palazzo Attems Petzenstein, un elegante edificio, realizzato da Nicolò Pacassi e costruito, nella prima metà del settecento, con uno stile di transizione tra il barocco e rococò.

Oggi è sede della Pinacoteca dove vi sono conservate opere di maestri del Settecento veneto, ma anche ritratti ottocenteschi e una collezione di opere del Novecento. Con l’acquisto di un unico biglietto è possibile visitare oltre alla Pinacoteca di Palazzo Attems Petzenstein, il Castello di Gorizia, il Museo della Grande Guerra, il Museo della Moda, (entrambi situati in Borgo Castello) e Palazzo Coronini Cronberg.

Una breve passeggiata conduce a una via dall’aspetto anonimo, ma profondamente legato alla storia di Gorizia, via del Rafut, il cui nome deriva da una variazione della parola tedesca “raffholz” (rami caduti) era, infatti, tradizione andare a cercare la legna da ardere sul vicino colle del Rafut. In questa via, nel 1947, in seguito al trattato di Parigi, dall’oggi al domani, venne tracciata una riga a metà, una striscia di calce bianca, che divise in due non solo una città, ma anche le vite di tante persone. Il caso più eclatante si trova proprio in Via Rafut, dove fu una famiglia si ritrovò la casa in Italia e la stalla in Jugoslavia. Per decenni, poi, i contadini per raggiungere le loro terre dovettero munirsi di un lasciapassare apposito la “propusnica”.

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Con la creazione del nuovo confine nacque, di conseguenza, un contrabbando di necessità.

Si iniziò a contrabbandare quello che non si trovava in Jugoslavia (come caffè, biciclette e jeans, ma anche la musica rock), mentre quello che si trovava in grande quantità Jugoslavia lo si vendeva in Italia. Tutto ciò è ben visibile nel Museo del Contrabbando, conosciuto anche come Collezione museale Pristava, il museo allestito alla fine di Via Rafut, in territorio sloveno, all’interno degli ex uffici del valico di seconda categoria di Pristava, oggi restaurati.

Il luogo più simbolico di Gorizia che, fino al 2004, ha letteralmente separato in due i territori italiani da quelli della ex Yugoslavia è, però, Piazza della Transalpina, che prende il nome dalla linea ferroviaria, inaugurata nel 1906  che nel periodo asburgico collegava Gorizia alla capitale dell’epoca, Vienna e al porto di Trieste.

Sul tetto della ferrovia della Transalpina, per decenni, si vedeva svettare la Stella Rossa, oggi, esposta nel Museo del confine, allestito all’interno di uno degli edifici alla stazione ferroviaria.

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Il piccolo museo racconta, attraverso fotografie ed oggetti, la storia del confine, tra le numerose fotografie vi sono alcune dei soldati inglesi, con in mano i secchi di calce, che nel 1947, tracciarono la linea del nuovo confine che divise in due il centro di Gorizia dalla sua periferia orientale, oltre alle divise dei «graniciari» (le guardie armate dei reparti dell’Armata Popolare Jugoslava (JNA), che avevano il compito di sorvegliare il confine, pronti a sparare su chiunque non si fermava all’alt) e ai «prepustnica» (i lasciapassare) utilizzati per attraversare i valichi di seconda categoria, aperti solo dalle 8 alle 18, che potevano essere oltrepassati solo da coloro che erano residenti entro 10 km dal confine e che possedevano quel determinato lasciapassare.

Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, quello della Transalpina fu l’ultimo confine europeo a crollare, un luogo dalla forte carica emotiva, un confine da molti ritenuto innaturale, che nessuno aveva mai realmente capito, ma che aveva influenzato profondamente i destini e le vite di tante persone. Nel piazzale della stazione, per decenni le mamme con in braccio i figli, appena nati, si incontravano al di là della recinzione per farli conoscere a quella parte della famiglia che era rimasta a vivere nei territori iugoslavi.

Il 1 maggio 2004, con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, fu abbattuto quel piccolo muro in calcestruzzo, sormontato da una recinzione, che separava Gorizia dai territori di Nova Gorica. Dopo la riqualificazione della piazza si è deciso di conservare, ai bordi della piazza, parte del muro, formata da una base in calcestruzzo sormontata da una ringhiera, mentre al centro della piazza vi è un mosaico e una piastra metallica commemorativa a ricordo di quel confine che divise Gorizia da Nova Gorica.

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Oggi la piazza è diventata simbolo d’integrazione, di cooperazione e di pace, dopo decenni di odio, di dolore e di divisione.

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In questa stessa piazza i cittadini, di recente, si sono riuniti per festeggiare la designazione di Gorizia e Nova Gorica a Capitale Europea della Cultura 2025, che cadrà nell’ottantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Ritornando verso Piazza de Amicis, tappa successiva della visita di Gorizia è via Ascoli, in quello che un tempo era l’antico ghetto, istituito a Gorizia alla fine del 1600. Durante la Shoah, gran parte dei goriziani di religione ebraica furono deportati e il ghetto progressivamente scomparve. La Sinagoga, imponente edificio del 19° secolo, ospita il Museo della Gerusalemme sull’Isonzo che illustra la storia del Popolo d’Israele e della comunità ebraica goriziana. All’interno vi è anche un’esposizione permanente delle opere Carlo Michelstaedter, scrittore, filosofo e pittore goriziano, uno dei maggiori rappresentanti della comunità ebraica goriziana.

Accanto alla Sinagoga si può ammirare il cancello settecentesco, in ferro battuto, ritenuto l’antico portone del ghetto.

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Cancello-Sinagoga-Gorizia

Proseguendo lungo Via Ascoli, si giunge a Palazzo Werdenberg, sede del seminario dei gesuiti, fino al 1773, anno in cui l’ordine venne soppresso per volere dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. L’edificio venne, quindi, destinato ad uso scolastico, durante l’Ottocento, infatti, ospitò la sede dell’imperiale regio ginnasio superiore (l’attuale liceo classico), oggi il palazzo è sede della Biblioteca Statale Isontina.

Con il suo scalone barocco e gli splendidi stucchi settecenteschi attribuiti a Giovanni Pacassi, figlio di Nicolò, è uno dei tanti tesori nascosti di Gorizia.

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La giornata alla scoperta di Gorizia non può che concludersi all’ombra dei grandi alberi dei Giardini Pubblici, seduti ad uno dei tavolini dei bar gustando un ottimo caffè. Gorizia, infatti, è stata una terra particolarmente fertile nella produzione di caffè: dagli anni Venti del Novecento la famiglia Mattioni fornì a Gorizia e a tutta la regione, le proprie miscele, frutto di un’attenta cernita di semi “crudi”, provenienti dal Brasile, dalla Colombia, dal Centro America e dall’Africa.

I Giardini Pubblici sono caratterizzati da specie arboree dal gusto esotico, tra cui il platano e il ginko, oltre a sempreverdi quali la magnolia, il leccio e il pino marittimo; la grande fontana bronzea, in stile neorinascimentale, posta al centro, conosciuta come la Fontana di Gyulai, donata dal generale Gyulai che decise di trascorrere la sua pensione a Gorizia e la centralina meteorologica, di gusto mitteleuropeo, ancora funzionante dal lontano 1895, anno della sua collocazione.

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Una passeggiata tra i sinuosi vialetti dei Giardini Pubblici permette di rivivere, quell’atmosfera tranquilla e rilassata che si respirava quando Gorizia era soprannominata “la Nizza Austriaca” con la speranza che la città possa tornare agli antichi splendori nel 2025, anno in cui insieme a Nova Gorica, sarà Capitale Europea della Cultura.

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2 commenti

  1. Che bella, non la conoscevo. Mi piacciono molto le mete un po’ fuori dai soliti giri turistici. Mi piacerebbe molto visitarla in solitaria e magari scriverne nel mio blog, la consigli? Grazie! 🙂

    • Non posso che consigliarti Gorizia, è una meta ideale anche per un viaggio in solitaria ! Se hai bisogno di qualche informazione in più scrivimi tranquillamente via email !

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