Un itinerario insolito alla scoperta di una Firenze alternativa

Firenze è famosa in tutto il mondo per essere la culla del Rinascimento: musei, pinacoteche, chiese, che attraggono tantissimi visitatori e che hanno reso celebre l’arte italiana.
Una città che non smette mai di sorprendere, non solo grazie ai suoi capolavori d’arte e alle sue architetture, spesso è sufficiente camminare per i suoi vicoli acciottolati per scoprire una Firenze insolita e nascosta.

Ecco un itinerario, al di là dalle principali attrazioni turistiche fiorentine, per andare alla scoperta di luoghi meno conosciuti, ma altrettanto suggestivi:

1) Fotoautomatica
2) La Fontana del Porcellino
3) Il Corridoio Vasariano
4) La street art del quartiere San Niccolò
5) Il Giardino delle Rose
6) Il Giardino di Villa Bardini
7) Il Tediparium

1) Fotoautomatica

In una città come Firenze, dove in ogni angolo ti ritrovi a fare un salto indietro nel tempo; un itinerario insolito, non può che partire da una Fotoautomatica, una cabina vintage per fototessere.

Fotoautomatica-Firenze-2

Ce ne sono diverse sparse per Firenze, ma io vi segnalo quella di Via dell’Agnolo 117, originale del 1969, la prima ad essere stata posizionata, proprio nel cuore della movida fiorentina.

FotoAutomatica-Firenze

In una realtà dove siamo abituati agli smartphone e all’uso dei filtri è possibile vivere un’esperienza unica: basta sedersi sullo sgabello metallico, chiudere le tendine, darsi una rapida sistemata allo specchio e, poi, lasciare che la macchinetta faccia il suo lavoro.

A differenza delle moderne cabine, infatti, dove si possono regolare le luci, in questa non si ha la possibilità di intervenire, neppure sullo scatto che arriva, così quasi all’improvviso. Cinque minuti di attesa e potrete avere tra le mani quattro fototessere, rigorosamente in bianco e nero, a ricordo di una città capace.

Da qui ci dirigiamo verso il centro storico, a due passi da Ponte Vecchio.

2) La fontana del Porcellino

A lato alla Loggia del Mercato Nuovo, sotto i cui archi viene allestito un piccolo mercato tipico di pelletteria, si trova la statua bronzea del Porcellino, anche se in realtà è raffigurato un cinghiale.

Loggia-del-Mercato-Firenze

L’originale dell’opera, realizzata in marmo, agli inizi del 1600, da Pietro Tacca è conservato presso la Galleria degli Uffizi.

Secondo la tradizione popolare, come gesto ben augurante, si dovrebbe strofinare il naso del porcellino e mettergli nella bocca, dalla quale esce un piccolo rigolo d’acqua, una monetina: se la monetina cadendo finirà nella grata si avrà fortuna, altrimenti no. In realtà l’inclinazione è tale che solo le monete più grandi riescono a cadere facilmente nelle fessure della grata.

Fontana-del-Porcellino-Firenze

Tutte le monete raccolte nella grata hanno uno scopo benefico, vengono, infatti, donate all’Opera della Madonnina del Grappa per aiutare i bambini, orfani e non, che vivono in difficoltà.

Fu proprio questa statua ad ispirare una delle fiabe di Hans Christian Andersen (lo stesso che scrisse “la Sirenetta”) il quale, dopo un viaggio a Firenze, dedicò al Porcellino di Firenze una fiaba: Il porcellino di bronzo, forse la sua fiaba meno conosciuta, ma sicuramente quella più ricca di descrizioni delle principali bellezze della città.

A ricordo di ciò, vi è stata posta, anche, una targa sulla Loggia del Mercato Nuovo.

Piazza-della-Loggia-Firenze

Negli ultimi anni, Il Porcellino di Firenze ha fatto anche diverse apparizioni cinematografiche, tra cui nella saga di Harry Potter, il famoso maghetto: in “Harry Potter e la camera dei segreti”, ad esempio, è apparso nel salone d’ingresso della scuola di Hogwarts; mentre in “Harry Potter e i doni della morte – Parte 2”, all’interno della stanza delle necessità, sono state posizionate due copie del porcellino fiorentino, alle quali sono state aggiunte le ali.

3) Il Corridoio Vasariano

Un tempo il Corridoio Vasariano era il percorso segreto, lungo circa un chilometro, che la famiglia de’ Medici, utilizzava per spostarsi, in totale segretezza, tra la sede del potere cittadino, Palazzo Vecchio, e la loro residenza, Palazzo Pitti.Corridoio-vasariano-Firenze

Il corridoio iniziava, infatti, proprio nella sala verde di Palazzo Vecchio, grazie ad un passaggio sopraelevato, su via Via della Ninna si poteva entrare dentro la Galleria degli Uffizi.

Corridoio-Vasariano-Via-della-Ninna-Firenze

Da qui, il percorso correva al di sopra del loggiato ad archi del lungarno degli Archibusieri, fino ad attraversare l’Arno ed entrare nel Ponte Vecchio.

Lungarno-degli-Archibusieri-Firenze

corridoio-vasariano-Ponte-Vecchio-Firenze

Girava, poi, attorno alla torre dei Mannelli (l’unica torre rimasta dei quattro “capi di ponte”, le torri che controllavano, ai quattro angoli, Ponte Vecchio) entrava nella Torre degli Ubriachi (che insieme alle numerose torri, tra cui la Torre dei Mannelli, faceva parte del sistema difensivo del ponte) passava sopra il loggiato della facciata della Chiesa di Santa Felicita. Da qui da un balcone, protetto da una pesante cancellata, ci si poteva affacciare direttamente dentro la chiesa, in questo modo i componenti della famiglia de’ Medici potevano assistere alla messa senza scendere tra il popolo.

Il Corridoio Vasariano, proseguiva, quindi, attraverso la Grotta del Buontalenti, una grotta artificiale con sculture e pitture, situata nei giardini di Boboli, fino ad arrivare a Palazzo Pitti.

Il Corridoio Vasariano fu realizzato, in soli 5 mesi, dall’architetto Giorgio Vasari, nel 1565, per volere di Cosimo I de’ Medici per permettere ai membri della famiglia de’ Medici di muoversi, nel centro di Firenze, in un periodo in cui non contavano sul sostegno della popolazione. Grazie alle 73 finestre presenti lungo tutto il corridoio i de’ Medici potevano, infatti, osservare ciò che accadeva in strada senza essere notati.

Ponte-Vecchio-Firenze

Oggi, oltre alle piccole finestre, il corridoio presenta, anche, dei grandi finestroni, proprio al centro del ponte, rivolti verso la Chiesa di Santa Trinità, realizzati, nel 1938, da Mussolini, in occasione della visita di Hitler a Firenze.

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Pare che proprio la bellezza di questo panorama spinse i tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale, a risparmiare Ponte Vecchio, che a differenza di tutti gli altri ponti cittadini sull’Arno, non fu abbattuto.

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Dopo la sua costruzione, i Medici fecero sostituire tutte le botteghe dei macellai, che storicamente si trovavano su Ponte Vecchio, con quelle degli orafi che, ancora oggi, caratterizzano il ponte più famoso di Firenze, al fine di evitare i cattivi odori che provenivano dalle botteghe dei macellai che erano soliti gettare gli scarti, del loro lavoro, nel fiume.
Dagli anni Sessanta del Novecento fino al 2016, anno in cui venne chiuso per ragioni di sicurezza, il corridoio ospitava la collezione di autoritratti delle Gallerie degli Uffizi.

Dopo anni di chiusura, proprio nel 2022, il Corridoio Vasariano riaprirà al grande pubblico, il nuovo allestimento permetterà di percorrere questa passeggiata affacciata sul cuore di Firenze: partendo da un ingresso, realizzato ad hoc, al piano terra degli Uffizi, passando sopra il Ponte Vecchio, per raggiungere, di là dall’Arno, il giardino di Boboli e Palazzo Pitti.

Per sapere tutti gli aggiornamenti sulla riapertura del Corridoio Vasariano consultate le pagina web degli Uffizi.

4) La street art del quartiere di San Niccolò

Un’esperienza insolita da fare a Firenze è sicuramente quella di perdersi tra le viuzze del quartiere di San Niccolò, situato, ai piedi di piazzale Michelangelo, sulla riva sinistra del fiume, dilladdarno come dicono i fiorentini, per ammirare la sua street art. Qui lontano dalla frenesia del centro storico, si trovano anche la maggior parte degli studi degli street artist.

CLET

In via dell’Olmo 8, si trova lo studio del bretone Clet Abraham, divenuto famoso per i suoi disegni (o meglio adesivi) che applica sui cartelli stradali, reinterpretandoli in chiave ironica. Presso il suo studio, oltre ad alcune opere esposte, è possibile acquistare adesivi, magliette e tutta quella oggettistica che fa parte della cosiddetta Sticker Art, che consiste nell’applicare degli adesivi prevalentemente sui cartelli stradali.

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Firenze è piena di segnali stradali rielaborati dallo spirito creativo di Clet, con il passare degli anni le sue opere si sono, poi, diffuse in varie città italiane ed europee, tra cui Bologna, Roma, Torino, Napoli, Milano, ma anche Londra e Valencia.

I temi delle sue opere sono dei più vari, si passa da quelli religiosi a quelli legati all’etica del lavoro, fino a quelli di puro divertimento. Il protagonista delle opere è di solito un omino nero che viene raffigurato sui cartelli stradali, con lo scopo di “sfidare”, di rovesciare, con l’ironia, l’autoritarismo che si cela dietro le indicazioni stradali, considerate simboli di potere, e sostituire il comando con il dialogo.

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Altre sue opere sfruttano espedienti grafici, come giochi di prospettiva, per trasformare le frecce di direzione in animali oppure rappresentano una freccia di un obbligo che trafigge un cuore.

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Nel 2015 per festeggiare i suoi dieci anni di attività fiorentina Clet ha deciso di sostituire l’omino nero con un protagonista d’eccezione: il David di Michelangelo con la barra orizzontale del divieto di accesso, sotto braccio, fa capolino in un divieto accesso mel quartiere di San Frediano.

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BLUB

Sempre passeggiando per via San Niccolò, ci si può imbattere in dipinti che ritraggono, con maschera subacquea, bollicine acquatiche e sfondi generalmente blu, illustri personaggi dell’arte, della storia, della letteratura, del cinema. Personaggi portatori di positività, come Dante oppure il bacio felliniano tra Mastroianni e Anita Edberg.

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Queste sono il segno distintivo di Blub, pseudonimo di un artista fiorentino dall’identità segreta, le cui opere si possono trovate in via di San Niccolò 44, presso il Dhai Studio Atelier di Carla Bruttini, l’unica a conoscerne la vera identità dell’artista.

A Blub è associata la frase: ‘L’arte sa nuotare’, il suo pseudonimo nasce dal suono onomatopeico delle bollicine d’acqua. La parola ‘Blub’ suggerisce due cose: il colore dell’acqua, dominante nei suoi lavori, e un suono onomatopeico, privo di mediazioni.

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Nelle opere di Blub la maschera subacquea è elemento simbolo. Con la maschera, infatti, si può vedere meglio mentre si nuota. Sott’acqua, si è in simbiosi con elemento, non c’è né peso, né tempo, ci si ritrova a fluttuare in un’altra dimensione.

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Negli ultimi anni anche le opere di Blub hanno oltrepassato i confini di Firenze e hanno raggiunto moltissime città come Londra, passando per Bruxelles, Roma, Venezia, Ferrara e anche il piccolo borgo delle Cinque Terre, Vernazza.

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Blub ritrae Clet

EXIT ENTER

Camminando in via San Niccolò si può andare, anche, alla ricerca dei disegni di Exit Enter (giovane artista toscano, originario della provincia di Livorno) che si firma con una “K”.

Omini stilizzati che interpretano piccole storie, come quella dell’omino che viene portato via dal vento aggrappato a palloncini, scappa per le scale, insegue dei cuori e raffigura l’eterna tendenza dell’uomo a cercare qualcosa, che sia, ‘Love’, o ‘Exit’.

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Poche linee, l’uso di solo due colori, il rosso e il nero al quale si aggiunge, ogni tanto, dei tocchi di bianco, per una resa stilistica pulita, essenziale, ma allo stesso tempo fortemente comunicativa, per sollecitare l’immaginazione dello spettatore. La scelta del nome Exit Enter è riconducibile proprio al fatto che attraverso il suo piccolo disegno chi lo guarda, può entrare e uscire da una piccola emozione, un’espressione di creatività.

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5) Il giardino delle rose

Dal quartiere di San Niccolò si può arrivare tranquillamente a piedi, con una breve passeggiata in salita, al giardino delle Rose, un’oasi di verde, a due passi dal centro storico, un tripudio di fiori e di rose: il posto ideale per stendersi sul prato e trascorrere qualche momento di relax.

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Il Giardino delle Rose, realizzato, nel 1865, dall’architetto Giuseppe Poggi, ospita oltre 1000 varietà botaniche, tra cui 370 varietà di rose (alcune varietà di rose risalgono al 1500) oltre ad un giardino giapponese (un’oasi Shorai, donata alla città di Firenze dalla città gemellata di Kyoto, un piccolo giardino in stile karesansui, ossia dal paesaggio “secco”, caratterizzato da pietre e rocce, con piccoli laghi artificiali popolati da carpe.

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Dopo un breve percorso si arriva ad un’area panoramica che accoglie le dodici sculture del pittore e scultore belga Jean Michel Folon. La più famosa è “Partir” una cornice a forma di valigia che incornicia uno dei più belli scorci di Firenze composto da Santa Maria del Fiore, Palazzo Vecchio e la cupola di Brunelleschi.

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Il giardino è aperto ogni giorno dell’anno (eccetto Natale e Capodanno) dalle 9 del mattino al tramonto, da qui si può godere di una splendida vista panoramica di Firenze.

6) Il Giardino di Villa Bardini

Il giardino di Villa Bardini è un bellissimo giardino all’italiana, costruito a terrazze, appartenuto alla famiglia Mozzi dal 13°secolo (le parti più vecchie sono quelle più vicine alla villa), solo nel 18° secolo furono aggiunte la scalinata barocca e le statue. Ed è proprio la rapida salita lungo la scalinata barocca che porta al belvedere, che culmina oggi in un piccolo belvedere con una spettacolare vista su Firenze.

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Dai primi anni del Novecento il giardino fu usato dal proprietario, da cui prende il nome, il collezionista Stefano Bardini, conosciuto come il “principe degli antiquari”, anche come ambiente di rappresentanza, era qui che accoglieva la sua facoltosa clientela.

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Il Giardino Bardini il cui ingresso è gratuito, oltre al giardino all’italiana, integra anche un bosco all’inglese che, con i suoi elementi esotici, rappresenta un raro esempio di giardino anglo-cinese ed un parco agricolo, in cui ha trovato posto un nuovo frutteto e lo splendido pergolato di glicini che conduce fino alla Loggia del Belvedere da cui si può godere del panorama su Firenze.

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La villa, oggi, ospita oltre a mostre temporanee durante tutto l’arco dell’anno, anche il Museo dell’artista Pietro Annigoni, la cui abilità di ritrattista gli fece guadagnare il nome di “pittore delle regine”, tra gli altri ritrasse i reali inglesi, il presidente John Fitzgerald Kennedy e Papa Giovanni XXIII.

7) Il Tepidarium

Il Tepidarium del Roster, una splendida serra in vetro e ferro, in stile liberty che, tra la seconda metà del 1800 e i primi decenni del 1900, fu al centro di un grande progetto di orticultura da esposizione, che si tenne a Firenze nel 1880, infatti è situato proprio nel cuore del Giardino dell’Orticultura, uno spazio verde che miscelava sapientemente storia, arte e un pizzico di fascino esotico.

Il tepidarium è uno dei luoghi più affascinanti di Firenze, oltre ad essere una delle Serre più grandi d’Italia, che, oggi, dopo un accurato restauro, viene utilizzato dal Comune di Firenze per eventi di varia natura, tra cui cene di gala, conferenze, sfilate di moda e shooting fotografici.

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La serra realizzata dall’architetto e ingegnere Giacomo Roster, venne ideata per ospitare la grande varietà di piante esotiche, provenienti da molte parti del mondo.

Il progetto ebbe subito un gran successo e fu paragonato alle grandi serre in ferro e vetro già realizzate in Europa, come il Crystal Palace di Londra, l’enorme costruzione di vetro, in stile vittoriano, che fu distrutto in un incendio nel 1936 e a cui Roster si ispirò.

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Se vi trovate a Firenze, fino al 1 maggio 2022, potrete entrare all’ interno del Tepidarium per ammirare le esposizioni di arte, esposte in occasione della MOSTRA-MERCATO PRIMAVERILE DI PIANTE E FIORI, che si tiene all’interno del Giardino di Orticultura, il parco pubblico che ospita la serra.

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