Cefalù: cosa vedere nel piccolo borgo siciliano

Cefalù, piccolo borgo siciliano che, con il suo mare turchese, le bellezze artistiche e gli scorci da cartolina, è una meta perfetta per una vacanza o un fine settimana.

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Una località diventata, anche, set cinematografico di diversi film tra cui Nuovo Cinema Paradiso, diretto da Giuseppe Tornatore, vincitore dell’Oscar, nel 1990, come migliore film straniero o, in tempi più recenti, Indiana Jones 5, l’ultimo capitolo di una delle serie più amate, con protagonista Harrison Ford, che uscirà nelle sale nel 2023.

Cefalù prende il nome dal promontorio, a forma di testa, che si innalza alle sue spalle, dall’antico greco ‘Kephaloidion’ (Kefalè = testa, capo), quello stesso che fa da sfondo ad ogni foto ricordo del piccolo borgo marinaro.

Soprannominata la perla del Tirreno, situata a soli 70 km da Palermo, nonostante le sue dimensioni ridotte, Cefalù è una delle più note località balneari siciliane, che ogni anno attrae un considerevole numero di turisti nazionali ed esteri.

Divenuta famosa, già nel XVIII secolo, quando i ricchi aristocratici europei erano soliti compiere il cosiddetto Grand Tour, il lungo viaggio, nell’Europa continentale, che intraprendevano allo scopo non solo di conoscere il mondo, ma anche per acquisire quelle doti considerate indispensabili per i futuri membri della classe dirigente. Cefalù ha saputo stregare numerosi scrittori e poeti, tra cui Goethe, che lo descrisse come un “lembo di paradiso sulla terra” o come Guy de Maupassant che scrisse, qui “si trova tutto ciò che sembra creato in terra per sedurre gli occhi, la mente e la fantasia”.

Cefalù fu fondata, nel V secolo a.C., dai Greci, nel corso dei secoli la località venne occupata da diversi popoli, venne, prima, conquistata dai Romani nel 254 a.C., poi, dagli Arabi, entrando, così, a far parte dell’emirato di Palermo ed, infine, nell’ XI secolo, dai Normanni. Fu, infatti, Ruggero II, il sovrano normanno, che fece costruire gran parte dei principali monumenti di Cefalù, tra cui la sua Cattedrale.

Visitare Cefalù significa perdersi nel suo dedalo di stradine, tra quei vicoli dal sapore medioevale, che si sviluppano intorno alle due vie principali, Corso Ruggero, delimitato da palazzi e chiese barocche, oltre che da boutique alla moda, negozi di souvenir e botteghe di ceramiche, e via Vittorio Emanuele, la via che corre parallela al mare, lungo la quale sorgono le case che si affacciano sulla baia del porticciolo.

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Significa rimanere ammaliati dalla bellezza di una delle spiagge più scenografiche della Sicilia occidentale e dalla sua architettura arabo normanna.

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Significa camminare tra quei vicoli acciottolati con sullo sfondo la Rocca di Cefalù, dove, sventolano panni freschi di bucato, e che a poco a poco, svelano le tracce della storia medievale di questo borgo inserito tra I borghi più belli d’Italia.

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Il lavatoio medievale

Percorrendo Via Vittorio Emanuele s’incontra il Lavatoio Medievale, al quale si può accedere, gratuitamente, scendendo una breve scalinata di pietra lavica, detta “a lumachella”.

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Un incredibile esempio di ingegneria idraulica medievale, giunto fino ai nostri giorni perfettamente conservato, formato da vasche scavate nella roccia viva, dove per secoli, le donne di Cefalù si recavano per lavare i panni.

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Appena si scendono i primi gradini, si sente già l’acqua del fiume Cefalino che scorre e come riporta la scritta posta all’ingresso, è “più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve”. L’acqua sgorga da ventidue bocche di ghisa, quindici delle quali hanno la forma di una testa di leone.

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Le vasche sono alimentate dalle acque sorgive del Cefalino, un piccolo fiume che nasce dalle montagne che circondano Cefalù, e dopo un lungo percorso sotterraneo, al di sotto delle abitazioni del borgo, raggiunge il mare attraverso un piccolo antro. Secondo una leggenda, invece, il fiume Cefalino, fu generato dalle lacrime, ininterrotte, di una ninfa pentita di aver ucciso il suo amato per averla tradita.

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Il lavatoio medievale è luogo che, custodisce l’anima più antica ed autentica del borgo e che ti permette di fare un tuffo nel passato nella Cefalù medievale, quando le lavandaie vi si recavano per lavare i panni nelle acque fredde e limpide delle vasche.

Proseguendo oltre il lavatoio medievale, si arriva a Porta Pescara uno degli scorci sul mare più belli di Cefalù.

Porta Pescara

Porta Pescara, con il suo arco gotico, è l’unica superstite delle quattro porte che si aprivano lungo le mura della città e permettevano l’accesso al borgo. E’ chiamata così, dal nome del vicerè che la fece sistemare (1570). Cefalù, infatti come molte roccaforti che affacciano sul mare, un tempo era completamente circondata da cinte murarie che garantivano una protezione sicura dagli attacchi dei pirati, soprattutto durante il Medioevo. Su ognuna delle mura di difesa vi era una sola porta, per un totale di quattro, che consentivano l’accesso al centro storico solo dopo rigidi controlli.
La porta si affaccia sul colorato quartiere dei pescatori, che va da via Candeloro alla cinta muraria corrispondente, un vero e proprio borgo nel borgo, che precedentemente era il quartiere della Giudecca, il quartiere ebraico di Cefalù.


Porta Pescara è anche una delle location perfette per scattare una foto della spiaggetta del porticciolo, con le barche dei pescatori, adagiate a riva, e l’arco di Porta Pescara che fa da cornice, uno dei posti più romantici di Cefalù, soprattutto al tramonto.

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Proseguendo oltre Porta Pescara si giunge in Piazza Marina, nei pressi del Vecchio Porto, fatto costruire agli inizi del 1600 per garantire un rifugio sicuro alle imbarcazioni dei pescatori.
Molto scenografici i due archi, oggi restaurati, che facevano parte delle mura difensive medievali che un tempo circondavano Cefalù.

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Oltrepassandoli si accede allo slargo di Capo Granaio chiamato, così, perché fino sino al 1866, si ergeva il bastione del Granaio o del Granaro, un’imponente architettura militare utilizzata, per un duplice scopo, la parte inferiore come silos per la conservazione del frumento, la parte alta, invece, come piattaforma per le bocche di fuoco installate per difendere il borgo.


Oltrepassandoli si accede, anche, al Sentiero sugli Scogli, un camminamento realizzato in perfetta sintonia con l’ambiente che permette di vivere il mare da una diversa prospettiva tra gli anfratti e gli scogli piatti, il posto ideale per ammirare la potenza delle onde che si infrangono sugli scogli.

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Seduti, poi, su una delle panchine del molo del Porto Vecchio si può ammirare uno degli scorci più belli di Cefalù: le vecchie case di pescatori con gli archi ogivali, Porta Pescara e la rupe che la sovrasta.

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Piazza del Duomo

Lasciando alle spalle il molo, ci si dirigere verso la via principale di Cefalù, ovvero Corso Ruggero, una strada pedonale, molto frequentata, ricca di negozi e di ristoranti che conduce in Piazza del Duomo, una grande piazza dove tra bar e ristorantini all’aperto, spiccano numerosi palazzi storici, tra cui Palazzo Pirajno, caratterizzato da grande cortile dove si trova un meraviglioso bouganville, oltre ad una suggestiva scala, addossata al muro di fondo.

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In Piazza Duomo dall’alto della scalinata, in tutta la sua grandiosità e con alle sue spalle il promontorio e la Rocca, ecco che svetta il Duomo di Cefalù, conosciuto anche come la Basilica Cattedrale delle Trasfigurazione, la Cattedrale normanna, dichiarata nel 2015 patrimonio dell’Unesco, insieme alla Palermo arabo-normanna e alla Cattedrale di Monreale.

La Cattedrale di Cefalù

Ai lati dell’imponente e maestosa facciata sorgono le due torri, simili all’apparenza, ma diverse tra loro, quella di sinistra a pianta ottagonale, con merli ghibellini, rappresenta, il potere temporale del re e della nobiltà, l’altra, quella di destra, a pianta quadrata, con fiammelle stilizzate, simboleggia il potere della Chiesa e la mitria papale. La Cattedrale è preceduta da uno spettacolare sagrato, in passato antico cimitero, che, secondo la tradizione, fu costruito con la Terra Santa fatta giungere, per volontà di Ruggero II, direttamente da Gerusalemme.

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La cattedrale è uno dei più importanti monumenti della Sicilia normanna, eretta nel 1131, sulle sue origini si mescolano storia e leggenda: secondo la leggenda, fu, infatti, il re Ruggero II che volle edificare un grandioso edificio religioso, in segno di gratitudine, dopo essere scampato a una violenta burrasca. Secondo altri, la Cattedrale fu fatta costruita per convertire i numerosi islamici che all’epoca abitavano la costa settentrionale della Sicilia. Secondo molti studiosi, invece, essendo il Duomo di Cefalù, molto simile ad una fortezza, si ritiene sia stato realizzato soprattutto per uno scopo difensivo e militare.

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Ciò che è certo è che i lavori per la sua costruzione si protrassero nel tempo ed a fasi intermittenti, la facciata fu completata solo nel 1240. Nel 1472, tra le due torri della facciata, fu aggiunto un portico realizzato da Ambrogio da Como. Il progetto originale di Ruggero, infatti, prevedeva una costruzione molto complessa e talmente imponente che rimase in molte sue parti incompiuta, per questo l’edificio presenta, ancora oggi, sia all’interno che all’esterno diverse anomalie e discontinuità.

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Nella Cattedrale di Cefalù si mischiano la cultura araba e la cultura normanna, oltre a quella bizantina.

L’influenza normanna e bizantina è ancora più evidente nell’interno della Cattedrale, grazie alla presenza dei suggestivi mosaici in oro e dei dipinti con sfondo dorato. Al centro dell’abside il dipinto del Cristo Pantocratore, dal greco pantocrator “sovrano di tutte le cose”.

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Il Cristo raffigurato è quello del racconto della Trasfigurazione: il Cristo che si trasfigura davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, mentre parla loro della sua morte, per anticipare la gloria della sua resurrezione.

Il Cristo ha lineamenti tipicamente siciliani: capelli biondi come i normanni, ma barba e sopracciglia nere e folte come gli arabi. I mosaici della Cattedrale di Cefalù occupano una superficie di oltre 650 metri quadri e sono i più antichi della Sicilia normanna.

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Secondo gli esperti sono stati realizzati da più maestranze e in diverse fasi. Quelli della prima fase, ossia quelli dell’abside e della crociera, alla quale appartiene il Cristo Pantocratore, furono eseguiti da maestranze che Ruggero fece arrivare direttamente da Bisanzio, l’attuale Istanbul; mentre quelli delle pareti, data la loro diversità di stile rispetto agli altri, sarebbero da ricondurre agli anni del figlio e successore di Ruggero, Guglielmo I.

L’accesso alla cattedrale e ai suoi mosaici è gratuito, mentre se si vogliono visitare le torri, il chiostro o l’area museale è necessario acquistare il biglietto, scegliendo uno degli itinerari proposti sul sito della Cattedrale di Cefalù.

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Museo Mandralisca

A due passi dalla Cattedrale, si trova l’unico museo di Cefalù, il Museo Mandralisca, quasi di fronte alla Chiesa dell’Immacolatella, un edificio che sembra un continuum con gli altri che la affiancano (questa come altre chiese di Cefalù, purtroppo, è visitabile soltanto durante le funzioni religiose).

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Un piccolo, ma ben organizzato museo, nato per volontà del barone Enrico Pirajno di Mandralisca, il quale, nel corso della sua vita raccolse numerosi oggetti d’arte (tra cui monete e dipinti, tra i quali spicca il Ritratto d’ignoto marinaio, di Antonello da Messina, il principale pittore siciliano del Quattrocento), strumenti scientifici, raccolte malacologiche (ovvero di molluschi) e ornitologiche, frutto degli studi naturalistici del barone, oltre a libri e reperti archeologici.

Ritornando su Corso Ruggero, quasi nascosta, situata in una piazzetta, leggermente rientrante rispetto la via, sorge, la Chiesa del Purgatorio, caratterizzata da scalinata di ferro che dà accesso all’interno della chiesa, al cui interno si trovano le spoglie del barone Enrico Pirajno di Mandralisca.

Proseguendo lungo Corso Ruggero, ci si imbatte nell’ Osterio Magno, uno storico palazzo fortificato, di origine medievale, considerato, per molti secoli, come la “Domus Regia” di Ruggero II, in realtà il palazzo fu eretto fra 1200 e 1300 dai conti di Ventimiglia, una delle più ricche e nobili famiglie siciliane, che lo abitarono fino al 1599 quando fu venduto a un cefaludese. Oggi, dopo un lungo restauro, durato più di vent’anni, è nuovamente accessibile. La visita è compresa nell’itinerario rosso della Cattedrale di Cefalù.

La Rocca di Cefalù

Per vivere una delle esperienze più belle da fare a Cefalù, da Corso Ruggero, imboccate la stretta Salita Saraceni, che vi condurrà al percorso pedonale di accesso alla Rocca, il promontorio che sovrasta il borgo. A poca distanza si trova la biglietteria con cassa automatica. Un sentiero in salita, immerso nel verde, che permette di ammirare resti archeologici, testimonianza dei primi insediamenti umani della zona, a metà percorso vi sono, infatti, i resti del cosiddetto il Tempio di Diana, risalente probabilmente al V a.C, mentre, in cima alla rupe, il Castello di Cefalù (risalente al XIII secolo).

Il percorso, sebbene sia a tratti piuttosto impegnativo, regala vista a 360 gradi su tutto il borgo con un panorama mozzafiato da Palermo a Capo D’Orlando.

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Se decidete di salirvi d’estate evitate le ore più calde, munitevi di un cappellino, di una bottiglietta d’acqua e di scarpe da trekking. Il parco della Rocca è aperto tutto l’anno:
– dal 1 aprile al 31 ottobre dalle ore 8 alle 20;
– dal 1 novembre al 31 marzo dalle ore 9 alle 16.

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La storia della rocca è legata alla leggenda del bellissimo Dafni, figlio del dio Ermes, un pastore, ammirato da tutte le fanciulle. Dafni si innamorò della Echemeide, figlia di Hera, e la sposò giurandole fedeltà. La regina Clifene, però, durante una festa, riuscì, a sedurre Dafni, facendogli bere un potente afrodisiaco. Avvenuto il tradimento, Hera, vendicò la figlia, privando Dafni della vista.

Il giovane pastore concluse i propri giorni, vagando per le campagne siciliane, intonando canti pastorali tristi, (è considerato l’inventore del canto bucolico). Quando giunse nei pressi di Cefalù, decise di suicidarsi gettandosi da un precipizio. Mosso dalla pietà, suo padre Ermes, proprio nell’attimo prima di schiantarsi, decide si trasformare Dafni nella spettacolare rupe, che ancora oggi sovrasta l’antico borgo marinaro.

Se dopo la salita alla Rocca, volete rilassarvi, potete decidere di fare un giro in barca sulla Costa di Cefalù, ammirando il borgo da una diversa prospettiva e godendovi panorama unico, sorseggiando un delizioso aperitivo a bordo. (Qui il link).

Dove mangiare a Cefalù

Nel piccolo Borgo di Cefalù vi sono tantissimi locali dove assaggiare le specialità della gastronomia locale, soprattutto ristoranti dove mangiare del buon pesce, anche se i prezzi sono spesso sopra la media.

Se volete una pausa veloce ed insolita, fuori dai soliti schemi, vi consiglio Alimentari Sapori di Sicilia Cefalù, situato in Via Vittorio Emanuele; ad un primo sguardo sembra un negozio di alimentari come tanti, ma in realtà è possibile acquistare anche dei panini deliziosi, preparati al momento, con i veri sapori della Sicilia, quelli più autentica. Un consiglio: provate Tipico 1 (con carciofi, acciughe e pecorino siciliano) e Tipico 2 (con pomodori secchi, acciughe e pecorino siciliano), magari accompagnati da una bibita fresca, da gustare seduti su una panchina, ammirando la Cattedrale in tutta la sua bellezza o sul Lungomare Cristoforo Colombo, il lungo litorale sabbioso che parte da via Vittorio Emanuele e prosegue per vari chilometri.

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Un lungomare ben tenuto, che regala viste pittoresche verso il borgo e la spiaggia del Porto Vecchio.

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E, poi, concludete con uno delle tante proposte di Zagara Juice Bar, situato in Via Vittorio Emanuele, un piccolo, ma bellissimo juice bar dove i proprietari gentilissimi vi aiuteranno a scegliere tra l’ampia varietà di prodotti freschi, tra cui centrifugati di frutta e verdura, tutti rigorosamente “take away” da consumarsi per le strade di Cefalù. Imperdibile lo juice “Zagara”, un succo a base di melone bianco, arancia e limone.

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Non credo vi sia modo migliore per salutare Cefalù, questo piccolo borgo siciliano che con la sua bellezza continua, ancora oggi, a rapire il cuore di milioni di persone.

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