I luoghi più belli da vedere a Catania

Catania, situata ai piedi dell’Etna, il più grande vulcano d’Europa e tra i più attivi, è una città ricca di fascino.

E’ una città antichissima e i segni del suo passato si possono scorgere nelle diverse testimonianze architettoniche sparse per la città, che sebbene fu completamente distrutta da un violento terremoto nel 1693, rinacque, dalle sue ceneri, più bella di prima.

La leggenda narra, infatti, che la città di Catania sia stata distrutta ben sette volte, nel corso dei secoli, da eruzioni, terremoti e invasioni e che i catanesi, caparbiamente, l’abbiano ricostruita, ogni volta, dalle sue stesse macerie.

Allo stesso tempo Catania è una città giovane e dinamica, culturalmente viva, sede di un’importante università.

Catania, è una città che si visita tranquillamente a piedi e c’è davvero tanto da vedere.

Per il mio soggiorno catanese ho scelto l’ Etna Suite Rooms, un B&B ospitato in un elegante palazzo nobiliare, il palazzo Calcedonio Reina, situato sulla centralissima, via Etnea, proprio di fronte a Villa Bellini, in una posizione strategica, il luogo perfetto per potermi spostare, tranquillamente a piedi, da un luogo all’altro della città.

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Via Etnea

E’  la principale di Catania, sulla quale si affacciano eleganti palazzi, suggestive chiese e splendide piazze, oltre a bar e ristoranti dove fermarsi per assaggiare le specialità catanesi. 

Via Etnea, che taglia letteralmente a metà il centro storico di Catania, è la via dello shopping di Catania, nelle giornate limpide, passeggiando in direzione di Piazza Duomo, basta voltarsi e ammirare alle proprie spalle tutta la maestosità dell’Etna, che domina la città.

Lunga circa 3 chilometri che da Tondo Gioeni conduce fino a Piazza Duomo, è il cuore pulsante della città, dinamica, piena di vitalità, negozi e locali.

Lungo Via Etnea, proprio di fronte a Villa Bellini, si trovano due pasticcerie che sono diventate delle vere e proprie istituzioni a Catania: la Pasticceria Savia e Spinella, una accanto all’altra. Non vi è catanese che non le conosca, parlando con loro, ognuno vi dirà qual è la sua preferita. Ammetto che è davvero difficile scegliere una delle due, entrambe offrono prodotti di altissima qualità, Savia è sicuramente quella che gode di una notorietà maggiore, visto che ha alle spalle una storia più antica rispetto a Spinella.

Personalmente, per tutta la durata del mio soggiorno catanese, ho fatto colazione da Spinella, qui oltre alla tradizionale e tipica granita con la brioche con il tuppo, è possibile provare alcuni dei pezzi forti della colazione catanese:

involtino, una pasta sfoglia dolce a strati, riempito con crema pasticciera o crema al cioccolato;

panzerotto, che non ha nulla a che vedere con il classico panzerotto pugliese, è, infatti, una sottile pasta sfoglia, dal sapore biscottato, con all’interno crema, cioccolato o morbida ricotta;

– la raviola, una frittela morbida, chiusa a mezzaluna, ripiena di ricotta, e tagliata nei lembi con il Raviularuu (l’utensile da cui prende il nome);

iris, dalla classica forma sferica, con un guscio sottile di pasta brioche, reso croccante da una panatura, al suo interno nasconde un abbondante ripieno di crema pasticceria bianca o al cioccolato.

Sebbene la colazione tipicamente catanese sia soprattutto dolce, anche chi ama la colazione salata, a Catania non rimarrà deluso, infatti, non è raro entrare in un bar al mattino e vedere qualcuno che ordina  una cipollina, (una pasta sfoglia con un ripieno di formaggio, prosciutto, passata di pomodoro e tanta cipolla) accompagnata da una bibita frizzante.

Se da Spinella mi sono recata soprattutto per la colazione, Savia è diventata, durante la mia permanenza a Catania, la tappa fissa per gustare le prelibatezze dello street food catanese, soprattutto gli strepitosi arancini: non solo classici al sugo (dalla tipica forma appuntita), ma anche al burro (dalla forma tonda), alla catanese, ovvero con le melanzane, al pistacchio, solo per citarne alcuni. 

L’arancino a Catania è, infatti, il re dello street food, una vera e propria istituzione, dal nome rigorosamente al maschile. Mi raccomando non sbagliate quando vi recate ad ordinarne uno. (Diversamente da quello che dovete fare se, invece, vi trovate sulla costa occidentale della Sicilia, come Trapani o Erice, dove è rigorosamente al femminile, arancina).

La differenza tra gli arancini proposti da Savia e Spinella è sostanzialmente nella panatura, il colore del riso e la presenza o meno di pezzi di carne in quelli al sugo. La particolarità dell’arancino al sugo di Savia è, infatti, la presenza al suo interno di un pezzo di carne intero !

Piccolo consiglio, gli arancini a Catania vengono serviti caldissimi, quindi, prima di morderli, aspettate almeno qualche minuto! Il modo migliore per gustarli è prenderli da Savia e mangiarli seduti su una panchina all’ombra di Villa Bellini.

Villa Bellini

Villa Bellini, o  “a Villa“, come lo chiamano i catanesi, ricca di statue, vialetti e fontane, è il polmone verde della città, dove passeggiare, correre e far giocare i bimbi in tutta tranquillità, è, infatti, un luogo di svago, relax e sport.

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La Villa prende il nome del compositore catanese Vincenzo Bellini, le cui spoglie, sono custodite nel Duomo cittadino, ovvero la Cattedrale di Sant’Agata, in una tomba realizzata dallo scultore Giovanni Battista Tassara.

Villa Bellini, il più antico dei quattro principali giardini di Catania, risale al Settecento, quando il principe Ignazio Paternò Castello di Biscari, uomo molto potente e influente in Sicilia Orientale e soprattutto a Catania, lo fece realizzare, con labirinti di siepi, statue e fontane a zampillo che creavano giochi d’acqua. 

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Sulla collina a sud, vi è uno splendido chiosco in ferro battuto, conosciuto anche come “il Chiosco dei Concerti” o “della Musica” edificato in stile moresco, dove fino al 1958 si tenevano concerti di musica classica.

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Anfiteatro Romano

Percorrendo Via Etnea, ad un certo punto ci si imbatte, in mezzo al traffico e ai palazzi, in alcune delle rovine della Catania antica.

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E’ possibile, infatti, ammirare i resti di quello che è conosciuto come il Colosseo nero di Catania, una delle testimonianze più importanti della Catania Antica, di cui, oggi, rimangono solo degli affascinanti resti.

Risalente all’età imperiale, intorno al II secolo d.C., è il secondo monumento romano per grandezza, che poteva ospitare fino a 15000 persone, secondo solo al Colosseo di Roma.

Si pensa che fosse utilizzato anche per le famose “Naumachie”, ovvero le battaglie navali fra i gladiatori. 

L’Anfiteatro Romano di Catania, fu seppellito dalla lava, insieme alla “vecchia” Catania, durante l’eruzione dell’Etna del 1669. Oggi è possibile visitare i sotterranei della città nera, sopra i quali si sviluppa l’attuale centro abitato di Catania.

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Piazza Stesicoro

Sul lato sinistro di Via Etnea, di fronte all’Anfiteatro Romano, vi è Piazza Stesicoro, una delle piazze più frequentate di Catania, che deve il suo nome al poeta greco Stesicoro, il cui sepolcro si trovava qui in epoca romana. Nella zona est della piazza, troneggia la statua commemorativa dedicata al compositore Vincenzo Bellini, uno dei più celebri compositori italiani dell’800 che ha regalato alla sua città natale, Catania, e al mondo un patrimonio musicale d’altissimo livello. Accanto vi è anche uno dei caratteristici chioschi della città etnea dove preparano il seltz.

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I chioschi di Catania sono dei rivenditori di bibite, si trovano sul ciglio delle strade, eredi degli acquaioli borbonici del Regno di Napoli, ma si possono trovare anche in Messico, dove sono diffuse le aguas frescas, ovvero delle bevande analcoliche, a base di frutta, ma anche fiori e semi, servite con abbondante ghiaccio e con l’aggiunta di acque e zucchero, perfette per le calde giornate messicane.

Catania i chioschi non solo solo luoghi dove dissetarsi, ma una vera propria filosofia. Ve ne sono di diversi, a pianta quadrangolare o ottagonale. Il più antico della città è il “Costa” che si trova a due passi da Piazza Stesicoro.

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Il chiosco a Catania è un rituale, il luogo dove anziani, ma anche mamme con bambini, vi si fermano per bere qualcosa non solo in estate, ma anche in inverno. 

La preparazione del seltz è, infatti, sacra ed è accompagnata da una gestualità tipica dei chioschi catanesi: un bicchiere di seltz, (acqua frizzante, fredda, spinata da appositi rubinetti direttamente dentro i bicchieri di miscelazione), il succo spremuto di quattro mezzi limoni, una puntina di sale marino, girata in punta di cucchiaino, fino a fare schiumare il tutto. 

In estate come in inverno, è qui che ci si ferma a bere qualcosa: al mattino, alla sera tardi, oppure dopo la pausa-pranzo con i colleghi.

Il nome Seltz lo si deve ad un piccolo comune tedesco della Germania centrale, Selters, perché è qui che si trova la sorgente d’acqua ricca di anidride carbonica che fa da base essenziale per il seltz.  Il seltz è, infatti, un’acqua gassata, molto frizzante, che viene ottenuta immettendo in un sifone ermetico l’anidride carbonica, sotto pressione, di apposite bombolette.

Oltre al tradizionale Seltz, limone e sale, presso i chioschi catanesi è possibile assaggiare altre bevande, tra cui:

il Tamarindo: il seltz unito alla sciroppo di tamarindo, frutto dell’omonima pianta subtropicale di origine africana,

-il Frappè di Nutella, una bevanda a base di panna, latte crema di nocciola, servita con la famosa “brioschina Tomarchio”

-il Misto frutta o Mangia e bevi: una bevanda a base di Seltz, frutta fresca a cubetti e sciroppo di frutta a scelta

-il Mandarino al limone: un mix di sciroppo del gusto preferito, con l’aggiunta di seltz e succo di limone fresco

Proseguendo verso sud, si arriva a quelli che sono conosciuti anche come i Quattro Canti di Catania, costituiti all’incrocio di via Etnea con via Antonino di Sangiuliano. Girando a sinistra si giunge in Piazza Vincenzo Bellini, con il suo maestoso Teatro.

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Teatro Massimo Bellini 

Il Teatro Massimo Bellini, dedicato al famoso, compositore catanese Vincenzo Bellini, è considerato uno dei migliori teatri al mondo per la sua acustica. Fu inaugurato nel 1890 con la sua opera la Norma, da cui deriva il nome del famosissimo piatto di pasta. Merita assolutamente una visita anche all’interno, sebbene non sia uno dei più grandi d’Italia, è sicuramente uno più belli.

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Al centro della piazza, proprio di fronte al Teatro Bellini, si trova la Fontana dei Delfini, posta nella piazza agli inizi degli anni Cinquanta del secolo scorso, ma, in realtà le sue origini sono più antiche, risale, infatti, agli inizi del XVIII secolo e originariamente era posta nel chiosco interno della Badia di Sant’Agata.

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Ritornando sui propri passi, lungo via Etnea, proseguendo dritto ci si imbatte in una maestosa chiesa: la Basilica della Collegiata.

Basilica della Collegiata

Questa chiesa, massima espressione del periodo del tardo barocco siciliano, è situata lungo via Etnea, nel suo tratto più contemporaneo e “metropolitano” della via. E’ una chiesa dall’aspetto imponente, che attira lo sguardo dei passanti non solo per la sua facciata ricca di dettagli, ma soprattutto per sua posizione sopraelevata, è posta, infatti, in cima ad una piccola scalinata.

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Proseguendo oltre si giunge nel cuore di Catania, Piazza Duomo.

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Piazza Duomo

Al centro della vasta piazza, realizzata in roccia lavica nera e dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, si trova la Fontana dell’Elefante (chiamata “ U Liotru”): una statua, in pietra lavica, raffigurante un elefante che sorregge sul dorso un obelisco egiziano. 

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La statua ha origini antichissime, il suo nome deriva dalla storpiatura dialettale del nome di un mago, vissuto nel periodo bizantino, Eliodoro, che secondo la leggenda scolpì la statua direttamente dalla lava dell’Etna e con un rito magico la trasformò in un elefante in carne ed ossa. Eliodoro a dorso dell’elefante si divertiva ad andare in giro per Catania a compiere le sue magie e a fare “dispetti” alla popolazione. La statua fu rielaborata da Gian Battista Vaccarini nel 1737, durante il progetto di ricostruzione della città, successivo al sisma del 1693.

U’ Liotru è il simbolo di Catania, che, secondo la tradizione, protegge la città dalla furia delle eruzioni dell’Etna!

Attorno alla piazza vi sono magnifici palazzi, in stile barocco siciliano, caratterizzati dai colori bianchi e neri, tra cui Palazzo dei Chierici, (accanto alla Cattedrale di Sant’Agata, alla quale è collegato tramite un passaggio sopra Porta Uzbeda) il Palazzo degli Elefanti, oggi sede del Municipio (nel cortile centrale sono esposte le Carrozze del Senato, risalenti al XVIII secolo, che sfilano ogni anno la mattina del 3 febbraio, in occasione della festa di Sant’Agata), splendide chiese e in un angolo si scorge anche Porta Uzbeda.

Porta Uzbeda 

E’ l’uscita, verso sud, da Piazza Duomo. La porta è intitolata al viceré spagnolo Giovanni Francesco Paceco, duca di Uzeda (in castigliano Duque di Uceda, una piccola cittadina spagnola di circa 2500 abitanti). La porta, realizzata in stile barocco, fu costruita in pietra lavica, a pianoterra spicca il grande arco a tutto sesto che conduce al Giardino Pacini.

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Giardino Pacini

E’ uno dei più antichi giardini della città di Catania, situato subito fuori dall’antica Porta Uzbeda, soprannominato dai catanesi “Villa ‘e varagghi” (Villa degli sbadigli) poiché in passato era frequentata solitamente da persone anziane che vi si recavano per rilassarsi e sbadigliare, “varagghio” in catanese, infatti, significa appunto sbadiglio. Il giardino si trova sotto i famosi Archi della Marina, ricavati dal riempimento della spiaggia dell’antico “Porticello”, sul cui viadotto passa il binario della ferrovia.

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Ritornando in Piazza Duomo, le splendide chiese che vi si affacciano lasciano davvero senza parole, una tra tutte la Cattedrale di Sant’Agata, il Duomo della città.

Cattedrale di Sant’Agata

La Cattedrale di Sant’Agata è l’edificio più grande e maestoso che si affaccia su Piazza Duomo, una delle più belle testimonianze del barocco siciliano, che prende il suo nome dalla Patrona di Catania, Sant’Agata. Riconoscibile per l’imponente cupola, il campanile con l’orologio, oltre alle decorazioni del portale della facciata. La facciata fu interamente realizzata in marmo di Carrara con le colonne provenienti dall’antico Teatro Romano di Catania.

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Fu costruita nel punto in cui nel 251 d.C. morì martire Sant’Agata, patrona di Catania. In suo onore, dal 1126, il 5 febbraio di ogni anno si celebra la terza festa religiosa più importante al mondo, per l’enorme numero di persone che coinvolge e per i visitatori che attira.

La prima realizzazione della Cattedrale risale alla fine dell’anno mille, e fu realizzata sulle rovine delle Terme Achilliane di epoca romana. La chiesa fu più volte distrutta da terremoti ed eruzioni dell’Etna, ma fu sempre ricostruita. La meravigliosa chiesa, così come la possiamo ammirare oggi, fu realizzata a metà del 1700, opera di Giambattista Vaccarini, l’architetto che più ha contribuito alla ricostruzione barocca di Catania, dopo il terremoto del 1693 il quale non stravolse del tutto l’impianto precedente (ovvero i resti del monastero benedettino femminile di Sant’Agata). 

All’interno della cattedrale sono custodite le spoglie di Santa Agata e il monumento funebre a Vincenzo Bellini. 

E’ possibile, anche, visitare i resti delle Terme Achilliane, che si estendono sotto il pavimento della Cattedrale e di Piazza Duomo fino a via Garibaldi, alle quali si accede tramite una porta posta sul lato destro della facciata della Cattedrale.

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Il nome delle terme, di epoca romana, è legato ad un mistero: secondo alcuni storici deriva dal nome del costruttore, secondo altri, invece, è riconducibile ad una statua dell’eroe greco Achille, che, purtroppo, non è giunta fino ai nostri giorni.

L’eruzione lavica del 1669, e il successivo terremoto del 1693, coprirono il complesso termale che fu riportato alla luce, solo nel Settecento, dal Principe di Biscari, Ignazio Paternò Castello.

Le strutture delle Terme Achilliane si sono conservate pressoché intatte, il locale più ampio ha una forma quadrata, vi è anche una vasca, in marmo, all’interno della quale è ancora visibile una struttura in ferro alla quale presumibilmente i bagnanti si appoggiavano per entrare in acqua.  E’ possibile, poi, scorgere anche le fondamenta della Fontana dell’Elefante oltre al fiume Amenano.

Chiesa della Badia di Sant’Agata

Proprio accanto alla Cattedrale di Sant’Agata, su Via Vittorio Emanuele II, si affaccia la Badia di Sant’Agata, un altro dei principali monumenti barocchi della città, opera di Vaccarini, con la sua splendida cupola.

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Imperdibile la salita sulla terrazza, da qui, un tempo, le monache di clausura potevano seguire la vita della città e assistere alle varie processioni, prima fra tutte quella di Sant’Agata. Da questa posizione esclusiva, è possibile ammirare la città da una prospettiva insolita, a 360 gradi e vedere l’Etna in tutta la sua maestosità.

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La terrazza della Badia di Sant’Agata è anche uno dei luoghi migliori per ammirare un tramonto catanese, quando i colori predominanti della città, ovvero il bianco e il nero della pietra lavica, assumono le sfumature calde dei colori del cielo, l’atmosfera è davvero suggestiva.

La Pescheria

Ritornando nuovamente in Piazza Duomo, in un angolo, non si può non scorgere la Fontana dell’Amenano: una fontana in marmo bianco di Carrara, realizzata da Tito Angelini.

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Chiamata dai catanesi “Acqua O’ Linzolu”, fontana dell’acqua a lenzuolo, perché l’acqua del fiume Amenano quando cade nella vasca produce un effetto cascata che ricorda un lenzuolo drappeggiato. Rappresenta il fiume Amenano, raffigurato come un giovane che versa l’acqua da una cornucopia in una vasca, dove due tritoni, a loro volta, riversano l’acqua nel canale del fiume Amenano che proprio qui si vede scorrere.
La fontana segna l’ingresso del mercato del pesce, infatti, per raggiungere la Pescheria, “a Piscaria”, l’antico mercato del pesce della città, è necessario proprio passarle accanto.

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Subito dietro l’angolo le prime bancarelle del pesce, alcune all’aperto, altre sotto ai portici. 

Una tappa imperdibile per immergersi nell’atmosfera più caratteristica di Catania, tra banchi di pesce, frutta, agrumi e altri prodotti tipicamente siciliani

Sembra quasi di trovarsi dinnanzi ad una rappresentazione teatrale, a cielo aperto, tra urla, odori e colori, qui si respira tutta l’atmosfera popolare della città, l’anima di Catania. La Pescheria si svolge nello stesso luogo, sin dal XIX secolo e si estende dalla piccola piazzetta, Piazza Alonzo di Benedetto, con il tunnel scavato sotto Palazzo del Seminario dei Chierici e le mura di Carlo V, per proseguire in Piazza Pardo, circondato da trattorie, da dove parte una viuzza colma di macellerie e fruttivendoli, fino a giungere nell’angolo più colorato della Pescheria, Via Gisira, dove sono stati installati una miriade di ombrelli colorati.

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Un mercato stupendo da visitare, soprattutto alla mattina presto, quando arriva il pesce, (il mercato è aperto dal lunedì al sabato dalle 4:00 fino alle 15:30, ad eccezione della domenica). La Piscaria ricorda molto i suq arabi, è, infatti, capace di travolgerti con i suoi colori, odori e personaggi caratteristici. 

Se vi recate alla Pescheria in tarda mattinata vi consiglio fermarvi da Scirocco Sicilian Fish Lab , situato proprio nel cuore del mercato, per provare la frittura mista di pesce, servita nel Coppo tipico siciliano.

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La Piscaria non è l’unico mercato storico di Catania, vi è anche la Fero ‘o Lumi, che si svolge in Piazza Carlo Alberto a cui si accede da Piazza Stesicoro. E’ il mercato più grande della città in cui si vende di tutto, dal cibo all’abbigliamento. Pare che il suo nome derivi dal fatto che nel passato si tenesse il lunedì, oggi, invece, è un mercato che si svolge tutti i giorni, ad esclusione della domenica.

Catania è una continua sorpresa, tra i vicoli più autentici della città. Tappa successiva di un viaggio alla scoperta di Catania non può che essere il Castello Ursino.

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Castello Ursino

Il Castello Ursino è uno dei più importanti monumenti della città, sopravvissuto all’eruzione vulcanica del 1669 e al devastante terremoto del 1693. Una volta giunti nei pressi del Castello Ursino si fatica a credere che questo castello sia stato costruito a strapiombo sul mare, sorgeva, infatti, su un promontorio circondato dal mare, ma la colata di lava dell’Etna che giunse fino ai suoi piedi lo allontanò dal mare.

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Fu realizzato per volere di Federico II di Svevia, tra il 1239 e il 1250, come parte del sistema difensivo delle coste orientali siciliane, al fine di rendere più forte ed efficiente la difesa delle coste. Nel corso della sua storia fu sede del Parlamento e residenza dei sovrani aragonesi.

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Oggi ospita il Museo Civico di Catania, visitabile, con diverse sezioni che ospitano opere d’arte  medievale, rinascimentale e moderna, custodisce, infatti, circa 8040 pezzi tra reperti archeologici, epigrafi, monete, sculture, pitture, mosaici e sarcofagi fittili, ovvero realizzati in terracotta, di epoca greca e romana.

Teatro Romano

Addentrandosi nel cuore di Catania, tra le sue strade dal sapore autentico, si scorge, ad un tratto, tra i palazzi di un quartiere residenziale, quasi nascosto, su Via Vittorio Emanuele II, il Teatro Greco Romano. I resti del complesso archeologico sono visitabili, attraverso passerelle è possibile vedere alcune delle parti del Teatro appartenenti alla struttura originaria, fino ad arrivare, ad uno dei punti più alti del teatro la summa cavea, per ammirarlo nella sua interezza. Del complesso originario oggi sono visibili l’orchestra, la cavea (ovvero l’insieme delle gradinate) su cui si alternavano sedili di marmo bianco e gradinate in pietra lavica, oltre a parti della scena.

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Ed è proprio parte di questo marmo che, fu, poi, utilizzato per la costruzione della Cattedrale di Sant’Agata.

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Accanto al teatro si trova l’Odeon, un teatro minore, risalente al II secolo d.C., che ospitava spettacoli musicali e concerti, oltre ad essere il luogo dove si svolgevano le prove degli spettacoli che si tenevano nel vicino Teatro Romano. Ancora oggi, durante i mesi estivi, viene utilizzato per spettacoli.

Via dei Crociferi

Un’altra tappa imperdibile, a poca distanza dal Teatro Romano, è sicuramente Via Crociferi, una delle strade più antiche di Catania nonché luogo simbolo dell’arte barocca. Un susseguirsi di palazzi, chiese e costruzioni a cui si accede attraverso l’Arco di San Benedetto

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Costruito dopo il terremoto del 1693, nel 1704, l’arco è famoso per la leggenda del cavallo senza testa. 

Si narra che, nel Settecento, Via dei Crociferi fosse frequentata dai nobili catanesi, che vi si recavano per intavolare cospirazioni di varia natura, oltre che per i loro incontri amorosi clandestini. Per evitare che la via fosse frequentata da testimoni non graditi, diffusero la diceria che, a mezzanotte, nella via corresse il fantasma di un cavallo senza testa, motivo per cui nessuno vi si avventurava più nessuno dopo una certa ora.

Un giovane catanese, accettando la sfida di alcuni amici, decise di percorrere la via di notte, per dare prova di essere passato in piena notte, e per dimostrare, così, che si trattava soltanto di una menzogna, piantò un chiodo sotto l’arco di San Benedetto. Non si accorse però di aver anche attaccato un lembo del suo mantello al muro, così scendendo dalla scala rimase impigliato, strozzandosi. Da quel giorno nessuno ebbe più il coraggio di passare di notte lungo la Via Crociferi!

Via dei Crociferi è una via molto affascinante, considerata Patrimonio Mondiale e Sito Unesco, custodisce alcune delle più belle chiese della città, in circa 200 metri, accoglie ben 4 monumentali chiese. Oltre alla Chiesa di San Benedetto, la prima che si incontra, oltrepassato l’arco, con i suoi meravigliosi affreschi, che la rendono una tra le più belle chiese barocche d’Europa. Vi sono anche la Chiesa di S. Francesco Borgia, che al suo interno conserva opere di alcuni pittori catanesi del XVIII secolo, la Chiesa di San Camillo e poco più avanti si trova la Chiesa di San Giuliano, un tempo adibita a monastero, il più antico dei monasteri femminili della città.

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Chiesa di San Camillo

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Chiesa di San Giuliano

Via dei Crociferi è un vero e proprio concentrato di bellezza, non a caso è stata scelta anche come set cinematografico per alcuni film quali “Storia di una capinera” diretto da Franco Zeffirelli ed “Il bell’Antonio” con Marcello Mastroianni, tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati.

Monastero dei Benedettini

Il Monastero dei Benedettini, secondo monastero più grande d’Europa e gioiello del tardo barocco siciliano, attualmente ospita il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania. 

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Dichiarato patrimonio dell’Umanità dal 2002 per le varie strutture architettoniche, tra cui i chiostri, le cucine, le biblioteche, i giardini, le strade, risalenti all’età romana, e per il bellissimo scalone che si trova nell’ingresso principale della struttura.

Lo scalone presenta la struttura degli scaloni dei palazzi reali più conosciuti, da Versailles a Caserta. La scalinata si divide in due blocchi che conducono all’ingresso delle stanze a destra e a sinistra. Ogni elemento dello scalone, colonne, decorazioni, ringhiere, volte a crociera, cornici, contribuisce a rendere l’opera maestosa. Tutto doveva, infatti, ostentare la ricchezza del luogo e dell’ordine religioso più potente della città: i benedettini, per lo più appartenenti alla alta nobiltà catanese.

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Sarà per le linee sinuose dei palazzi barocchi, per la sua pietra lavica nera, che pervade ogni angolo della città, per le sue tradizioni, per la sua cucina o per la sua gente, ma Catania è una città che ti rapisce e che ti fa sentire a casa.

Se avete qualche ora a disposizione e volete andare alla scoperta della storia di Catania, di questa città che come una fenice, è risorta dalle ceneri più di sette volte, non perdetevi l’opportunità di partecipare un Free Tour di Catania, in compagnia di una guida esperta della città.  Qui il link per prenotare.

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7 commenti

  1. Grazie per il post così interessante e ricco di informazioni! La mia famiglia ha origin Catanesi da parte di padre ma non ci sono Mai stata. Spero di rimediare presto!

    • Catania è una città davvero ricca di storia e di cultura. Spero tu possa andarci molto presto !

  2. Una città davvero stupenda, Catania, dal grande cuore nobile e di grande ospitalità!

    Non posso dimenticare lo struscio sulla bella Via Etnea o il ritrovo serale nei pressi della bella statua dell’elefantino!

    Hai fatto benissimo a girarla a piedi: è il messaggio di più bello per vivere davvero questa città e tutte le sue sfumature!

    Un bellissimo articolo il tuo, attraverso il quale ho rivisitato questa bella città siciliana!

    Mimì

    • Grazie millle per le tue parole ! Catania è davvero una città che ti accoglie e ti fa sentire a casa !

  3. E’ da tanto che dico che vorrei andare a Catania e il tuo articolo così ricco e dettagliato mi ha fatto decidere del tutto. Credo che a inizio primavera possa essere una bella stagione. Non vedo l’ora di andare al mercato del pesce

    • Felice di esserti stata d’aiuto! In primavera credo sia la stagione migliore per apprezzare Catania in tutta la sua bellezza.

  4. Ci passiamo sempre con i miei per via degli amici, ma mai visitata in modo approfondito e non conoscevo tutte queste informazioni e soprattutto luoghi di Catania. Una vera chicca da non perdere. Segno assolutamente l’articolo, grazie.

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