Cosa vedere a Praga: itinerario tra i principali luoghi della “Città Magica”

Sarà per le ambientazioni cinematografiche o per le leggende che aleggiano intorno alla città, ma, da sempre, ho immaginato Praga come una città cupa, con un’atmosfera a tratti malinconica, che alla sera viene avvolta da una fitta nebbia che la rende estremamente misteriosa.

Nonostante non avessi grandi aspettative nei confronti di questa capitale europea, appena mi si è presentata l’occasione per visitare questa città, non me lo sono fatta ripetere due volte che ero già seduta su un aereo direzione Praga: la capitale storica della Boemia, culla della cultura mitteleuropea.

A dispetto di tutte le mie aspettative, Praga mi appare da subito come una città meravigliosa.

Sarà che vi giungo la sera, ma il lento fluire delle acque della Moldova, il fiume che attraversa tutta Praga, le stradine acciottolate e i palazzi, sapientemente illuminati da giochi di luce, mi regalano scorci suggestivi e magici. La città sembra quasi uscita da un libro di fiabe.

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Teatro Nazionale di Praga

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Il tempo di disfare le valigie, che mi ritrovo già nel cuore del suo centro storico: la Città Vecchia.

Nonostante Praga sorga su sette colli, proprio come Roma e Parigi, il suo centro storico è totalmente pianeggiante, quindi non c’è modo migliore per ammirare la bellezza delle sue piccolissime stradine, che si snodano intorno al suo centro storico, se non quello di girarla a piedi.

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Una città dai mille aspetti e dai mille colori, una città dall’atmosfera unica, che nasce dall’unione di tre culture: la ceca, l’ebraica e la tedesca che la rendono una capitale magica, misteriosa e affascinante.

Sebbene il centro di Praga sia piuttosto piccolo, a mio avviso è una di quelle città nella quale non è facile orientarsi soprattutto per la complessa distinzione tra distretti e quartieri.

Praga è, infatti, suddivisa in ben 22 “distretti”, i quali hanno valenza amministrativa. All’interno di ogni distretto, però, vi sono zone più piccole e contenute: i quartieri. Ad esempio Praga 1, il cuore sociale e culturale della capitale ceca, intorno al quale si è sviluppata, nel corso del tempo, tutta la città, e dove sono concentrate la maggior parte delle attrazioni, è formato da ben 5 quartieri:

  1. Staré Město (“La Città Vecchia”)
  2. Mala Strana (“Piccolo Quartiere”)
  3. Hradčany (“Castello di Praga”)
  4. Nové Mesto (“La Città Nuova”)
  5. Josefov (“Quartiere Ebraico”)

Lo so, confondersi è facile, soprattutto perché anche le vie a Praga hanno nomi simili o impronunciabili.

Non temete, però, tenendo a mente questi 5 principali quartieri, sarà molto facile orientarsi nel centro di Praga in questo mosaico di stradine, dal sapore antico.

1) Staré Město (“La Città Vecchia”)

Il tempo di disfare le valigie e avvolta dal buio della sera raggiungo, costeggiando le acque della Moldova, una delle più belle piazze d’Europa: la straordinaria Piazza della Città Vecchia, situata nel quartiere più antico e più ricco di attrazioni della capitale ceca, Staré Mesto.

Qui, ogni vicolo, ogni palazzo, ogni casa, ha una sua storia da raccontare e mi sembra quasi di camminare in un museo a cielo aperto; potrei passare ore con il naso all’insù ad ammirare le splendide facciate dei palazzi.

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Nella piazza fa bella mostra di sé il Palazzo del Municipio, sulla cui facciata si trova uno dei simboli, non solo di Praga, ma di tutta la Repubblica Ceca: l’Orologio Astronomico. La piazza con il suo magnifico orologio, di origine medioevale, acquista un sapore quasi fiabesco alla sera illuminata solo dalle luci dei lampioni.

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Orologio Astronomico

Con il suo spettacolo, l’Orologio Astronomico strega decine e decine di persone, che allo scoccare di ogni ora, si radunano, ai suoi piedi, con il naso all’insù, per ammirare il “Corteo degli Apostoli”.

Ogni giorno, dalle 9 fino alle 23, all’improvviso cala il silenzio, si aprono le finestrelle, poste nella parte alta dell’orologio e un meccanismo posto al suo interno, anima le figure rappresentanti i 12 apostoli, che sfilano guidate da San Pietro con in mano una grossa chiave. Insieme alle figure dei 12 apostoli si animano anche altre quattro figure allegoriche poste ai lati dell’orologio: il Turco, l’Avarizia, la Vanità e la Morte, rappresentata quest’ultima da uno scheletro che tirando una corda dà inizio alla sfilata del Corteo degli Apostoli. Quando il gallo canta si chiudono le finestrelle, la processione termina e la piazza sottostante, piano piano, torna ad animarsi.

Uno spettacolo estremamente affascinante per la sua complessità, se si considera che l’Orologio Astronomico è un vero e proprio prodigio della meccanica medievale, composto da tre parti:

  • le figure in movimento che compongono il “Corteo degli Apostoli”,
  • il Calendario: nella parte inferiore vi sono 12 medaglioni che rappresentano i mesi dell’anno con delle scene tratte dalla vita rurale. Una lancetta dorata segnala la data, la festa religiosa associata alla data e il segno zodiacale corrispondente;
  • il Quadrante Astronomico, vero e proprio, situato nella parte superiore, è la parte più antica dell’orologio. Sin dall’epoca della sua costruzione la funzione di questo orologio non era solo quella di segnare l’ora, ma anche quella di rappresentare le orbite del Sole, della Luna e di altri fenomeni astronomici.

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E’ quasi mezzanotte quando saluto questa piazza, e ai piedi dell’orologio, non posso non rimanere affascinata dalle due torri della Chiesa di Maria Vergine di Týn (Tyn, in epoca passata, era l’antica zona del mercato) probabilmente la chiesa più misteriosa di Praga.

Uno degli edifici sacri, in stile gotico, più imponenti e maestoso di tutta Praga, ma allo stesso tempo stretto tra un gruppetto di case costruite proprio a ridosso delle mura, che quasi ne chiudono la facciata, solo il profilo frastagliato delle due torri, irte di 18 guglie, domina l’orizzonte della piazza e dell’intera Città Vecchia.

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Le torri della Chiesa di Maria Vergine di Týn, sebbene siano solo due delle cento torri che si stagliano nel cielo di Praga, sono famose per le loro diverse dimensioni: la torre sud (conosciuta anche come Eva) è leggermente, ma visibilmente, più snella di quella nord, conosciuta come la torre Adamo. Questa differenza di dimensioni è riconducibile non solo ad una caratteristica propria dell’arte gotica, ma è anche una rappresentazione metaforica della bellezza femminile e maschile.

Resto così affascinata da questa piazza che, nel corso del mio soggiorno praghese, tornerò qui altre volte per ammirare la bellezza dei suoi edifici e le meravigliose decorazioni.

L’Orologio Astronomico non è, infatti, l’unica attrazione della Piazza della Città Vecchia, qui sorgono anche la Chiesa di San Nicola, che con la sua imponente facciata bianca sormontata da una cupola in bronzo e le due torri ai lati della chiesa è diventata un punto di riferimento non solo per i praghesi, ma soprattutto per i turisti e lo splendido Palazzo Goltz-Kinský, sede della Galleria Nazionale di Praga, con le sue preziose forme barocche.

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E così a notte fonda immersa in un’atmosfera fiabesca, saluto questa piazza e mi incammino, nuovamente lungo la Moldova, verso il mio hotel.

Non si può dire di essere stati a Praga se non si ha attraversato almeno una volta a piedi il Ponte Carlo, che imperturbabile e magnifico, che, con i suoi oltre 500 metri di lunghezza, collega il Quartiere della Città Vecchia con il Quartiere di Mala Strana. Il giorno seguente, decido di tornare proprio in direzione Città Vecchia per percorrerlo tutto.

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Il Ponte Carlo

Il Ponte Carlo, edificato per volere del re Carlo IV risale all’inizio del XV secolo, orlato ai due lati da una lunga sequenza di statue di santi, per l’esattezza 30 statue, fatte costruire nel 1700 dai Gesuiti.

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Queste conferiscono al ponte quell’aspetto tipicamente gotico che lo rende unico nel suo genere e fanno sì che, al calare delle tenebre il ponte sembra immerso in un’atmosfera fiabesca oscillante tra sogno e realtà.

Bisogna, infatti, percorrere il ponte a ore diverse per apprezzarne a fondo il suo fascino: di giorno tra le file di file di turisti, per gustare le esibizioni degli artisti di strada e la varietà delle bancarelle di souvenir, o di notte quando riaffiorano le tante leggende legate al ponte.

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Secondo una di queste leggende, la prima pietra del Ponte venne posta il 9 Luglio del 1357 alle 5:31 (135797531), così come avevano stabilito gli astrologi dell’epoca, nel tentativo di creare un’aura magica intorno al ponte e preservarlo nei secoli.


Che crediate o no a questa leggenda, l’atmosfera di questo ponte è davvero magica.

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Oltrepasso il Ponte Carlo e dopo aver superato le due torri gotiche, imbocco la Mostecka, la via imperiale che un tempo percorrevano i sovrani prima di essere incoronati, porta d’accesso al quartiere più caratteristico della città: Mala Strana.

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Proprio, dopo aver oltrepassato le torri gotiche, non posso fare a meno di entrare in un negozietto dove preparano il gustoso dolce tipico di Praga, il Trdlo. Conosciuto anche come Trdelník, o manicotto di Boemia, questo dolce è preparato con un semplice impasto dolce, arrotolato ad una sorta di spiedino, che viene cotto, girandolo continuamente, sulla brace. Un dolce, morbido e tiepido dentro, croccante fuori, nella versione originale, viene rotolato in una miscela di zucchero e cannella prima e dopo la cottura.

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Sicuramente uno dei must da provare a Praga !

Impossibile camminare per la città e non venire attratti dal suo profumo invitante, proveniente da uno dei tanti chioschetti o negozi che si incontrano ad ogni angolo.

Può essere gustato semplice, solo con zucchero e cannella, oppure con ripieno di crema alla vaniglia e fragole, mela e cannella, cioccolato o gelato e panna.

Ho quasi l’impressione che tutta Praga sia impregnata di quest’odore dolcissimo, capace di trasportarti indietro nel tempo, in un’epoca passata fatta di incantesimi, re e cavalieri.

Dopo questa golosa pausa, inizio a girovagare per Mala Strana (Piccolo Quartiere).

2) Mala Strana (“Piccolo Quartiere”)

A dispetto del nome, Mala Strana è una vera e propria “città nella città” che ha attraversato i secoli praticamente indenne, rimanendo uguale alla Mala Strana ricostruita dopo il devastante incendio del 1541.

Situato ai piedi del Castello di Praga, il quartiere è famoso nel mondo, per i suoi caffè, per le birrerie e per gli artisti, spesso squattrinati, che qui vivevano, e che ancora lo scelgono, e che hanno contribuito a creare quell’atmosfera bohemien che si respira passeggiando tra le sue vie acciottolate.

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Qui il tempo sembra essersi fermato, le case, i palazzi, rimasti uguali nei secoli, conservano ancora i nomi e i simboli che avevano nel Medioevo.

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Eppure in questo quartiere rimasto immutato nei secoli, è diventato famoso un muro che di antico ha ben poco, ma dal valore simbolico altissimo. Un muro, quasi a ridosso del Ponte Carlo, situato in Velkopřevorské námestí, nella piccola piazza chiamata“Piazza del Priorato” che continua a far sognare ed emozionare.

In origine era un semplice muro della città di proprietà dei Cavalieri di Malta: bianco come tanti altri. Oggi è conosciuto come il Muro di John Lennon.

John Lennon Wall (il Muro di John Lennon)

Alla morte di John Lennon, avvenuta l’8 Dicembre del 1980, questo muro ha iniziato a colorarsi e a diventare portavoce di pace e di amore, di democrazia e di fratellanza.

I giovani, ancora oggi, disegnano e spiegano la loro voglia di futuro attraverso scritte pacifiste, parole delle canzoni dei Beatles, graffiti e lo stesso volto di John Lennon.

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In passato l’ordine dei Cavalieri di Malta ha provato più volte a ridipingere il muro, ma senza successo. In pochi giorni le pareti del muro di John Lennon tornavano a riempirsi di frasi pacifiste, disegni e graffiti.

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Oggi il muro è diventato parte integrante del quartiere, con la speranza che quei messaggi possano essere un monito per i tanti giovani che ogni giorno si recano a visitarlo. E se siete fortunati potrete trovare anche un giovane che con la sua chitarra canta le canzoni di John Lennon a ricordarci, che oggi, come allora, il mondo ha bisogno di solo due piccole, ma potenti parole: peace e love.

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Resto parecchio tempo in disparte ad ascoltare questo artista di strada che con solo voce e chitarra riesce a rendere questo luogo davvero emozionante. Decido, quindi, di fare una deviazione per visitare l’isola di Kampa

L’Isola di Kampa

Incastonata tra il Ponte Carlo e il quartiere di Mala Strana, vi è questa piccola isola, nel mezzo della Moldova, un tempo la zona era rinomata per i suoi mulini, dove le donne andavano a lavare i propri vestiti.

Di quelli antichi mulini oggi vi è rimasto solo uno: il Mulino del Gran Priore che, dopo un accurato restauro, si può ammirare nella sua grandezza con l’imponente ruota dal diametro di 8 metri.

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L’isola di Kampa, conosciuta anche come la “Piccola Venezia di Praga”, un luogo meraviglioso con nobili edifici settecenteschi, suggestive piazzette, case color pastello, deliziosi giardini ricchi di fiori e tanti ristorantini, di sicuro un luogo estremamente romantico.

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Qui sorge anche un piccolo, ma curatissimo parco: il Parco Kampa.

Il luogo ideale per allontanarsi dalla frenesia del centro, ma rimanendo a due passi dal Ponte Carlo. Se siete appassionati di arte moderna, nel cuore del parco potete visitare anche il Kampa Museum, uno dei musei più singolari di Praga, dedicato all’arte moderna europea, che ospita una significativa collezione di opere di Kupka, tra i pionieri dell’Astrattismo e di Gutfreund, uno dei più famosi scultori del paese, appartenente alla corrente del cubismo.

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Passeggiando all’interno del parco di Kampa mi imbatto in tre mastodontiche sculture di David Cerny opere, che escono totalmente dagli schemi.

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Tre bambini che gattonano con tatuato al posto del volto un codice a barre che gli nasconde i connotati: un’aperta critica dell’autore allo frenato consumismo che pervade la nostra società.

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E’ tempo di ritornare tra le stradine del quartiere di Mala Strana, in direzione della torre della Chiesa di San Nicola.  Qui a Praga non solo i nomi delle strade sono simile e alcune impronunciabili, ma vi sono addiritture due chiese con lo stesso nome e c’è il rischio di confonderla con la Chiesa di San Nicola che sorge, invece, nella Città Vecchia.

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Da qui prenderò il mitico Tram 22 che mi condurrà al Castello di Praga. La cosa che ho amato di Praga è che i suoi tram sono estremamente puntuali e anche di notte il trasporto pubblico non si ferma.

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3) Quartiere di Hradčany (“Castello di Praga”)

Visitare il Castello di Praga è come avventurarsi in una favola. E’ il più grande castello a corpo unico del mondo, con una superficie di quasi 70.000 metri quadrati, e dal 1918 è anche la Residenza ufficiale del Presidente della Repubblica Ceca.

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Ha ospitato per secoli le personalità più importanti della storia europea, dai sovrani boemi agli Imperatori del Sacro Romano Impero.

Non fatevi, pero, ingannare dal nome: il castello di Praga non ha la tipica struttura fortificata medioevale con merli e torrette. E’ piuttosto un insieme di grandi piazze, cortili, giardini e palazzi nobiliari.

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Fu, infatti, il primo nucleo abitato della città: una magnifica testimonianza di come potesse essere organizzata nel medioevo il borgo e la vita del regno. All’interno delle mura ospita tra gli altri l’Antico Palazzo Reale, la Cattedrale di San Vito, la Basilica di San Giorgio e il Vicolo d’Oro.

Sebbene l’ingresso al castello sia gratuito, per visitare gli edifici posti al suo interno è necessario acquistare uno dei due percorsi disponibili. E così dopo aver passato i controlli di sicurezza, che nonostante le lunghe file sono scorrevoli, acquisto il Percorso B, quello che mi permetterà di visitare l’Antico Palazzo Reale, la Cattedrale di San Vito, la Basilica di San Giorgio e il Vicolo d’Oro.

Dall’esterno la Cattedrale di San Vito, un capolavoro architettonico in stile tardo gotico al quale si aggiungono elementi rinascimentali e barocchi, mi colpisce per i decori e le guglie della stupenda facciata, ma è al suo interno che resto incantata dal gioco di luci, colori e riflessi, create dalle alte vetrate.

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Vicolo d’oro

Lasciandomi alle spalle la Cattedrale di San Vito, proseguo la visita del Castello, che è talmente immenso che per visitarlo con calma occorre una giornata intera, non prima di aver assaggiato la famosa salsiccia di Praga mi dirigo verso il Vicolo d’oro (Zlatá ulička), una stradina famosissima dove tra le diverse casette, dai colori vivaci vi è il civico 22 la casa dove Kafka visse per un po’ di tempo, durante il primo conflitto mondiale.

Con le sue basse casette, affiancate l’una all’altra, dai colori pastello ammiccanti, oggi questo vicolo è uno dei più caratteristici e amati di Praga.

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Queste casette fatte costruire alla fine del XVI secolo, come residenze delle Guardie Reali, in seguito furono abitate da orafi (da cui la via prende il nome). È conosciuta anche come “Via degli Alchimisti”, in virtù di una leggenda secondo la quale qui sarebbero vissuti anche degli alchimisti che, per volere del sovrano Rodolfo II d’Asburgo, cercarono di tramutare il ferro in oro.

In questa strettissima via vi sono soltanto sedici case, alcune alte poco più di un metro, ma si respira tutta l’atmosfera misteriosa e magica di Praga.

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In nove di queste casette vi sono allestite delle esposizioni permanenti che documentano la vita nel vicolo negli ultimi cinque secoli, tra cui l’officina dell’orefice, una taverna, la casetta dell’erborista, o l’abitazione del signor Kazda, appassionato di cinema, che riuscì a mettere in salvo dalla censura nazista migliaia di film e documentari cechi, qui sono infatti conservate cartoline d’epoca e un archivio di pellicole.

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Le restanti casette sono state trasformate in negozi di souvenir e di riproduzioni di armi medioevali.

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Per i più avventurosi nel negozio di armi, al prezzo di poche corone, è possibile tirare a segno con un’autentica balestra (e portare a casa, come ricordo, il foglio del bersaglio).

Se durante il giorno è un brulicare di persone, è al tramonto, poco prima della chiusura, che si può ammirare il Vicolo d’oro in tutta la sua bellezza.

Immersa in questo luogo senza tempo, le ore corrono via veloce.

Mentre scendo la vecchia scalinata del Castello che mi ricondurà alla fermata del tram ammiro straordinarie vedute panoramiche della Città Vecchia (Staré Město), del Piccolo Quartiere (Malá Strana), della Residenza estiva Belvedere e del vigneto di san Venceslao. Secondo la leggenda, questo è il vigneto più antico del paese, San Venceslao, patrono della patria, era solito coltivare la “vigna del Signore”

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Dopo la lunga giornata trascorsa tra le stradine di Mala Strana e il Castello di Praga, ritorno al mio hotel, situato proprio a Nové Mesto, il quartiere di cui andrò alla scoperta la mattina seguente. L’ Hotel Caesar Prague, ospitato in un raffinato edificio in stile Art Nouveau, vista la sua ottima posizione, permette con una piacevole passeggiata di raggiungere le principali attrazioni della città.

20190606_192422-01.jpegSarà per lo stile delle camere, un po’ fuori dal tempo, con quei riferimenti all’antica Roma (vi è addirittura una riproduzione a grandezza naturale della famosa Bocca della Verità), ma questo hotel è in perfetto stile con la fiabesca e romantica città di Praga

Per tutta la durata del mio soggiorno mi sono sentita, veramente a casa.

4) Nové Mesto (“La Città Nuova”)

All’indomani dopo una ricca colazione dolce, a base di dolci tipici praghesi, e salata, come si usa in tutto il Nord Europa, sono pronta per andare alla scoperta di Nové Mesto. Dal punto di vista architettonico è il quartiere il più eclettico, un mix di stili, tra i quali predomina l’Art Noveau e il moderno.

Nové Mesto è, anche, il quartiere dall’anima più commerciale di tutta Praga, qui si trovano moltissimi negozi, locali, ristoranti, hotel e Casinò. Il centro simbolico di questo quartiere è Piazza Venceslao.

Piazza Venceslao

Dopo una breve passeggiata mi ritrovo in questa piazza che trasuda di storia, ma che ad un primo sguardo ricorda più un boulevard parigino.

PSX_20190623_104047-01.jpegUn enorme viale, in pendenza, lungo 700 metri e largo 60 metri, su cui si affacciano imponenti palazzi tra cui il Grande Hotel Europa, un pregevole palazzo in stile liberty di colore giallo, ma anche grandi magazzini, hotel, ristoranti e che termina con la possente mole del Museo Nazionale di Praga in stile neorinascimentale.

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La piazza è diventata famosa per essere stata il luogo simbolo della Primavera di Praga (di quel rinnovamento politico e sociale che ebbe inizio nel gennaio 1968 in Cecoslovacchia con la salita al potere Dubček, il quale promosse diverse riforme, non solo dei mezzi di stampa, ma anche delle manifestazioni del libero pensiero, apertamente in contrasto con la politica dell’Unione Sovietica che in quegli anni controllava il popolo cecoslovacco. Nel giro di pochi mesi, però, la stagione di riforme fu repressa militarmente con l’invasione armata delle truppe dell’Unione Sovietica).

La piazza divenne, così, il centro delle proteste studentesche contro il regime sovietico che culminarono nel gesto estremo di Jan Palach, uno studente di filosofia, che nel 1969 si diede fuoco proprio in questa piazza, in segno di protesta contro l’occupazione russa.

Ancora oggi, poco lontano dalla statua equestre, raffigurante San Venceslao, protettore della patria, che troneggia sulla piazza, vi è una semplice croce di ferro a ricordo di Jan Palach e della sua voglia di libertà.

20190606_130039-01.jpegUn luogo sicuramente ricco di significato, passeggiare qui, significa passeggiare nella storia, toccare con mano gli avvenimenti storico-politici più importanti di Praga e di tutta la Repubblica Ceca.

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Mi allontano da Piazza Venceslao con una maggiore consapevolezza e ritorno sui miei passi in direzione Moldova: entro in un moderno centro commerciale, il Centre Quadrio, attaccato proprio alla metro, e qui nel cuore della struttura, tra negozi alla moda, bar e ristoranti, vi è un’altra opera di David Černý, lo stesso autore delle sculture dei bambini giganti, che ho incontrato nel Parco di Kampa.

Testa di Kafka

L’opera, installata nel 2014, è una delle diverse statue sparse per la città a ricordo di uno dei più illustri padri della letteratura: Franz Kafka, il cui nome è legato indissolubilmente alla città. Tanto che qui è comune sentir dire che “Kakfa era Praga e Praga era Kafka”. Un’enorme testa gigante, alta circa 11 metri e del peso di circa 45 tonnellate,composta da 42 strati di acciaio riflettente che si muovono in maniera indipendente, ruotando continuamente, ricostruendo da un lato e poi dall’altro della piccola piazzetta, il volto di Franz Kafka.

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L’opera rivela in maniera brillante la tormentata personalità di Kafka e gli inesorabili dubbi che lo afflissero per tutta la vita.

Uno spettacolo che mi ruba solo qualche minuto, eppure è l’ennesima conferma che Praga sia capace, passo dopo passo, di stupirmi.

Mosaic House

Alcune delle sorprese di Praga, sono davvero imprevedibiliA pochi passi dal centro commerciale dove è stata installata la testa di Kafka mi ritrovo, infatti, a passeggiare in una foresta di funghi altissimi e colorati che sono l’ingresso della Mosaic House, solo più tardi scoprirò essere un ostello di design, ecocompatibile, ricco di installazioni non solo all’esterno, ma anche al suo interno.

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In questo angolo di Praga, le sorprese non sono ancora finite, il tempo di girarmi, alzare gli occhi e notare una sagoma nel cielo: una bizzarra statua di un uomo con una valigetta appeso ad un ombrello (un’opera dell’artista Michal Trpák, conosciuta anche come “Slight Uncertainty”).

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Potrebbe sembrare un’opera che voglia trasmettere leggerezza e spensieratezza, ma se si nota l’espressione ritratta dell’uomo si scorge, invece, tutta la tristezza e l’instabilità della crisi economica che ha colpito tutto il mondo e che l’artista vuole denunciare attraverso le sue opere.

Oramai sono ore che cammino per Nove Mesto, eppure è da questa mattina, che non vedo l’ora di vedere dal vivo la famosissima Casa Danzante, simbolo per eccellenza della Praga moderna, che al suo interno ospita una galleria d’arte, un bar con terrazza panoramica e un hotel.

Casa Danzante

Percorro solo alcune centinaia di metri ed eccola, in un incrocio piuttosto trafficato, con l’immancabile Moldova che scorre placida, la Casa Danzante: realizzata in uno stile a metà tra il surrealista e il decostruttivista, si presenta come due palazzi distinti, dalle forme sinuose, che ricordano una coppia di ballerini.

La Casa Danzante è conosciuta, infatti, anche come la casa di Ginger & Fred, il mitico duo di ballerini formato da Fred Astaire (il palazzo in pietra) e Ginger Rogers (il palazzo in vetro) che sembrano stringersi in un abbraccio durante un passo di danza.

Se aspettate qualche minuto, potreste avere, anche, la fortuna di immortalare questa singolare struttura, che svetta fra gli eleganti e austeri palazzi di Praga, al passaggio di uno dei suoi tanti tram.psx_20190612_142159-e1563521529274.jpg

E’ quasi l’ora di cena e dopo aver macinato tutto il giorno chilometri su chilometri, non c’è modo migliore di concludere la giornata se non davanti uno strepitoso piatto di gulash, in un piccolo, ma tipico locale ceco, scovato quasi per caso, con vista proprio sulla Casa Danzante. 

Quando scende la sera e si accendono le luci dei lampioni e dei palazzi, Praga diventa pura magia. Gli incantevoli edifici, sapientemente illuminati, regalano emozioni difficili da dimenticare. E la Casa Danzante è sicuramente uno di questi!

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Il mio soggiorno a Praga è quasi giunto al termine, all’indomani nel pomeriggio ho un aereo che mi riporterà a casa, ma decico di trascorrere le ultime ore, nel quartiere ebraico di Praga, la cui anima sono sicuramente le sue numerose sinagoghe.

5) Josefov (Quartiere Ebraico)

Vorrei avere più tempo per poter visitare meglio il quartiere ebraico, lo Josefov, una “città nella città”, che, a inizio del 1400, accolse, la comunità degli ebrei, fino a quel momento allo sbando, senza terra, senza meta. Ma ho a disposizione solo mezza mattinata e così mi dirigo verso una delle sei sinagoghe della città, sicuramente non la più importante, ma la più strabiliante che con il suo stile pseudo moresco mi lascia senza fiato: la Sinagoga del Giubileo, conosciuta anche come la Sinagoga di Gerusalemme.

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Praga continua ancora a sorprendermi.

Statua di Kafka

Passo qualche ora nel quartiere ebraico praghese, a camminare in quelle stesse strade dove un tempo lo stesso Kafka era solito passeggiare e trascorrere le sue giornate, quando mi imbatto, proprio accanto alla facciata principale di un’altra sinagoga del quartiere, la Sinagoga Spagnola, un’altra statua dedicata allo scrittore, un altro dei tanti tributi della città al suo scrittore più famoso. La statua in bronzo rappresenta un uomo a cavalcioni, sulle spalle di un gigante senza volto, e troverebbe ispirazione da uno dei passaggi del romanzo Amerika, scritto da Kafka nei suoi anni giovanili.

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E’ tempo ora di salutare Praga, una città affascinante, magica, ma allo stesso tempo sfuggente, che ad ogni angolo riesce a stupirmi e a suscitare sensazioni contrastanti.

Il suo fascino è molteplice, come un sapiente gioco di matrioske, (le bamboline che benché di origine russa, sono vendute nei tanti negozi di souvenir poichè fortemente legate alla città) è capace di nascondere tra le sue stradine stili di epoche diverse che convivono pacificamente, senza entrare in contrasto tra loro.

Praga è sicuramente una di quelle capitali in cui vorrei tornare, perché sono certa che potrei scoprire un altro suo volto, ancora diverso, ma sempre ricco di fascino.

 

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